Carrello abbandonato: come recuperare le vendite con l’email marketing

Come impostare una mail del carrello abbandonato

Il carrello abbandonato è uno dei problemi più comuni che gli e-commerce si trovano spesso ad affrontare. Un utente visita il sito web, aggiunge i prodotti al proprio carrello ma non conclude l’acquisto. Le email di carrello abbandonato possono essere uno strumento molto efficace per recuperare le vendite che non sono andate a buon fine.
Ma come impostare le mail? La messaggistica nelle e-mail del carrello abbandonato è abbastanza semplice. Di seguito ti forniremo uno schema della struttura di base:

  • Oggetto
  • Testo introduttivo
  • Articoli rimasti nel carrello
  • Offerta o sconto
  • Pulsante di pagamento o invito all’azione (CTA)
  • Recensioni
  • Testo di chiusura

Sebbene questo schema sia utile se stai inviando un’e-mail di carrello abbandonato, potresti prendere in considerazione una campagna ad hoc per le e-mail di recupero del carrello con una serie di e-mail automatizzate. In questo caso, dovresti attivare un workflow e capire quali azioni attuare a seguito di ogni trigger.

Creare un workflow

Il nostro consiglio è quello di seguire una sequenza di tre email per tentare di riconquistare i clienti e testare varie tattiche per aumentare il tasso di recupero del carrello. Per impostare un workflow del carrello abbandonato, potresti seguire questo schema:

Email 1: Promemoria carrello (inviato poche ore dopo l’abbandono del carrello)

Email 2: Follow-up (inviata qualche giorno dopo)

Email 3: Sconto promozionale (inviato pochi giorni dopo l’email due)

Se un cliente dovesse recuperare il carrello subito dopo la prima mail, è inutile inviare le altre due. Dunque, utilizza un trigger obiettivo così da evitare che chi completa l’acquisto riceva email irrilevanti. Inoltre, una volta che il cliente avrà recuperato il carrello, il contatto diventerà cliente e potrai utilizzare i dati personali per inviare mail personalizzate con offerte e opportunità di upselling e cross-selling.

Best practice

Sia che tu invii un’e-mail o implementi una campagna, ci sono alcune best practice da tenere a mente quando pianifichi un’e-mail di carrello abbandonato. Per esempio:

  • Tempistica: invia le e-mail del carrello abbandonato entro poche ore dall’abbandono del carrello da parte di un cliente. Ad esempio, se qualcuno non completa l’acquisto, potresti inviare un’e-mail di carrello abbandonato da tre a cinque ore dopo che ha lasciato il tuo sito senza completare un acquisto.
  • Personalizzazione: le email del carrello abbandonato devono essere personalizzate in base al cliente a cui le stai inviando includendo gli articoli che sono stati lasciati nel carrello e indirizzandoli per nome.
  • CTA: l’e-mail del carrello abbandonato dovrebbe incoraggiare i clienti a completare l’acquisto. Ad esempio, l’invito all’azione potrebbe essere qualcosa come “Acquista ora” o “Vai al mio ordine”.
  • Copywriting: il copy deve essere conciso, semplice ma avvincente. Un ottimo copywriting è abbastanza interessante da invogliare qualcuno a completare il proprio acquisto.
  • Riga dell’oggetto: la riga dell’oggetto dovrebbe essere abbastanza interessante da indurre le persone ad aprire l’e-mail. Ad esempio, l’utilizzo di qualcosa come sconti, umorismo o domande potrebbe incuriosire il cliente abbastanza da fare clic. Se desideri includere un’offerta promozionale, la riga dell’oggetto potrebbe essere qualcosa come “20% di sconto su tutti gli acquisti”.

Indubbiamente ci sono molti approcci diversi all’e-mail del carrello abbandonato. Ti suggeriamo di fare degli A/B test per vedere cosa funziona per il tuo pubblico. Preferiscono le email personalizzate? Sconti? Testo umoristico? È importante scoprirlo. Le e-mail del carrello abbandonato aumentano il grado di coinvolgimento dei tuoi clienti in ogni punto di contatto fidelizzandoli.

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E-mail marketing: perché utilizzare le email transazionali

E-mail transazionali: cosa sono

Esistono diversi tipi di e-mail di marketing che puoi inviare ai tuoi contatti. A seconda di quali siano i tuoi obiettivi e le tue esigenze aziendali, potresti inviare newsletter, e-mail basate sul comportamento, e-mail di promozione, e altro ancora. Tutte queste opzioni sono valide, tuttavia molti esperti di marketing trascurano un particolare tipo di e-mail in grado di ottenere tassi di conversione piuttosto elevati: l’e-mail transazionale.

Le email transazionali fanno riferimento alle comunicazioni che si ricevono a seguito di un acquisto per la conferma di ordini o pagamenti, oppure a seguito di cambi di password o l’aggiornamento dei propri dati personali. Questi messaggi vengono attivati ​​da un’azione specifica intrapresa dai tuoi contatti e possono anche essere utilizzati per informare i contatti su come completare quella particolare azione. Ad esempio, se dovessi iscriverti a un webinar, compileresti un modulo e poi riceveresti un’e-mail transazionale, che ti fornirebbe le informazioni di accesso pertinenti per partecipare. 

Tipologie di email transazionali

Esistono diverse tipologie di email transazionali, di seguito elencheremo le principali:

  • conferma della creazione dell’account
  • welcome email
  • conferma d’ordine
  • tracciamento ordine
  • fatture e ricevute
  • ripristino della password

Le email transazionali sono uno dei tipi di comunicazione più efficaci con cui coinvolgere i tuoi potenziali clienti. Gli utenti sono molto reattivi nei confronti delle email transazionali perché li aiutano a completare un’azione. Come marketer, puoi facilmente trarre vantaggio da questa dinamica includendo CTA altamente personalizzate nelle tue e-mail di ringraziamento per sfruttare il fatto che il lead è già attivamente coinvolto con il tuo brand.

Suggerimenti per migliorare le tue email transazionali

1) Usa e-mail di ringraziamento semplici ma dirette 

Puoi rendere le e-mail transazionali la prima parte di un flusso di lavoro più complesso di nutrimento dei lead in modo da poter controllare quali altre comunicazioni riceve il contatto, continuando a coltivarle nel tempo e spostarle attraverso il tuo funnel di vendita e marketing. 

2) Ottimizza le tue email di ringraziamento

Questa parte è fondamentale. Includi inviti all’azione (CTA) e implementa Smart CTA che si adattano ai tuoi singoli destinatari di email. Le Smart CTA sono CTA dinamiche che cambiano automaticamente in base alla persona che le visualizza. 

3) Integra le tue email con i social media 

Come già accennato, uno dei principali vantaggi delle e-mail è che possono essere inoltrate e condivise, permettendoti di raggiungere un pubblico molto vasto. Incoraggia questa condivisione delle tue e-mail rendendo estremamente facile per i destinatari condividere i tuoi contenuti e-mail. Includi pulsanti/link di condivisione dei social media e invita i tuoi contatti a inoltrare il messaggio ad altri così da ampliare il bacino di utenti che intendi raggiungere. 

E tu, usi e-mail di ringraziamento? 

Video Marketing: le tendenze del 2022

Le tendenze emergenti del video marketing per il 2022 che dovresti conoscere

I video hanno spopolato nel 2020 quando la pandemia ha costretto a rinunciare agli eventi di persona. Oggi, anche se la vita sta tornando alla normalità, la domanda degli utenti verso i contenuti video live è in costante aumento. La possibilità di registrare dei video e caricarli sul proprio profilo social si è affermato come un modo essenziale per i brand per restare in contatto con i consumatori. In particolare, gli utenti dimostrano un interesse maggiore verso i contenuti in diretta. Su Facebook, ad esempio, gli utenti guardano i video in diretta 3 volte più a lungo rispetto ai video preregistrati e i contenuti live generano 6 volte più interazioni. I brand dunque hanno l’opportunità di aumentare l’engagement e ottenere un maggiore vantaggio competitivo sfruttando questa tendenza.

1. Video ottimizzati per la ricerca

La SEO non è una novità, ma per quanto riguarda i video ottimizzati per la ricerca? Una ricerca di mercato ha dimostrato che i video hanno una probabilità 53 volte maggiore di comparire in prima pagina rispetto ad altre tecniche SEO tradizionali e lo stesso Google ora inserisce frammenti di video accanto al 26% dei risultati di ricerca ed è molto più probabile che gli utenti facciano clic su di essi. Quindi, come puoi utilizzare i video per ottimizzare i risultati dei motori di ricerca? Concentrati su tre aree: pertinenza, coerenza e ottimizzazione del back-end. Innanzitutto, assicurati che tutti i tuoi video abbiano un obiettivo chiaro in mente, è importante che sappiano rispondere alle domande degli utenti e che forniscano contenuti utili e interessanti da guardare.

2. Vlog

Sappiamo che lo storytelling è uno dei modi più efficaci per entrare in contatto con i consumatori, sviluppare la personalità del tuo brand e coinvolgere il tuo pubblico e i vlog, o video blog, si rivelano un ottimo strumento per raccontare queste storie. I vlog sono molto utilizzati anche dagli influencer: puoi trovare vlog su qualsiasi argomento, dalla genitorialità allo sport, alla cura degli animali domestici, ai viaggi. Secondo Think with Google, i vlog di viaggio ottengono un coinvolgimento sociale 4 volte maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di contenuto di viaggio su YouTube. I vlog sono una grande opportunità per creare una connessione umana tra i membri del tuo team e il tuo pubblico, mostrare la personalità del tuo brand e coinvolgere gli utenti.

3. Storie sui social

Le storie sui social media offrono moltissimi modi per interagire con gli utenti. Su Instagram ad esempio, le storie hanno completamente cambiato il modo in cui condividiamo le foto e sono un ottimo strumento per fare marketing. Infatti, possono essere utilizzate per invitare gli utenti a scoprire o acquistare i propri prodotti o servizi, inserire dei link che rimandano direttamente al sito web oppure usare la funzione “domande” per interagire con il pubblico e pubblicare sondaggi per capire qual è la loro opinione.

4. Video AR/VR

I contenuti AR e VR sono già in circolazione da un po’, ma stanno finalmente trovando la loro strada nel marketing video mainstream poiché la tecnologia sta diventando più accessibile e i consumatori richiedono contenuti sempre più interattivi. Guardando al futuro, i brand dovranno essere pronti a incorporarlo nelle loro strategie di marketing video poiché i video tradizionali potrebbero non essere sempre sufficienti. La pandemia ha accelerato la crescita di AR e VR poiché i brand di tutti i settori lo hanno utilizzato per creare esperienze virtuali. I negozi al dettaglio offrivano un “prova prima dell’acquisto” virtuale, gli operatori sanitari hanno utilizzato AR e VR per la diagnostica autoguidata e gli insegnanti hanno tenuto gli studenti coinvolti con giochi e attività basati su AR e VR. Proprio come con i video dal vivo, la nostra visione su quali tipi di esperienze possono essere virtuali si è trasformata nell’ultimo anno e mezzo ed è improbabile che i consumatori vogliano rinunciare alla comodità e all’accessibilità fornite da queste opzioni virtuali. AR e VR potrebbero non sostituire mai completamente l’esperienza di persona, ma sono sicuramente un’alternativa molto valida.

5. Video silenziosi

I marketer oggi stanno creando video appositamente per essere guardati in silenzio. Perché? Perché la maggior parte dei video su Facebook (circa l’85%) viene guardato senza audio. Infatti, l’80% dei consumatori dichiara di avere una reazione negativa quando un annuncio riproduce un suono forte inaspettatamente. Le persone guardano video sui loro smartphone ovunque vadano: nelle sale d’attesa affollate, sui mezzi pubblici, nelle aule e persino durante le riunioni. Ciò significa che se vuoi che le persone rimangano a guardare i tuoi contenuti, devi ottimizzarli per la visualizzazione silenziosa. La buona notizia è che la maggior parte delle volte, tutto ciò che serve è l’aggiunta di sottotitoli per mantenere le persone coinvolte. Le persone guardano gli annunci con sottotitoli in media il 12% in più rispetto ai video senza sottotitoli.

Quindi i video possono essere dei validi strumenti da includere all’interno della tua strategia di marketing ma non possono essere l’unico driver di successo per un’azienda. I brand necessitano di una solida strategia di marketing completa e di contenuti accattivanti per ottenere buoni risultati.

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Come risolvere i problemi di indicizzazione

Problemi di indicizzazione: come risolverli

L’indicizzazione è l’attività tecnica che precede il posizionamento e che mostra se una pagina è stata presa in considerazione, analizzata e memorizzata da Google. Creare un sito web e pubblicare con costanza contenuti online non garantisce alle pagine di essere visualizzate tra i risultati di ricerca. Infatti, i web crawler selezionano tutti gli URL che visitano e decidono quali inviare all’indice. Tuttavia, si possono verificare alcuni problemi di indicizzazione che impediscono alle pagine o ai siti web di essere visualizzati correttamente.

Si possono individuare molteplici cause che impediscono a Google di indicizzare correttamente le pagine web, in questo articolo ti forniremo le indicazioni per risolverli e tornare ad avere visibilità sul motore di ricerca.

Tempo di attesa

Il primo aspetto da considerare è il tempo. Infatti, i tempi di indicizzazione non sono immediati, a volte servono giorni o addirittura settimane prima che una risorsa venga aggiunta all’elenco. Dunque, attendi sempre almeno una settimana dall’invio di una Sitemap o dalla richiesta di indicizzazione.

Assenza del nome del dominio

Spesso succede che si utilizzi l’URL sbagliato per un contenuto o si verifichi un’erronea impostazione su WordPress e questo comporta l’assenza di un nome di dominio. Questo problema può essere risolto facilmente attraverso una verifica dell’indirizzo web.

Verifica che il tuo sito web inizi con “https://xxx.xxx”, qualcuno potrebbe digitare un indirizzo IP invece di un nome di dominio e essere reindirizzato al sito dunque controlla che il reindirizzamento sia configurato correttamente. Per fare ciò, potresti aggiungere redirect 301 dalle versioni WWW delle pagine ai rispettivi domini e assicurati di avere un nome di dominio.

Un problema simile potrebbe verificarsi se il sito è indicizzato con un dominio diverso o con sottodominio, ad esempio con http://example.com invece che https://www.example.com.

Contenuti di scarsa qualità

A impedire l’indicizzazione può essere anche la scarsa qualità dei contenuti. Un contenuto per poter essere considerato di qualità, infatti, deve rispondere alle domande dell’utente (implicite o esplicite), fornire informazioni o avere un punto di vista diverso da quelli proposti da altri siti.

Pessima user experience

Un altro aspetto da considerare riguarda l’user experience. Un sito web deve essere responsive, coinvolgente e user-friendly per garantire un sistema di navigazione fluido e semplice da usare, soprattutto a seguito dell’introduzione della Page Experience tra i fattori di ranking.

Problemi tecnici

Tra i principali problemi tecnici troviamo:

  • un linguaggio di programmazione troppo complesso
  • javascript utilizzato in maniera errata
  • blocchi nel file robots.txt
  • impostazioni nei meta tag robots
  • mancato invio di sitemap

Quindi, per fruire di un buon posizionamento sul motore di ricerca, oltre a dedicare tempo alla cura di contenuti, alla SEO tecnica e alla gestione dei link, è importante tenere in considerazione l’indicizzazione per consentire al sito e alle pagine di raggiungere un buon livello di qualità e competere sul motore di ricerca.

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Conversational marketing: caratteristiche e vantaggi

Conversational marketing: cos’è

Il conversational marketing è un approccio di marketing che si basa sulla conversazione tra l’azienda e i clienti. Sostenere un dialogo con i propri clienti consente di creare relazioni profonde, conoscere e rispondere tempestivamente ai loro bisogni. Infatti, ciò che genera maggiori vendite è la capacità di creare un’emozione, instaurare un rapporto con il proprio target di riferimento e personalizzare le loro esperienze di acquisto.

Gli strumenti del conversational marketing

Il conversational marketing viene spesso erroneamente associato solo alla live chat ma in realtà si compone di molteplici strumenti. La connessione con i clienti, infatti, avviene attraverso piattaforme diverse che danno la possibilità agli utenti di interagire con l’azienda in qualsiasi momento.

  • Social Media
    Sempre più persone si rivolgono alle pagine ufficiali o si servono di messaggi privati per comunicare con le aziende, chiedere informazioni e ricevere assistenza.
  • Live chat
    La live chat si rivela un’opzione perfetta per interagire con i clienti nel momento in cui mostrano interesse rispetto ai prodotti o ai servizi offerti. è un canale di comunicazione molto efficace che consente di automatizzare il processo di risposta e può essere connessa direttamente con un membro dell’assistenza per ricevere informazioni e consigli in tempo reale.
  • Chatbot
    I chatbot sono programmi software che sono in grado di gestire conversazioni riproducendo il linguaggio naturale, possono essere programmati con messaggi predefiniti e offrono la possibilità di essere reperibili a qualsiasi ora del giorno. Inoltre, i chatbot possono convertire lead guidando l’utente verso determinati servizi, alcuni sono programmati per capire il motivo per cui gli utenti abbandonano il loro carrello senza che la transazione vada a buon fine e altri servono per comprendere il livello di soddisfazione degli utenti raccogliendo informazioni sugli utenti, sulle loro abitudini e preferenze di consumo.

Caratteristiche del conversational marketing

Per ottenere dei risultati soddisfacenti è necessario ottimizzare continuamente la tua strategia. Di seguito elencheremo tutto ciò che non dovrebbe mai mancare per avviare un conversational marketing di successo:

  • Accessibilità: dare la possibilità ai clienti di avviare facilmente una conversazione.
  • Reperibilità 24/7: gli utenti potrebbero incontrare un problema in qualsiasi momento della giornata, dunque la possibilità di mettersi in contatto h24 con l’azienda è molto apprezzata.
  • Efficienza: fornire ad una moltitudine di clienti lo stesso servizio contemporaneamente.
  • Personalizzazione: ogni problema o richiesta dovrebbero essere affrontati nel minor tempo possibile e customizzata per ciascun cliente.
  • Empatia: l’empatia fa sentire i clienti compresi e apprezzati. Prima di fornire una risposta, bisognerebbe accertarsi di aver compreso il problema e successivamente fornire una soluzione.

Vantaggi

Il conversational marketing può aiutarti a:

  • Aumentare il numero di lead generati dal sito
  • Incrementare le opportunità di vendita
  • Migliorare l’esperienza di navigazione

Scopri come adattare l’approccio del marketing conversazionale alla tua strategia e raggiungere i tuoi obiettivi di business! CONTATTACI!

Universal Analytics e il passaggio definitivo a GA4

Universal Analytics: cosa succede dopo il 1° luglio 2023

Le proprietà Universal Analytics standard non raccoglieranno più dati a partire dal 1° luglio 2023. Tuttavia, fino al 1° luglio 2023 potrai utilizzare Universal Analytics e continuare a raccogliere dati. Dopo questa data potrai continuare a usare UA per almeno sei mesi ma si renderà necessario il passaggio a Google Analytics 4.

Se il tuo account Google Ads e la proprietà Universal Analytics sono collegati, ricordati che i dati di Universal Analytics non verranno più trasmessi a Google Ads, dunque esegui la migrazione dei collegamenti, importa le conversioni e aggiungi i segmenti di pubblico di GA4 a una campagna o a un gruppo di annunci. Per sfruttare tutte le funzionalità di GA4, accedi a Google Ads e importa le conversioni assicurandoti di rimuovere gli obiettivi che avevi impostato su Universal Analytics per evitare di avere conversioni duplicate.

Google Analytics 4: cos’è e come usarlo per aumentare le conversioni sul tuo sito web

GA4 è l’ultimo degli upgrade di Google, è il nuovo software di misurazione e tracciamento che propone agli utenti un approccio più interattivo e basato su parametri diversi. I dati che vengono raccolti riguardano le interazioni degli utenti e la loro condotta online, dunque i passi che compie l’utente prima di giungere alla conversione diventano fondamentali. L’attenzione che viene posta nei confronti degli utenti comporta di conseguenza una maggiore categorizzazione degli eventi.

Con GA4 sarà possibile identificare 4 macro-tipologie di eventi:

  1. eventi raccolti in automatico (lingua, localizzazione)
  2. eventi di misurazione avanzata (download, ricerche, scroll)
  3. eventi raccomandati (login, acquisti, condivisioni)
  4. eventi personalizzati

Le principali differenze tra UA e GA4

Il passaggio da UA a GA4 evidenzierà 3 principali differenze:

  • la modalità di tracciamento: si passerà da un sistema basato sulle sessioni (Universal Analytics) a un sistema basato sugli eventi (GA4). Questo significa che verranno tracciati tutti i singoli eventi compiuti da un utente su un sito web o app.
  • reportistica: GA4 semplificherà la modalità di erogare report dando la possibilità di creare report più specifici e dettagliati attraverso l’Analysis Tab.
  • unica proprietà: tra le novità più sorprendenti troviamo anche la possibilità di configurare il cross domain tracking direttamente dal pannello admin dello strumento. Questo ti consentirà di unificare in un unico datastream i dati di due o più domini differenti. Infatti, su GA4 sarà possibile avere una visione olistica delle interazioni degli utenti sia sul sito web che sull’app mobile, unendo le attività cross-device e ottenendo così una visiona olistica delle interazioni degli utenti. Inoltre, grazie all’apprendimento automatico si potranno avere informazioni più approfondite sul comportamento dei clienti e sulle loro abitudini d’acquisto. Un’altra novità riguarda le sessioni che potranno essere personalizzate mettendo in evidenza le metriche preferite.

Risulta evidente che GA4 offra un ambiente di lavoro e funzionalità più avanzate e rappresenta il futuro su cui convergere l’intero sistema di tracciamento. Hai ancora dei dubbi?

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Core Web Vitals: cosa sono e come misurarli

Core Web Vitals: cosa sono

I Core Web Vitals, o Web Vitals, sono l’insieme di metriche relative a velocità, reattività e stabilità visiva. Questi parametri costituiscono un fattore di ranking che l’algoritmo di Google prende in considerazione ai fini del posizionamento di siti e pagine sul web. L’ingresso dei Core Web Vitals nel ranking di Google dimostra ancora una volta quanto sia importante mettere l’utente al centro e garantire una buona User Experience.

I Core Web Vitals sono 3:

  • Largest Contentful Paint (LCP): misura i tempi di caricamento delle pagine. Per garantire all’utente una buona esperienza di navigazione, i siti dovrebbero riuscire a caricare il contenuto di una pagina entro i primi 2,5 secondi.
  • First input delay (FID): misura l’interattività, ovvero il tempo che intercorre prima che un utente possa fare un’azione sulla pagina. Per avere un buona UX, il tuo sito dovrebbe avere un FID inferiore a 100 millisecondi.
  • Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva ovvero la variazione dello spostamento imprevisto del layout del contenuto della pagina. Si dovrebbe avere un punteggio CLS inferiore a 0,1 per garantire una buona UX.

Di seguito analizzeremo queste metriche più nel dettaglio.

Largest Contentful Paint (LCP)

Questa metrica valuta la performance di caricamento delle pagine su un sito web. Nel dettaglio, vengono valutati:

  • Elementi di tipo immagini <img>
  • Elementi di tipo immagini <image> dentro a elementi di tipo <svg>
  • Elementi di tipo video <video>
  • Elementi di immagini in background caricati attraverso la funzione url () che si usano dentro i CSS
  • Elemento di blocco (Block-level) che contiene testo o altri elementi

Vengono penalizzati i contenuti invasivi come titoli, immagini, video, banner pubblicitari e pop-up molto grandi.

FID (First Input Delay)

Il tempo che intercorre tra la prima interazione di un utente con una pagina del sito e il momento in cui il browser risponde all’azione viene misurato e valutato dal cosiddetto “First Input Delay”. La capacità e la velocità di risposta al primo input dell’utente, infatti, vengono considerati da Google elementi cruciali per garantire una buona usabilità del sito web e modellare l’impressione generale della qualità di navigazione.

CLS (Cumulative Layout Shift)

Il CLS è il risultato di due componenti: componente d’impatto e componente di distanza. La componente d’impatto è un valore che si misura in percentuale e si riferisce allo spazio occupato da un elemento nella finestra e quello che occupa dopo il suo spostamento. La componente di distanza è la distanza maggiore che un elemento instabile ricopre nel riquadro durante lo spostamento diviso per la dimensione più grande della finestra. Il prodotto di queste due componenti espresse in percentuale dovrebbe dare 0,1.

Come migliorare i core web vitals

Per migliorare i core web vitals si dovrebbero apportare alcune azioni correttive, tra cui: ridurre le dimensioni della pagina a meno di 500 KB; limitare il numero di risorse presenti in pagina a 50; valutare l’introduzione di AMP (Accelerated Mobile Pages), un framework HTML ottimizzato per la navigazione web mobile che ha lo scopo di aiutare le pagine web a caricarsi più velocemente.

L’ottimizzazione di questi fattori ti consentirà di:

  • ottenere maggiori visite di pagina e maggiore traffico al tuo sito
  • avere sessioni di navigazione più lunghe 
  • ridurre il bounce rate
  • aumentare la soddisfazione degli utenti e di conseguenza avere più possibilità di conversione

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Consent Mode: cos’è e come implementarlo

Cos’è il consent mode

Il GDPR e la conseguente richiesta di consenso per il trattamento dei propri dati ha fatto in modo che gli utenti siano più attenti a condividere i propri dati e tutelino maggiormente la propria privacy.

La normativa infatti, prevede che gli utenti debbano scegliere se accettare due tipologie di tracciamenti:

  1. Statistici: permettono di verificare l’utilizzo del sito da parte degli utenti
  2. Profilanti: raccolgono informazioni per fini pubblicitari

Google per sopperire a questo problema ha lanciato la funzionalità Consent Mode che consente di ottenere informazioni in maniera anonima e cookieless, in linea con la scelta espressa dall’utente sul banner dei cookie.

Come integrare il Consent Mode

Il Consent Mode può essere integrato con Google Analytics, Google Ads e Floodflight tenendo separato il tracciamento statistico da quello pubblicitario e si basa sulla presenza di una CMP (Consent Management Platform) dalla quale riesce a ricavare le categorie di cookie accettate o rifiutate dall’utente grazie alle azioni dell’utente stesso sul banner cookie. In base al consenso dell’utente, vengono registrate informazioni anonime che riguardano la visualizzazione della pagina e/o eventuali parametri presenti nell’URL riguardanti le campagne di provenienza.

L’implementazione del Consent Mode consente una raccolta dati molto più granulare soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità dei dati provenienti da campagne di advertising, fortemente influenzate dalla dismissione di cookie di terza parte e dai blocchi relativi alla privacy. Infatti, quando gli utenti non accettano i cookie di terze parti, le piattaforme pubblicitarie ricevono molti meno dati rispetto a quelli raccolti in precedenza. Questo si traduce in un numero inferiore di dati e, il più delle volte, imprecisi. Grazie al consent mode è possibile registrare gli atterraggi sul sito anche degli utenti che non interagiscono con il banner o negano il consenso. Inoltre, vengono registrate conversioni legate a Google Ads anche nel caso in cui l’utente non accetti i cookie profilanti. Un altro aspetto positivo riguarda la raccolta da parte di Google dei dati che verranno utilizzati sulle sue piattaforme per creare modelli previsionali, utili per attivare il machine learning quando i cookie di terze parti verranno dismessi da ogni browser.

Le piattaforme di gestione del consenso compatibili con il Consent Mode sono:

  • Cookiebot
  • Iubenda
  • OneTrust
  • Osano
  • Sourcepoint

Come funziona il Consent Mode

Per gestire i cookie relativi all’analisi e alle campagne pubblicitarie sul tuo sito, Google ha introdotto due tipi di consenso:

  1. analytics_storage: determina il comportamento dei cookie analitici sul tuo sito web in base al consenso dato dall’utente. Se gli utenti non dovessero concedere il consenso ai cookie analitici, il tuo sito web riceverebbe comunque dati di base come: orario delle visite al tuo sito web, user agent ovvero se gli utenti sono atterrati sul tuo sito web, referrer e dunque un’indicazione sul modo in cui l’utente è arrivato sul tuo sito web.
  2. ad_storage: regola il comportamento dei cookie di marketing sul tuo sito web a seconda dello stato del consenso scelto dall’utente. Quindi non verrà più mostrata pubblicità mirata basata sul tracciamento dei dati personali ma il tuo sito web mostrerà pubblicità contestuale basata su dati anonimi. Inoltre, nel caso in cui un utente non abbia accettato i cookie relativi al marketing, la Consent Mode consentirà di misurare le conversioni relative a una specifica campagna a livello aggregato, e non più a livello di singolo utente.

Google ha dichiarato che: “in media, il Consent Mode recupera più del 70% delle conversioni provenienti dagli annunci Google Ads che andrebbero perse a causa delle scelte di consenso degli utenti“.

Quindi, grazie al Consent Mode, tutti i parametri dei tag relativi alla profilazione dell’utente (necessari, statistici, marketing) potranno essere gestiti in modo automatico e potranno modificare il loro comportamento nel caso in cui gli utenti decidessero di cambiare i propri consensi in un secondo momento. Il nostro consiglio è quello di installare questa funzionalità con l’aiuto di un partner tecnico preparato e previo confronto con il proprio DPO per garantire una raccolta dati più precisa e accurata, evitare la perdita di dati e allo stesso tempo assicurare il rispetto della privacy agli utenti.

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Cookieless: come prepararsi a uno scenario senza cookie

Cookieless: il futuro dell’advertising

Google ha annunciato che nel 2023 eliminerà gradualmente i cookie di terze parti all’interno di Chrome. Questo cambiamento segna un avvenimento molto importante perché i cookie di terze parti consentono di raccogliere delle informazioni preziose sugli utenti riguardanti il suo comportamento online e le sue abitudini di acquisto. I primi ad essere coinvolti da questo cambiamento saranno proprio i team di marketing digitale che si affidano da anni ai cookie per comprendere il comportamento degli utenti. D’altra parte però, per molti consumatori il fatto che i professionisti del marketing e gli inserzionisti tengano traccia della loro attività online con cookie di terze parti è diventato controverso,  sollevando il problema della tutela della propria privacy.

Alcune aziende, tra queste Apple e Google, hanno già iniziato a eliminare gradualmente il supporto dei cookie nei loro browser e questo è un segnale forte che sottolinea la necessità da parte dei team di marketing ad adattare le loro strategie per la raccolta di dati, migliorare l’esperienza utente e allo stesso tempo assicurarsi che gli annunci vengano visualizzati dal target corretto.

In un contesto cookieless, si dovranno dunque individuare nuovi metodi per tracciare le conversioni e comprendere i comportamenti dell’utente senza utilizzare i suoi dati.
Di seguito ne riportiamo alcuni:

Dati di prima parte

In un mondo senza cookie, disporre di dati di prima parte sarà sempre più cruciale. Dunque sarà necessario trovare il modo per ottenere informazioni sugli utenti che navigano il tuo sito web o acquistano sul tuo e-commerce. Ad esempio, un sito di e-commerce potrebbe chiedere di raccogliere i dati del consumatore, come nome, indirizzo email e canale di riferimento, durante il checkout. Nel fornire queste informazioni, il cliente acconsentirà a fornirti dati di prima parte molto preziosi che potranno essere utilizzati da te per per continuare a offrire un’esperienza utente personalizzata e prevedere le tendenze comportamentali future.

Riassumendo, il primo passo è ottenere il consenso e ottenere la fiducia dei tuoi clienti. Man mano che ci allontaniamo dai cookie, il monitoraggio e il remarketing diventeranno sempre più difficili e costruire relazioni solide con i clienti sarà fondamentale per raggiungere i tuoi obiettivi.

Universal ID

L’universal ID è un identificatore personale per ogni utente che tiene conto di tutti i suoi dispositivi. L’utilizzo dell’universal ID porta con sé numerosi vantaggi:

  • Migliore user experience: le pagine web vengono caricate più velocemente grazie alla riduzione dei pixel attualmente richiesti per superare le limitazioni dei cookie.
  • Maggiore precisione nel processo di identificazione di un utente
  • Conoscenza dell’utente multi-dispositivo

E-mail marketing

Per ottenere dati di prima parte, concentrati sui canali di marketing che non richiedono cookie (soprattutto cookie di terze parti) per il targeting e il monitoraggio. L’e-mail è un ottimo esempio poiché è guidato da una delle informazioni più preziose sui clienti (il loro indirizzo e-mail). Grazie a questo potente strumento, sarai in grado di fornire contenuti altamente pertinenti e accattivanti senza fare affidamento sui cookie per l’identificazione dei clienti.

Il settore dell’advertising dovrà dunque adattarsi ad un futuro senza cookie e dovrà dimostrare di essere in grado di fornire soluzioni di targeting nel rispetto della privacy degli utenti.

Scopri come impostare la strategia più adatta ai tuoi obiettivi di business! CONTATTACI!

Loyalty program: come fidelizzare i propri clienti

Loyalty program: cos’è

Un programma fedeltà, o programma premio, è una strategia di marketing che premia i clienti fedeli che comprano spesso da un brand. L’obiettivo è costruire relazioni durature e di qualità con i propri clienti, personalizzare le esperienze di acquisto e accrescere la loro soddisfazione.

Esistono diverse tipologie di programmi fedeltà, qui di seguito ne riporteremo alcune delle più utilizzate.

Tipologie di programmi fedeltà

  • Il programma a punti

Il sistema a punti si basa sul principio che più il cliente spende e più punti può ottenere. Ogni volta che un cliente fa un acquisto, ottiene un certo numero di punti a seconda della spesa.

  • Il programma a pagamento

Un programma a pagamento invita gli utenti a iscriversi ad un abbonamento mensile o annuale e in cambio il brand riconosce agli utenti dei benefici esclusivi per i suoi membri.

  • Il programma di beneficienza

Non tutti i programi fedeltà includono sconti, nel caso in cui si decidesse di optare per un programma di beneficienza, potresti pensare di creare un programma che vada a sostenere delle associazioni che promuovano dei valori che rispecchiano il tuo brand. Ad esempio, se promuovi il benessere degli animali o dell’ambiente e fai utilizzo di prodotti ecosostenibili, potresti pensare di creare un programma di beneficenza che vada a sostenere associazioni ambientaliste.

  • Il programma a livelli

Il sistema a livelli viene costruito sull’idea che più fedeli sono i clienti al proprio brand e più elevati saranno i premi che riceveranno. Tra i premi più comuni troviamo: omaggi, premi esperienziali e vacanze, gift card, buoni, sconti su transazioni future.

  • Il programma a progressi

Questo tipo di programma ha come obiettivo primario quello di avvicinarsi agli utenti e incoraggiarli a fare dei progressi attraverso il programma fedeltà. Se un tuo prodotto aiuta i tuoi clienti a raggiungere i propri obiettivi o a superare delle sfide, saranno più propensi ad acquistare da te. Questo avviene perché alle persone piace sempre legare il proprio successo alla persona o al brand che li ha aiutati a raggiungere i propri obiettivi. Ad esempio, se gli utenti riescono ad imparare una nuova lingua grazie a un software, questo spingerà gli utenti a fidelizzarsi al brand perché attribuiscono i loro successi ad esso.

  • Il programma community

Questo programma si fonda sulla costruzione di una community online in cui gli utenti si riconoscono nella condivisione di interessi comuni e possono interagire liberamente tra di loro scambiandosi idee, feedback e consigli. In questo modo, avrai accesso a informazioni cruciali per correggere o migliorare aspetti del tuo prodotto e saprai in tempo reale quello che gli utenti pensano del tuo brand!

  • Il programma su abbonamento

I clienti cercano la convenienza, dunque incentiva i clienti a preferire l’abbonamento piuttosto che un singolo acquisto. Se riuscirai a offrire i tuoi prodotti su abbonamento, potrai incrementare il lifetime value del cliente.

Vantaggi

L’implementazione di programmi fedeltà consente di:

  • ridurre il churn rate
  • migliorare il tasso di retention
  • aumentare lo scontrino medio di ciascun cliente
  • acquisire dati sul comportamento d’acquisto e di consumo dei propri clienti, attraverso i dati raccolti le aziende riescono a profilare i loro clienti e andare incontro alle loro esigenze
  • individuare nuove modalità di accrescimento del valore per il cliente e per l’impresa
  • attivare campagne clusterizzate e customizzate di comunicazione omnicanale
  • trasformare i clienti in brand ambassador, migliorando la brand advocacy
  • stimolare il cliente fidelizzato ad acquistare dall’azienda nuovi prodotti anche a fronte di un premium price

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Server Side Tagging: cos’è e come funziona

GTM Server-Side

Il Server Side Tagging (SST) è il nuovo sistema di collegamento che consente di implementare un container GTM lato server e non più lato client. Il lato client e il lato server sono i due modi per raccogliere e fornire dati, ma ogni approccio ha i rispettivi vantaggi e svantaggi. La consegna dei dati lato client viene comunemente eseguita tramite tag, uno dei modi più popolari per trasmettere dati dalle pagine Web. Questo tipo di tracciamento prevede che il browser dell’utente (client) invii dati direttamente a un server. Il metodo viene utilizzato per raccogliere e condividere i dati dal tuo sito Web ai fornitori di tecnologie di marketing ed è indicato come gestione dei tag. La gestione dei dati lato server invece fa riferimento alla modalità con cui un pixel o un tag invia dati al tuo server web (o a un diverso tipo di server), quindi il tuo server web passa quei dati al sistema/server di destinazione. Questi dati potrebbero essere utilizzati da una piattaforma di marketing automation, uno strumento di personalizzazione o un altro tipo di sistema di esecuzione. GTM Server-Side nasce con l’obiettivo di alleggerire la parte client e trasferire queste operazioni sul server. Un grande vantaggio è che, trovandosi sul server, il container può ricevere dati da fonti diverse: siti web, app, dispositivi internet of things e così via.

Vantaggi del monitoraggio lato cliente

  • Dati contestuali: il monitoraggio lato client ha il vantaggio di avvenire sul dispositivo dell’utente, fornendo accesso diretto a dati specifici dell’utente, come cookie, parametri URL, user agent, referrer e indirizzo IP. Raccogliendo sul client, puoi facilmente raccogliere e tenere traccia di tutte queste informazioni da utilizzare per attivare altre azioni. Dati come i cookie sono comunemente usati per il targeting degli annunci.
  • Facilità di implementazione: il monitoraggio lato client ha anche un vantaggio quando si tratta di installazione.
  • Più economico: i costi di trasmissione dei dati per il monitoraggio lato client sono generalmente inferiori. La trasmissione lato server comporta costi più elevati a causa dell’utilizzo di risorse di fornitori di terze parti nel cloud anziché nel dispositivo dell’utente di destinazione.

Come funzionano i tag client-side di GTM

Ogni sito web in aggiunta ai contenuti (page content) forniti dal web server dispone di un GTM (Tag Manager web container) installato. Il Tag Manager attiva dei Tag che a loro volta richiamano dei servizi che risiedono in server esterni. Tutte le chiamate sono create e gestite dal browser stesso ma per far sì che questo accada, ogni Tag nelle pagine del sito deve aggiungere una serie di librerie JavaScript per poter eseguire le diverse chiamate ai servizi esterni.

Cos’è il Client

Il Client è il sistema di collegamento tra il contenitore web (dove ci sono i vari tag di Google Analytics, Facebook, etc.) e il contenitore Server. Nel caso specifico del tracking, è il device che l’utente sta utilizzando ed è il browser che l’utente usa per navigare. Il tracciamento Client-Side è gestito dal JavaScript eseguito dal browser. Il contenitore Web, attraverso i propri Tag Client-Side invia le informazioni al contenitore Server che a sua volta intercetta i dati attraverso il nuovo elemento Client. Successivamente le informazioni vengono gestite dal Tag Server-Side che si occuperà di comunicare direttamente con i servizi esterni (Google Analytics, Facebook, etc.) trasferendo le informazioni in questione.

Vantaggi del monitoraggio lato server

  • Maggiore affidabilità dei dati: il monitoraggio lato server è generalmente più affidabile perché l’ambito della gestione dei dati è notevolmente ridotto e l’organizzazione può esercitare un maggiore controllo sulla trasmissione.
  • Migliore accuratezza dei dati e migliore performance del dispositivo: il monitoraggio lato server ha anche il vantaggio di rimuovere il carico di elaborazione dal dispositivo di un client e di spostarlo nel cloud. Ciò si traduce in meno lavoro per il dispositivo del client, che può portare a un aumento delle prestazioni dell’applicazione e del dispositivo. Un’applicazione più veloce che consuma meno batteria migliora l’esperienza del cliente e può migliorare notevolmente i tassi di conversione.

Come si implementa il Server-Side?

Il tracciamento Server-Side può essere implementato grazie a:

  • Integrazioni (plugin) dei CMS
  • Programmatore che scrive codice nel server usando le API
  • Servizi esterni server-side
  • Google Tag Manager Server-Side

Perché implementarlo?

  • Aumenti il ranking SEO
  • Dati più accurati
  • Sicurezza dei dati

Tuttavia, questa nuova tecnologia non va a sostituirsi all’attuale funzionamento di Google Tag Manager Client-Side. Infatti nelle piccole e medie realtà, un sistema di tracciamento Server-Side potrebbe essere molto oneroso sia a livello di tempo che di risorse tecniche ed economiche da investire per la sua gestione e ottimizzazione. Spesso è fondamentale disporre di funzionalità flessibili che siano in grado di soddisfare le pratiche di gestione dei dati tradizionali ed emergenti all’interno della stessa piattaforma e questo dipende anche dalla strategia di digital marketing che si intende perseguire. 

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Cos’é il Geofencing Marketing e come funziona

Cos’è il Geofencing Marketing e come funziona

L’espressione “Geofencing” deriva dall’inglese “geo fence”, in italiano perimetro, e viene utilizzata per far riferimento ad un perimetro virtuale associato a un’area geografica del mondo reale. Il geofencing utilizza dispositivi capaci di determinare la propria posizione, per esempio gli smartphone, usati come terminali di un location-based service (LBS). In un servizio di questo tipo, quando un utente entra o esce da un “geo-fence”, il dispositivo oppure il gestore del servizio ricevono una notifica che può essere usata per controllare azioni prestabilite.

Questa tecnica viene utilizzata nel marketing per identificare potenziali clienti in base alla loro posizione e consente di avere informazioni iper-specifiche sugli utenti utilizzando la loro posizione per capire i loro interessi. Attualmente il geofencing viene spesso utilizzato in combinazione con tecniche di geomarketing, per comunicare messaggi informativi/pubblicitari specifici a determinate persone che transitano in un luogo (sia esso un negozio, un hotel, un ristorante e così via).

Come funziona il geofencing?

Il geofencing consente alle app mobile di tracciare i movimenti degli utenti registrati (Android e iOS) all’interno di una precisa area geografica. In questo modo, gli inserzionisti riescono a raggiungere il proprio target di riferimento in precisi touchpoint. Chiaramente queste azioni possono essere compiute solo se la persona identificata ha accettato in precedenza di entrare a far parte del servizio di geofencing. Inoltre, è doveroso specificare che, come tutti i sistemi di Real Time Location System (RTLS), anche i sistemi di geofencing non raccolgono informazioni sensibili legate all’identificazione della singola persona ma i dati raccolti riguardano soltanto l’identificazione dell’IP del telefonino e il relativo posizionamento in uno spazio.

Inoltre, il geofencing può aiutarti a identificare le persone in prossimità della posizione fisica della tua attività e, di conseguenza, a pubblicare annunci più precisi e customizzati. Puoi anche creare campagne con target geografici variabili in base al contesto della ricerca. Un buon punto di partenza sono i consigli sulle parole chiave dello strumento di pianificazione delle parole chiave di Google.

Se intendi implementare il geofencing nella tua strategia di marketing, ci sono alcuni aspetti che dovresti considerare:

  • Non tutte le piattaforme sono così iper-granulari dunque è importante trovare una piattaforma pubblicitaria in grado di indirizzare il livello di granularità di cui hai bisogno.
  • La dimensione del pubblico è importante. L’area che deciderai di monitorare dovrà avere abbastanza dati da utilizzare. Dunque, prima di iniziare, dedica del tempo a capire quale area riceve maggiormente traffico.
  • Integra questi principi nelle tue campagne di ricerca, native e display.
  • Pensa al tuo mercato di riferimento e chiediti: cosa rende unici i miei potenziali clienti? Quali sono le caratteristiche specifiche dei miei potenziali clienti? Sulla base di queste caratteristiche, dove potrebbero essere?

Alcuni consigli per il marketing del geofencing

  • Attira i visitatori verso le tue posizioni aggiungendo geofence nei principali POI (Punti di interesse) come ad esempio: aeroporti, hotel o località turistiche e invia loro notifiche che creino urgenza per convincerli a visitare la tua attività.
  • Chiedi un feedback ai tuoi clienti per avere una migliore conoscenza della tua attività e dell’esperienza in negozio. Non dimenticare di fornire incentivi o premi per convincere a completare il sondaggio.
  • Intercetta i clienti nelle località dei tuoi concorrenti aggiungendo geofence a locali dove sono presenti i tuoi principali competitor. Questa semplice azione ti consentirà di attirare l’attenzione e influenzare il comportamento dei consumatori. Utilizzando questa tattica, puoi anche sapere quale segmento dei tuoi clienti frequenta le attività dei tuoi concorrenti.
  • Implementa azioni di retargeting ai clienti che hanno visitato una località specifica o che hanno interagito con le tue campagne per offrire un’offerta speciale o promuovere il tuo programma fedeltà.

In conclusione, comprendere cos’è il marketing del geofencing e capire come utilizzarlo può aiutarti a indirizzare i potenziali clienti in modo intelligente e mirato e può contribuire ad incrementare il tuo ROAS. Hai ancora dei dubbi?

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