L’importanza degli small data per le piccole medie imprese

Come può crescere una piccola azienda utilizzando i dati? Raccogliendo e analizzando small data: ecco alcuni esempi di metodi e tecniche efficaci.

I dati per le aziende possono fare la differenza in termini di crescita del business e creazione di nuove opportunità. Questo vale non solo per le grandi multinazionali ma anche per le piccole e medie imprese. Conoscere quali dati utilizzare, come leggerli e come costruire sulla base di queste informazioni delle strategie efficaci è fondamentale per avere un buon ritorno sull’investimento.

Ecco quali sono gli approcci per utilizzare gli small data in maniera vincente.

Il caso di Mailchimp: un aiuto alle imprese con i big data

Mailchimp è noto per offrire soluzioni di email marketing anche alle piccole imprese, ma forse non tutti sanno che la piattaforma è anche un importante attore nel mondo dei big data. Sul back-end di Mailchimp, infatti, ci sono petabyte di dati dei suoi clienti, resi anonimi ma comunque disponibili per essere analizzati.

La piattaforma usa il proprio modello di apprendimento automatico basato sui big data di modo da dare alle piccole imprese un parametro di confronto. Queste ultime, infatti, possono paragonare le proprie prestazioni con le medie compilate dalla base dei dati dei clienti di Mailchimp. In questo modo è possibile individuare delle aree di miglioramento che possono essere utili per incrementare le vendite online. In pratica Mailchimp sta cercando di offrire alle piccole e medie imprese i vantaggi del machine learning basato sui big data, unendo gli small data che queste aziende hanno a disposizione.

Il caso di Proof Analytics: quando i dati diventano un GPS aziendale

Un altro approccio strategico ai dati viene da Proof Analytics. Il metodo è quello di attingere al flusso di dati in tempo reale, di modo da avere una maggiore attendibilità dei risultati e rendere i piccoli dati simili a un GPS. In questo modo è possibile apportare delle modifiche e risolvere eventuali problemi in real time, prendendo in tempo reale delle strade alternative che possono rappresentare la giusta via per le piccole imprese.

Il caso di HubSpot: l’importanza degli small data per buoni contenuti

Lavorare con gli small data dovrebbe essere abbastanza familiare per le aziende: i piccoli dati sono infatti sempre presenti, anche se non si sta usando una piattaforma o un servizio per la loro analisi. Secondo Scott Brinker, VP Platform Ecosystem di HubSpot i dati riguardano meno l’algoritmo, quando piuttosto la qualità di un contenuto. Con i dati è infatti possibile riuscire a prevedere quale potrebbe essere il messaggio migliore per produrre una risposta efficace nei clienti.

I maketer dovrebbero utilizzare un modello per l’analisi di small data piuttosto che un algoritmo di big data, di modo da avere un’idea precisa di chi sia il cliente. Un esempio in questo senso viene dal NPS, ovvero il Net Promoter Score. Si tratta di un raccoglitore di feedback che provengono dai pop-up di sondaggi in cui viene chiesto ai clienti di valutare un servizio o un prodotto su una scala da 1 a 10. Un metodo questo che può fornire small data, che però possono fare la differenza per il business di una piccola impresa.

Un’altra tecnica è l’A/B test, che prevede la creazione di due differenti offerte per vedere quale delle due ottiene la reazione migliore da parte del cliente. In questo modo è possibile ottimizzare la conversione partendo da una base di piccoli dati, e non di big data.

Small data o big data?

Uno dei rischi principali legati ai big data è che soffochino loro stessi per via dell’enorme mole di informazioni che raggruppano al loro interno. Tendenzialmente è molto più facile infatti avere a disposizione dei piccoli dati e non dei big data, soprattutto se si tratta di aziende piccole o medie.

Dall’altra parte però un grande set di dati produce dei risultati analitici e praticamente oggettivi che è altamente improbabile che vengano influenzati da valori anomali. I campioni di dati di piccole dimensioni, al contrario, sono vulnerabili invece di fronte a questi valori. Il rischio è di arrivare quindi a delle conclusioni fuorvianti che possono avere un’influenza eccessiva sui risultati e sulle strategie aziendali.

Le piccole aziende devono quindi essere in grado di trovare un equilibrio fra l’impiego di big data e small data, per riuscire a mettere in atto strategie di successo per il proprio business.

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Perché un’analisi SEO è come un’indagine di mercato?

Un’analisi SEO permette di avere una panoramica completa su numerosi elementi fondamentali per far funzionare il business: scopri quali!

Un’analisi SEO o Audit SEO è un fattore rilevante per qualsiasi tipo di business, che influisce tanto sull’attività online quanto su quella offline.

Avere una panoramica su un prodotto o un servizio serve infatti per avere dati a disposizione con cui l’azienda è in grado di prevedere le potenzialità dei mercati e, di conseguenza, poter definire quali sono le opportunità e gli investimenti da portare avanti.

Ma perché l’analisi SEO è così essenziale? Come mettere le basi per aumentare la propria visibilità online? Quali sono le tipologie di Audit SEO che si possono fare?

Analisi SEO, la sua importanza strategica

L’analisi SEO, se ben impostata, è capace di dare all’azienda le evidenze sulle ricerche effettuate online, sui paesi potenzialmente più rilevanti in cui investire e sui competitor di settore. Con un Audit SEO si possono prendere decisioni data driven, nonché pianificare una strategia aziendale sia online che offline di successo.
Grazie a un’analisi SEO l’azienda riesce quindi a:

  • capire come i prospect, ovvero i potenziali clienti, si informano sul web e come cercano il prodotto o servizio offerto;
  • conoscere in quali aree geografiche, siano esse paesi, regioni o città, viene effettuato il maggior numero di ricerche sul prodotto/servizio;
  • avere chiari quali sono i competitors di settore, che strategie online adottano e come si posizionano sul mercato e sui motori di ricerca.

Tutti questi punti portano di conseguenza alla definizione di una strategia di marketing guidata dai dati, alla concentrazione del budget pubblicitario online, ma anche offline, nelle zone geografiche più potenziali e all’identificazione di fattori distintivi e caratteristici del prodotto/servizio offerto che possono fare la differenza rispetto ai competitor.
Con un’analisi SEO le aziende possono mettere in luce inoltre qual è lo stato del loro sito web, di modo da comprenderne i punti di forza e le aree di miglioramento in relazione al posizionamento dei siti dei competitors sui motori di ricerca.
Un’analisi SEO del proprio sito web andrebbe fatta periodicamente, come una sorta di tagliando per verificare che tutto stia funzionando nel modo corretto o se sono presenti invece eventuali criticità su cui intervenire tempestivamente.

Le tipologie di analisi SEO

Come anticipato in precedenza un Audit SEO può riguardare diverse aree di competenza. In particolare:

Analisi SEO del mercato di riferimento: ha lo scopo di individuare quali sono le ricerche sul prodotto o servizio nel paese di riferimento e fornisce anche indicazioni sui principali paesi del mondo per interesse del mercato. In questo modo è possibile individuare le parole chiave più usate e le zone del mondo in cui sono presenti maggiormente i prospect.

Analisi SEO della stagionalità: in una buona strategia di marketing è fondamentale considerare anche la stagionalità. Questo vale per alcuni prodotti o servizi e una simile analisi permette di individuare quali sono i periodi dell’anno in cui è importante rafforzare la presenza online e offline.

Analisi SEO delle keywords: con questa ricerca si possono individuare le query e le parole chiave ottimali con cui ottimizzare i contenuti del proprio sito web, secondo la logica volume di ricerca e difficoltà di posizionamento.

Analisi SEO dei competitors: questa analisi serve per comprendere come si sta muovendo il mercato e quali sono le tendenze. L’analisi può essere svolta sia su competitors già noti sia sui siti che si posizionano meglio per il mercato di riferimento.

Partendo dalla parola chiave per cui i competitors si posizionano meglio è possibile quindi avere una chiave di lettura per capire quali sono i prodotti/servizi su cui puntano maggiormente e per quali ricevono maggiore traffico al sito, e di conseguenza su cosa si basa principalmente il loro fatturato.

Un’analisi SEO è quindi essenziale per riuscire ad avere una panoramica completa sulle ricerche degli utenti in relazione al prodotto/servizio offerto, su quali mercati puntare e su come si stanno muovendo i competitors.

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E-commerce per il retail: ecco 5 trend da non perdere nel 2021

Quali sono le previsioni per il settore del retail nel 2021? Un solo grande imperativo: la digitalizzazione di questo mercato.

Il settore della vendita al dettaglio ha subito grossi cambiamenti e un’accelerazione nello sviluppo delle tecnologie digitali a seguito della pandemia da Covid-19. Sì perché da un giorno con l’altro i consumatori si sono ritrovati a dover modificare il proprio modo di fare acquisti, e di conseguenza anche i rivenditori hanno dovuto ripensare le logiche degli scambi di merci. 

 

 

In base a un sondaggio condotto dall’Euromonitor International a novembre il 72% dei lavoratori nel commercio al dettaglio avrebbe affermato che la crisi avrebbe comportato un’accelerazione di uno o due anni nei loro piani di digitalizzazione, mentre per il 21% questa numerica sale addirittura a tre anni.

Per venire incontro alle rinnovate esigenze del mercato e dei consumatori i rivenditori del retail hanno quindi giustamente intensificato le strategie di e-commerce: sei pronto a scoprire quali sono le tendenze in questo ambito per il 2021 secondo quanto indicato da Forbes?

1. E-commerce, avanti tutta

Proprio la digitalizzazione è uno dei passaggi cruciali e fondamentali a cui il mondo del retail si dovrà adeguare sempre più velocemente. Sempre stando a quanto riportato dall’Euromonitor International, infatti, è stato stimato che il 17% dei beni nel 2021 verrà acquistato online: quasi il doppio rispetto al 2016.

Nel 2020, a livello globale, l’acquisto di merci acquistate su e-commerce è aumentato del 24%, mentre le vendite in negozio sono calate del 7%. La pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che accelerare questo passaggio al digitale, rendendo sempre più dei clienti affezionati coloro che, una volta ritrovatisi chiusi in casa, hanno cominciato a fare acquisti online.

Per il futuro Euromonitor prevede che fra il 2020 e il 2025 il tasso di crescita annuo dei beni acquistati via e-commerce salirà del 9,5%. Sempre entro il 2025 poi, l’azienda di ricerche di mercato ha previsto che le vendite online rappresenteranno il 21% della spesa totale al dettaglio.

2. Parola chiave ottimizzazione

L’ottimizzazione è e sarà sempre di più il fulcro dello sviluppo delle vendite retail online. Sono già diversi i mercati che lo scorso anno si sono posizionati in modo da gestire un maggior volume di traffico sull’e-commerce per il prossimo futuro. Secondo l’E-commerce Readiness Model dell’Euromonitor International, infatti, il mercato retail a livello globale potrebbe sostenere più di 77,7 miliardi di dollari di vendite generate dall’e-commerce, senza andare a espandere o modificare la propria infrastruttura.

La crescita è prevista sia in ambiti già noti al mondo online, come l’abbigliamento, che anche a settori meno avvezzi all’e-commerce, come quelli del cibo fresco e delle bevande alcoliche, che si stima abbiano un potenziale di 38,5 miliardi di dollari a livello globale. 

3. Spesa online che passione

La pandemia da Covid-19 ha portato anche un significativo cambiamento nel mondo dello shopping alimentare. A livello globale infatti, lo scorso anno il mercato degli alimentari ha visto un forte incremento nelle vendite online, complici anche le restrizioni e i lockdown a cui sono stati costretti gli abitanti di molti Paesi del mondo. Lo scorso anno l’e-commerce di alimenti e bevande ha visto una crescita del 53%, la più alta rispetto a qualsiasi altra categoria di prodotto.

Sicuramente l’avanzamento del piano vaccinale porterà nuovamente i consumatori all’interno dei negozi di alimentari fisici, ma comunque le vendite online non accenneranno a diminuire, anzi. Secondo l’Euromonitor entro la fine del 2021 il mondo e-commerce di alimenti e bevande vedrà un’espansione dell’8%. In questo scenario i rivenditori di generi alimentari dovranno dare priorità all’efficienza operativa, migliorando i centri di smistamento degli ordini e introducendo la consegna automatizzata.

4. L’America Latina in testa per il retail sugli e-commerce

Per lungo tempo l’America Latina è rimasta tagliata fuori dal mondo del commercio online, per via di diversi fattori sia culturali che strutturali. Con la pandemia da Covid-19 però questa zona del mondo ha visto una crescita esponenziale proprio in questo metodo di vendita: l’America Latina è stato il Paese, secondo l’Euromonitor, con la crescita maggiore rispetto a qualsiasi altra zona del globo, con un aumento del 60% nelle vendite retail tramite e-commerce.

Molti rivenditori hanno utilizzato le piattaforme social, come Facebook, Instagram e WhatsApp per facilitare le interazioni con i consumatori lungo la fase di acquisto, come Walmart, che in Messico ha permesso alle persone di ordinare prodotti via WhatsApp. Questa crescita significativa nella vendita online di beni in questa area del mondo proseguirà anche nel 2021, con un incremento del 16%. La previsione è che sia il Messico a guidare questa espansione, riducendo il divario con il più grande mercato online dell’area, rappresentato dal Brasile. 

5. I cambiamenti per la consegna dell’ultimo miglio

La consegna dell’ultimo miglio ha visto un incremento nei costi a cui si sono affiancate le preoccupazioni per l’ambiente generate dal boom del commercio elettronico. Le strategie di consegna all’ultimo miglio sono state e sono tutt’ora al centro dell’attenzione. 

In questo senso i rivenditori si stanno spostando sempre di più verso nuove logiche, come quella del click-and-collect, per cui viene chiesto ai consumatori di recuperare gli articoli in luoghi specifici. O ancora si fa ricorso alla robotica high-tech, che consegna i prodotti o gli alimenti direttamente a casa del consumatore. 

La digitalizzazione del mondo del retail non è ormai più solo un eco lontano e distante, che è possibile ignorare. Con la pandemia questa esigenza di rivoluzionare le logiche e le tecnologie della vendita al dettaglio sono diventate impellenti e sempre più presenti, e lo saranno sempre di più negli anni a venire.

L’e-commerce per la tua attività retail ti sta aspettando! 

Growth hacking per l’e-commerce

Il growth hacking suona come qualcosa di difficile, quasi un dominio esclusivo delle startup. Ma le startup che hanno sfruttato al meglio il growth hacking, come Airbnb e Spotify, hanno utilizzato queste  tattiche al meglio e sono diventati alcuni dei marchi più grandi e conosciuti al mondo. Scopriamo come hanno fatto e come queste tattiche si possono applicare all’e-commerce.

Qualsiasi azienda, di qualsiasi dimensione, in quasi tutti i settori, può fare lo stesso. Richiede solo un po’ di creatività.

E mentre le strategie di growth hacking per l’e-commerce possono impiegare tattiche tecniche (ovvero, digitali, basate sulle prestazioni web o SEO), alcune delle azioni di accompagnamento più efficaci sono di base e personali, mentre altre possono essere generali e non mirate.

Quando si costruisce un piano di marketing per l’e-commerce, alcuni dei touchpoints e delle conversioni più significativi che le aziende possono generare derivano dall’aggiunta di un tocco personale o semplicemente dall’essere più visibili nel mondo. Il successo deriva dalla ricerca del giusto mix di tattiche di growth hacking per la tua azienda.

Uno dei migliori consigli di marketing per l’e-commerce che puoi applicare è non escludere mai nulla.

Che si tratti di una campagna di marketing e vendita end-to-end completamente integrata o semplicemente di aggiungere una nota scritta a mano in ogni ordine del cliente, il growth hacking consiste nel trovare ciò che funziona per te, grande o piccolo che sia.

Dovrebbe contribuire a un aumento salutare delle vendite o del numero di lead di qualità e promuovere la fidelizzazione dei clienti, ovvero ridurre l’abbandono in modo che la crescita rifletta la crescita reale piuttosto che recuperare il terreno perso.

Che cos’è il growth hacking per l’e-commerce?

“Growth hacking” è un termine frainteso. Molte agenzie creative, società di marketing digitale e sedicenti guru del growth hacking lo definiranno in modo più restrittivo possibile, invece di adattarlo a tutti i business.

E sebbene il growth hacking non sia casuale come un approccio “lancialo contro il muro e vedi cosa si attacca”, sebbene proverai una serie di cose diverse e potenzialmente nuove, merita una definizione più completa.

Il growth hacking

Abbiamo precedentemente definito il growth hacking come segue:

“Il growth hacking è esattamente quello che sembra: i tuoi sforzi di marketing, indipendentemente da ciò che sono, dovrebbero innanzitutto essere concentrati su come raggiungere la crescita, ad es. nuovi lead, registrazioni, iscritti, conversioni, clienti, vendite, ecc. “

Il growth hacking per l’e-commerce

Estendendo questa definizione precedente in modo più specifico alla vendita online, il growth hacking per l’e-commerce applica l’intera gamma di iniziative di marketing pertinenti e tattiche di crescita a una data strategia di growth hacking per aumentare le vendite dell’ecommerce e altri indicatori delle prestazioni.

La strategia per la crescita ci riporta ancora una volta alle basi:

  • sfidare le tue ipotesi esaminando i dati sulle prestazioni
  • acquisire un pubblico più approfondito o dati sui clienti per ottenere una migliore comprensione delle loro esigenze
  • mappare i loro percorsi e identificare un profilo di cliente ideale

Senza questi fondamenti, è difficile prendere decisioni basate sui dati su tutto, dalle tattiche di acquisizione dei clienti a come e dove commercializzare i tuoi prodotti o servizi.

Growth hacking: i soliti sospetti

Poiché l’approccio standard è di solito una serie di esperimenti rapidi e veloci, la spina dorsale del growth hacking è stata di natura digitale. Un approccio esclusivamente digitale è spesso troppo restrittivo, ma è la chiave del mix e quindi importante da comprendere e abbracciare.

Alcune tattiche di hacking della crescita digitale popolari ed efficaci includono (ma non sono limitate a):

  • Home page o landing page personalizzate
  • Testimonianze e recensioni di clienti reali
  • A/B test di tutti gli elementi visivi e di contenuto
  • Exit intent popup
  • Acquisizione continua delle email
  • Live chat
  • Analisi user experience, ad es. tempi di caricamento della pagina, ecc.
  • Offerte di sconti / coupon per acquisti ripetuti
  • Programmi fedeltà e vantaggi con offerte esclusive

Queste e molte altre attività e test genereranno molti dati e aiuteranno a ottimizzare la copertura e il successo della campagna. Se fatti correttamente, sono gli attrezzi d’oro in qualsiasi cassetta degli attrezzi di e-commerce marketing. Tuttavia, non è sufficiente.

La cosa sorprendente del growth hacking è che non è tutto digitale. Alcuni dei migliori suggerimenti per l’ottimizzazione dell’e-commerce che abbiamo visto avere successo si trovano a due estremità dell’estremo offline.

Growth hacking sorprendente: due tattiche opposte ma ugualmente da considerare

Il percorso del cliente dell’e-commerce è notoriamente difficile da mappare. I viaggi dei clienti sono notoriamente tortuosi, in quanto non sono lineari, non sempre completamente online, attingono a più dispositivi e talvolta possono essere di natura intermittente.

Questa complessità rende difficile non solo creare modelli di attribuzione accurati per ottenere un quadro migliore di dove i clienti “convertono”, ma quali tipi di attività di marketing richiedono un’azione: cosa fanno i clienti prima di “convertire”? Ciascuno di questi passaggi può contribuire in modo significativo alla conversione finale; ponderare adeguatamente la loro influenza è un suggerimento chiave per potenziare la crescita dell’e-commerce.

Analizziamo più a fondo questa complessità e vediamo come gli sforzi di growth hacking possono essere a due estremità opposte, sia nella forma che nei risultati, ma ugualmente super efficaci!

Rendi il tuo messaggio personale

Abbiamo chiarito il punto: il potenziamento delle strategie di marketing online basate sui dati può comportare numerose tattiche offline. I meno costosi e più efficaci di questi includono tocchi personali e attenzione personalizzata.

Può trattarsi di qualsiasi cosa, dall’inclusione di una nota personale scritta a mano scritta per accompagnare ogni ordine al momento della spedizione, all’inserire un piccolo gettone, come una caramella prodotta localmente, all’interno dell’ordine.

Questi piccoli passaggi sono enormi fattori di differenziazione che consentono al cliente di sapere che c’è un essere umano dall’altra parte della transazione che lo vede come un individuo e si preoccupa della sua attività.

Pensa in grande

All’altra estremità troviamo una tattica sicuramente molto più costosa dei tocchi più personali del growth hacking, anche se entrambe mirano ad acquisire un pubblico molto più ampio. Queste attività non solo attingono ad alcuni dei comprovati vantaggi del marketing, come la creazione di consapevolezza e visibilità, ma rafforzano anche il brand.

Abbiamo visto aziende di e-commerce, ad esempio, sfruttare il potere della pubblicità televisiva locale. La visibilità e il marchio non sono sempre top-of-mind quando si pensa al growth hacking, ma a volte la crescita dipende dal nome o dal riconoscimento visivo di un determinato marchio.

Growth hacking: scegliere il giusto mix

Le tattiche di marketing online e offline possono essere preziose per supportare le strategie di growth hacking dell’e-commerce.

Il trucco è ottenere il giusto mix e riconoscere che questo può mutare, quindi è sempre un lavoro in corso.

Scegliere il giusto mix dipenderà dal target a cui ti stai rivolgendo, da cosa vuoi che facciano, da cosa vuoi ottenere per poi testare, misurare e ottimizzare le strategie di marketing online e offline.

Sei pronto a scegliere il tuo mix di growth hacking? Proviamo a parlarne insieme? CONTATTACI!

 

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