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Cosa significa produrre contenuti di qualità?

Cosa vuol dire produrre dei contenuti di qualità? Quali sono gli elementi che rendono un articolo di valore e perché dedicarsi a questa attività?

I lettori così come i motori di ricerca sono diventati con il tempo sempre più esigenti per quanto riguarda la qualità dei contenuti. Per una strategia di Content Marketing produrre contenuti di qualità è fondamentale per riuscire a ottenere delle buone performance, sia nell’ottica di stimolare l’interesse degli utenti che di posizionarsi fra i primi risultati sui motori di ricerca. 

Ma che cosa significa produrre dei contenuti di qualità? E perché è importante concentrarsi sulla creazione di contenuti editoriali di valore?

 

Contenuti di qualità, cosa sono?

Mentre per gli esseri umani valutare se un contenuto è di qualità o meno significa esprimere un giudizio puramente soggettivo e basato su canoni personali, per i motori di ricerca questi concetti non valgono. 

Agli occhi del Google di turno, infatti, i contenuti possono definirsi di qualità solo se rispettano precisi canoni. Il primo riguarda la coerenza con il topic dell’articolo e l’utilizzo in questo senso di keyword informazionali che sappiano esaurire l’argomento principale.

Ma oltre alla conoscenza delle regole base della SEO Copywriting, per produrre un contenuto che possa definirsi di qualità, bisogna prendere in considerazione anche altri elementi, come:

  • la capacità di comunicare correttamente il contenuto editoriale;
  • il saper creare delle suggestioni e delle emozioni nel lettore e fornirgli informazioni corrette e approfondite;
  • il garantire una User Experience funzionale e positiva;
  • la creazione di un’architettura del contenuto che sia efficace e pensata per il canale utilizzato.

Il motore di ricerca valuta anche la lunghezza e l’esaustività del contenuto: per Google un contenuto lungo è un contenuto di qualità. Anche se negli ultimi anni, con l’arrivo di una lettura sempre più da smartphone e dispositivi mobili, è l’immediatezza a farla da padrona. In questo senso, a livello di strategia editoriale, può aver senso dare spazio sia a contenuti più di approfondimento che ad articoli brevi, concisi ma puntuali.

L’impatto visivo è un altro elemento di qualità per un contenuto: immagini, infografiche, video sono tutti elementi che arricchiscono il contenuto, rendendolo capace di attirare meglio l’attenzione dell’utente e del motore di ricerca. La qualità è anche dettata dall’autorevolezza, dell’affidabilità, dalla precisione e dalla professionalità tanto del sito che ospita il contenuto quanto dell’autore dello stesso.

La leggibilità è un aspetto da non sottovalutare per capire come produrre un contenuto di qualità: mettere in evidenza le parti di testo che possono rispondere immediatamente a un’esigenza degli utenti e sottolineare le parole chiave che il motore di ricerca deve considerare come più rilevanti è di fondamentale importanza per creare un articolo di valore. In quanto tale il contenuto di qualità è capace di portare un valore aggiunto agli utenti che lo leggono e ai motori di ricerca, che possono valutarlo positivamente, facendogli scalare le posizioni della SERP, se risponde alle esigenze dei lettori e rispetta le regole della SEO Copywriting.

Perché produrre contenuti di qualità?

Produrre contenuti di qualità ha senso ed è importante per differenti ragioni:

  • Questi contenuti possono portare traffico qualificato e in target verso il tuo sito web.
  • L’algoritmo di Google premia quei contenuti che reputa di qualità, mentre penalizza quelli di bassa qualità.
  • Più il contenuto è di qualità e più sarà condiviso sui canali social, elemento questo che viene valutato dai motori di ricerca.
  • Gli utenti mostrano interesse verso contenuti ritenuti utili e capaci di rispondere ai loro intenti di ricerca, favorendo l’ottenimento di backlink di qualità.

Insomma, produrre contenuti di qualità deve essere un’attività centrale e di primaria importanza per qualsiasi tipo di strategia editoriale!

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Le 4 tendenze del MarTech per il futuro

Quali saranno le prossime novità nel settore del MarTech previste per il futuro? Ecco le aspettative e le predizioni di Jep Castelstein.

Quando il Marketing incontra la Technology ecco che dà vita al MarTech, la crasi appunto dei nomi di queste due discipline.

Nella pratica il MarTech si caratterizza per essere un insieme di software che vengono usati per gestire e compiere un’analisi di dati (CRM, Customer Relationship Management e Data Analytics), per produrre e archiviare contenuti multimediali (CMS) e per automatizzare le attività (Marketing Automation). Grazie al MarTech si ha la possibilità di offrire ai clienti una Customer Experience personalizzata e omnicanale, capace di fare la differenza sul mercato.

 

Come sarà il futuro del MarTech? Ecco le previsioni e le aspettative di Jep Castelstein, uno dei principali esperti del mondo del MarTech.

1. Niente più CRM al centro

Molte aziende al giorno d’oggi guardano al CRM come una fonte di verità assoluta. Il CRM viene utilizzato come un sistema di registrazione, al cui interno vengono archiviate e conservate informazioni e dati sul cliente e sui suoi comportamenti d’acquisto. Vari reparti aziendali, come quello delle vendite, si rifanno al CRM per impostare qualsiasi loro attività. In realtà la maggior parte dei dati di utilizzo e di alto valore non risiede all’interno del CRM.

I dati su come i clienti utilizzano i prodotto o i servizi vengono generalmente archiviati in un data warehouse. Proprio qui è infatti più semplice riuscire a combinare dati provenienti da fonti diverse, nonché di conseguenza creare dei segmenti di pubblico dinamici e in real time per implementare più velocemente le campagne.

2. La Marketing Automation del futuro e le piattaforme di posta elettronica non avranno database

In futuro quindi gli stessi dati che oggi sono archiviati su sistemi di data warehouse, MAP e CRM verranno archiviati soltanto sulle data warehouse, di modo da avere una sincronizzazione quotidiana e l’aggiornamento di tali informazioni in tempo reale. Questo perché i principali MAP non solo mancano di sistemi di blocco di dati, ma non hanno nemmeno funzionalità di analisi e gestione di tali informazioni per costruire segmenti complessi.

I sistemi di data warehouse poi, sempre secondo Jep, offrono maggiore sicurezza. La sicurezza è infatti un imperativo per i professionisti del marketing, che devono proteggere il consenso dei clienti sia nei confronti delle aziende che dei malintenzionati. I marketer potrebbero quindi essere più sollevati se i MAP non memorizzassero le informazioni dei clienti, ma utilizzassero i data warehouse come principale database.

3. Parola d’ordine, sincronizzazione dei dati

La sincronizzazione dei dati permette l’esistenza di un flusso fra più sistemi tecnologici. Il reparto marketing si adopera sempre di più per raccogliere dati che provengono da differenti piattaforme, di modo da ottenere una panoramica completa sui clienti e sfruttare le informazioni sia per attività online che offline.

Jep sostiene che vedremo in futuro maggiori investimenti nelle data companies, ma anche nuove iniziative da parte dei leader per portare a bordo figure che sanno gestire e interpretare i dati.

4. Scavare in profondità nei dati

Un quarto trend futuro previsto da Jep Castelstein nel mondo del MarTech riguarda l’utilizzo dei dati. Secondo il parere dell’esperto, infatti, i professionisti del marketing a oggi non stanno effettivamente utilizzando i dati per fare del buon marketing, ma in futuro inizieranno.

I marketer, infatti, utilizzano i dati in superficie, come le visite al sito web, la compilazione di form o i clic sui messaggi di posta elettronica. I dati di più alto valore, in realtà, sono quelli sugli intenti e sull’utilizzo dei prodotti o servizi. Grazie a questi dati, infatti, considerati addirittura migliori di sondaggi per avere informazioni sui clienti, è possibile osservare le azioni dei consumatori, in costa investono il loro tempo e le loro energie.

Insomma, nel prossimo futuro il MarTech subirà nuove ed interessanti evoluzioni, con lo scopo di fornire sempre di più valore e di trovare valore condiviso condiviso sia per il cliente che per il marketing.

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L’importanza degli small data per le piccole medie imprese

Come può crescere una piccola azienda utilizzando i dati? Raccogliendo e analizzando small data: ecco alcuni esempi di metodi e tecniche efficaci.

I dati per le aziende possono fare la differenza in termini di crescita del business e creazione di nuove opportunità. Questo vale non solo per le grandi multinazionali ma anche per le piccole e medie imprese. Conoscere quali dati utilizzare, come leggerli e come costruire sulla base di queste informazioni delle strategie efficaci è fondamentale per avere un buon ritorno sull’investimento.

Ecco quali sono gli approcci per utilizzare gli small data in maniera vincente.

Il caso di Mailchimp: un aiuto alle imprese con i big data

Mailchimp è noto per offrire soluzioni di email marketing anche alle piccole imprese, ma forse non tutti sanno che la piattaforma è anche un importante attore nel mondo dei big data. Sul back-end di Mailchimp, infatti, ci sono petabyte di dati dei suoi clienti, resi anonimi ma comunque disponibili per essere analizzati.

La piattaforma usa il proprio modello di apprendimento automatico basato sui big data di modo da dare alle piccole imprese un parametro di confronto. Queste ultime, infatti, possono paragonare le proprie prestazioni con le medie compilate dalla base dei dati dei clienti di Mailchimp. In questo modo è possibile individuare delle aree di miglioramento che possono essere utili per incrementare le vendite online. In pratica Mailchimp sta cercando di offrire alle piccole e medie imprese i vantaggi del machine learning basato sui big data, unendo gli small data che queste aziende hanno a disposizione.

Il caso di Proof Analytics: quando i dati diventano un GPS aziendale

Un altro approccio strategico ai dati viene da Proof Analytics. Il metodo è quello di attingere al flusso di dati in tempo reale, di modo da avere una maggiore attendibilità dei risultati e rendere i piccoli dati simili a un GPS. In questo modo è possibile apportare delle modifiche e risolvere eventuali problemi in real time, prendendo in tempo reale delle strade alternative che possono rappresentare la giusta via per le piccole imprese.

Il caso di HubSpot: l’importanza degli small data per buoni contenuti

Lavorare con gli small data dovrebbe essere abbastanza familiare per le aziende: i piccoli dati sono infatti sempre presenti, anche se non si sta usando una piattaforma o un servizio per la loro analisi. Secondo Scott Brinker, VP Platform Ecosystem di HubSpot i dati riguardano meno l’algoritmo, quando piuttosto la qualità di un contenuto. Con i dati è infatti possibile riuscire a prevedere quale potrebbe essere il messaggio migliore per produrre una risposta efficace nei clienti.

I maketer dovrebbero utilizzare un modello per l’analisi di small data piuttosto che un algoritmo di big data, di modo da avere un’idea precisa di chi sia il cliente. Un esempio in questo senso viene dal NPS, ovvero il Net Promoter Score. Si tratta di un raccoglitore di feedback che provengono dai pop-up di sondaggi in cui viene chiesto ai clienti di valutare un servizio o un prodotto su una scala da 1 a 10. Un metodo questo che può fornire small data, che però possono fare la differenza per il business di una piccola impresa.

Un’altra tecnica è l’A/B test, che prevede la creazione di due differenti offerte per vedere quale delle due ottiene la reazione migliore da parte del cliente. In questo modo è possibile ottimizzare la conversione partendo da una base di piccoli dati, e non di big data.

Small data o big data?

Uno dei rischi principali legati ai big data è che soffochino loro stessi per via dell’enorme mole di informazioni che raggruppano al loro interno. Tendenzialmente è molto più facile infatti avere a disposizione dei piccoli dati e non dei big data, soprattutto se si tratta di aziende piccole o medie.

Dall’altra parte però un grande set di dati produce dei risultati analitici e praticamente oggettivi che è altamente improbabile che vengano influenzati da valori anomali. I campioni di dati di piccole dimensioni, al contrario, sono vulnerabili invece di fronte a questi valori. Il rischio è di arrivare quindi a delle conclusioni fuorvianti che possono avere un’influenza eccessiva sui risultati e sulle strategie aziendali.

Le piccole aziende devono quindi essere in grado di trovare un equilibrio fra l’impiego di big data e small data, per riuscire a mettere in atto strategie di successo per il proprio business.

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Perché un’analisi SEO è come un’indagine di mercato?

Un’analisi SEO permette di avere una panoramica completa su numerosi elementi fondamentali per far funzionare il business: scopri quali!

Un’analisi SEO o Audit SEO è un fattore rilevante per qualsiasi tipo di business, che influisce tanto sull’attività online quanto su quella offline.

Avere una panoramica su un prodotto o un servizio serve infatti per avere dati a disposizione con cui l’azienda è in grado di prevedere le potenzialità dei mercati e, di conseguenza, poter definire quali sono le opportunità e gli investimenti da portare avanti.

Ma perché l’analisi SEO è così essenziale? Come mettere le basi per aumentare la propria visibilità online? Quali sono le tipologie di Audit SEO che si possono fare?

Analisi SEO, la sua importanza strategica

L’analisi SEO, se ben impostata, è capace di dare all’azienda le evidenze sulle ricerche effettuate online, sui paesi potenzialmente più rilevanti in cui investire e sui competitor di settore. Con un Audit SEO si possono prendere decisioni data driven, nonché pianificare una strategia aziendale sia online che offline di successo.
Grazie a un’analisi SEO l’azienda riesce quindi a:

  • capire come i prospect, ovvero i potenziali clienti, si informano sul web e come cercano il prodotto o servizio offerto;
  • conoscere in quali aree geografiche, siano esse paesi, regioni o città, viene effettuato il maggior numero di ricerche sul prodotto/servizio;
  • avere chiari quali sono i competitors di settore, che strategie online adottano e come si posizionano sul mercato e sui motori di ricerca.

Tutti questi punti portano di conseguenza alla definizione di una strategia di marketing guidata dai dati, alla concentrazione del budget pubblicitario online, ma anche offline, nelle zone geografiche più potenziali e all’identificazione di fattori distintivi e caratteristici del prodotto/servizio offerto che possono fare la differenza rispetto ai competitor.
Con un’analisi SEO le aziende possono mettere in luce inoltre qual è lo stato del loro sito web, di modo da comprenderne i punti di forza e le aree di miglioramento in relazione al posizionamento dei siti dei competitors sui motori di ricerca.
Un’analisi SEO del proprio sito web andrebbe fatta periodicamente, come una sorta di tagliando per verificare che tutto stia funzionando nel modo corretto o se sono presenti invece eventuali criticità su cui intervenire tempestivamente.

Le tipologie di analisi SEO

Come anticipato in precedenza un Audit SEO può riguardare diverse aree di competenza. In particolare:

Analisi SEO del mercato di riferimento: ha lo scopo di individuare quali sono le ricerche sul prodotto o servizio nel paese di riferimento e fornisce anche indicazioni sui principali paesi del mondo per interesse del mercato. In questo modo è possibile individuare le parole chiave più usate e le zone del mondo in cui sono presenti maggiormente i prospect.

Analisi SEO della stagionalità: in una buona strategia di marketing è fondamentale considerare anche la stagionalità. Questo vale per alcuni prodotti o servizi e una simile analisi permette di individuare quali sono i periodi dell’anno in cui è importante rafforzare la presenza online e offline.

Analisi SEO delle keywords: con questa ricerca si possono individuare le query e le parole chiave ottimali con cui ottimizzare i contenuti del proprio sito web, secondo la logica volume di ricerca e difficoltà di posizionamento.

Analisi SEO dei competitors: questa analisi serve per comprendere come si sta muovendo il mercato e quali sono le tendenze. L’analisi può essere svolta sia su competitors già noti sia sui siti che si posizionano meglio per il mercato di riferimento.

Partendo dalla parola chiave per cui i competitors si posizionano meglio è possibile quindi avere una chiave di lettura per capire quali sono i prodotti/servizi su cui puntano maggiormente e per quali ricevono maggiore traffico al sito, e di conseguenza su cosa si basa principalmente il loro fatturato.

Un’analisi SEO è quindi essenziale per riuscire ad avere una panoramica completa sulle ricerche degli utenti in relazione al prodotto/servizio offerto, su quali mercati puntare e su come si stanno muovendo i competitors.

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E-commerce per il retail: ecco 5 trend da non perdere nel 2021

Quali sono le previsioni per il settore del retail nel 2021? Un solo grande imperativo: la digitalizzazione di questo mercato.

Il settore della vendita al dettaglio ha subito grossi cambiamenti e un’accelerazione nello sviluppo delle tecnologie digitali a seguito della pandemia da Covid-19. Sì perché da un giorno con l’altro i consumatori si sono ritrovati a dover modificare il proprio modo di fare acquisti, e di conseguenza anche i rivenditori hanno dovuto ripensare le logiche degli scambi di merci. 

 

 

In base a un sondaggio condotto dall’Euromonitor International a novembre il 72% dei lavoratori nel commercio al dettaglio avrebbe affermato che la crisi avrebbe comportato un’accelerazione di uno o due anni nei loro piani di digitalizzazione, mentre per il 21% questa numerica sale addirittura a tre anni.

Per venire incontro alle rinnovate esigenze del mercato e dei consumatori i rivenditori del retail hanno quindi giustamente intensificato le strategie di e-commerce: sei pronto a scoprire quali sono le tendenze in questo ambito per il 2021 secondo quanto indicato da Forbes?

1. E-commerce, avanti tutta

Proprio la digitalizzazione è uno dei passaggi cruciali e fondamentali a cui il mondo del retail si dovrà adeguare sempre più velocemente. Sempre stando a quanto riportato dall’Euromonitor International, infatti, è stato stimato che il 17% dei beni nel 2021 verrà acquistato online: quasi il doppio rispetto al 2016.

Nel 2020, a livello globale, l’acquisto di merci acquistate su e-commerce è aumentato del 24%, mentre le vendite in negozio sono calate del 7%. La pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che accelerare questo passaggio al digitale, rendendo sempre più dei clienti affezionati coloro che, una volta ritrovatisi chiusi in casa, hanno cominciato a fare acquisti online.

Per il futuro Euromonitor prevede che fra il 2020 e il 2025 il tasso di crescita annuo dei beni acquistati via e-commerce salirà del 9,5%. Sempre entro il 2025 poi, l’azienda di ricerche di mercato ha previsto che le vendite online rappresenteranno il 21% della spesa totale al dettaglio.

2. Parola chiave ottimizzazione

L’ottimizzazione è e sarà sempre di più il fulcro dello sviluppo delle vendite retail online. Sono già diversi i mercati che lo scorso anno si sono posizionati in modo da gestire un maggior volume di traffico sull’e-commerce per il prossimo futuro. Secondo l’E-commerce Readiness Model dell’Euromonitor International, infatti, il mercato retail a livello globale potrebbe sostenere più di 77,7 miliardi di dollari di vendite generate dall’e-commerce, senza andare a espandere o modificare la propria infrastruttura.

La crescita è prevista sia in ambiti già noti al mondo online, come l’abbigliamento, che anche a settori meno avvezzi all’e-commerce, come quelli del cibo fresco e delle bevande alcoliche, che si stima abbiano un potenziale di 38,5 miliardi di dollari a livello globale. 

3. Spesa online che passione

La pandemia da Covid-19 ha portato anche un significativo cambiamento nel mondo dello shopping alimentare. A livello globale infatti, lo scorso anno il mercato degli alimentari ha visto un forte incremento nelle vendite online, complici anche le restrizioni e i lockdown a cui sono stati costretti gli abitanti di molti Paesi del mondo. Lo scorso anno l’e-commerce di alimenti e bevande ha visto una crescita del 53%, la più alta rispetto a qualsiasi altra categoria di prodotto.

Sicuramente l’avanzamento del piano vaccinale porterà nuovamente i consumatori all’interno dei negozi di alimentari fisici, ma comunque le vendite online non accenneranno a diminuire, anzi. Secondo l’Euromonitor entro la fine del 2021 il mondo e-commerce di alimenti e bevande vedrà un’espansione dell’8%. In questo scenario i rivenditori di generi alimentari dovranno dare priorità all’efficienza operativa, migliorando i centri di smistamento degli ordini e introducendo la consegna automatizzata.

4. L’America Latina in testa per il retail sugli e-commerce

Per lungo tempo l’America Latina è rimasta tagliata fuori dal mondo del commercio online, per via di diversi fattori sia culturali che strutturali. Con la pandemia da Covid-19 però questa zona del mondo ha visto una crescita esponenziale proprio in questo metodo di vendita: l’America Latina è stato il Paese, secondo l’Euromonitor, con la crescita maggiore rispetto a qualsiasi altra zona del globo, con un aumento del 60% nelle vendite retail tramite e-commerce.

Molti rivenditori hanno utilizzato le piattaforme social, come Facebook, Instagram e WhatsApp per facilitare le interazioni con i consumatori lungo la fase di acquisto, come Walmart, che in Messico ha permesso alle persone di ordinare prodotti via WhatsApp. Questa crescita significativa nella vendita online di beni in questa area del mondo proseguirà anche nel 2021, con un incremento del 16%. La previsione è che sia il Messico a guidare questa espansione, riducendo il divario con il più grande mercato online dell’area, rappresentato dal Brasile. 

5. I cambiamenti per la consegna dell’ultimo miglio

La consegna dell’ultimo miglio ha visto un incremento nei costi a cui si sono affiancate le preoccupazioni per l’ambiente generate dal boom del commercio elettronico. Le strategie di consegna all’ultimo miglio sono state e sono tutt’ora al centro dell’attenzione. 

In questo senso i rivenditori si stanno spostando sempre di più verso nuove logiche, come quella del click-and-collect, per cui viene chiesto ai consumatori di recuperare gli articoli in luoghi specifici. O ancora si fa ricorso alla robotica high-tech, che consegna i prodotti o gli alimenti direttamente a casa del consumatore. 

La digitalizzazione del mondo del retail non è ormai più solo un eco lontano e distante, che è possibile ignorare. Con la pandemia questa esigenza di rivoluzionare le logiche e le tecnologie della vendita al dettaglio sono diventate impellenti e sempre più presenti, e lo saranno sempre di più negli anni a venire.

L’e-commerce per la tua attività retail ti sta aspettando! 

Growth hacking per l’e-commerce

Il growth hacking suona come qualcosa di difficile, quasi un dominio esclusivo delle startup. Ma le startup che hanno sfruttato al meglio il growth hacking, come Airbnb e Spotify, hanno utilizzato queste  tattiche al meglio e sono diventati alcuni dei marchi più grandi e conosciuti al mondo. Scopriamo come hanno fatto e come queste tattiche si possono applicare all’e-commerce.

Qualsiasi azienda, di qualsiasi dimensione, in quasi tutti i settori, può fare lo stesso. Richiede solo un po’ di creatività.

E mentre le strategie di growth hacking per l’e-commerce possono impiegare tattiche tecniche (ovvero, digitali, basate sulle prestazioni web o SEO), alcune delle azioni di accompagnamento più efficaci sono di base e personali, mentre altre possono essere generali e non mirate.

Quando si costruisce un piano di marketing per l’e-commerce, alcuni dei touchpoints e delle conversioni più significativi che le aziende possono generare derivano dall’aggiunta di un tocco personale o semplicemente dall’essere più visibili nel mondo. Il successo deriva dalla ricerca del giusto mix di tattiche di growth hacking per la tua azienda.

Uno dei migliori consigli di marketing per l’e-commerce che puoi applicare è non escludere mai nulla.

Che si tratti di una campagna di marketing e vendita end-to-end completamente integrata o semplicemente di aggiungere una nota scritta a mano in ogni ordine del cliente, il growth hacking consiste nel trovare ciò che funziona per te, grande o piccolo che sia.

Dovrebbe contribuire a un aumento salutare delle vendite o del numero di lead di qualità e promuovere la fidelizzazione dei clienti, ovvero ridurre l’abbandono in modo che la crescita rifletta la crescita reale piuttosto che recuperare il terreno perso.

Che cos’è il growth hacking per l’e-commerce?

“Growth hacking” è un termine frainteso. Molte agenzie creative, società di marketing digitale e sedicenti guru del growth hacking lo definiranno in modo più restrittivo possibile, invece di adattarlo a tutti i business.

E sebbene il growth hacking non sia casuale come un approccio “lancialo contro il muro e vedi cosa si attacca”, sebbene proverai una serie di cose diverse e potenzialmente nuove, merita una definizione più completa.

Il growth hacking

Abbiamo precedentemente definito il growth hacking come segue:

“Il growth hacking è esattamente quello che sembra: i tuoi sforzi di marketing, indipendentemente da ciò che sono, dovrebbero innanzitutto essere concentrati su come raggiungere la crescita, ad es. nuovi lead, registrazioni, iscritti, conversioni, clienti, vendite, ecc. “

Il growth hacking per l’e-commerce

Estendendo questa definizione precedente in modo più specifico alla vendita online, il growth hacking per l’e-commerce applica l’intera gamma di iniziative di marketing pertinenti e tattiche di crescita a una data strategia di growth hacking per aumentare le vendite dell’ecommerce e altri indicatori delle prestazioni.

La strategia per la crescita ci riporta ancora una volta alle basi:

  • sfidare le tue ipotesi esaminando i dati sulle prestazioni
  • acquisire un pubblico più approfondito o dati sui clienti per ottenere una migliore comprensione delle loro esigenze
  • mappare i loro percorsi e identificare un profilo di cliente ideale

Senza questi fondamenti, è difficile prendere decisioni basate sui dati su tutto, dalle tattiche di acquisizione dei clienti a come e dove commercializzare i tuoi prodotti o servizi.

Growth hacking: i soliti sospetti

Poiché l’approccio standard è di solito una serie di esperimenti rapidi e veloci, la spina dorsale del growth hacking è stata di natura digitale. Un approccio esclusivamente digitale è spesso troppo restrittivo, ma è la chiave del mix e quindi importante da comprendere e abbracciare.

Alcune tattiche di hacking della crescita digitale popolari ed efficaci includono (ma non sono limitate a):

  • Home page o landing page personalizzate
  • Testimonianze e recensioni di clienti reali
  • A/B test di tutti gli elementi visivi e di contenuto
  • Exit intent popup
  • Acquisizione continua delle email
  • Live chat
  • Analisi user experience, ad es. tempi di caricamento della pagina, ecc.
  • Offerte di sconti / coupon per acquisti ripetuti
  • Programmi fedeltà e vantaggi con offerte esclusive

Queste e molte altre attività e test genereranno molti dati e aiuteranno a ottimizzare la copertura e il successo della campagna. Se fatti correttamente, sono gli attrezzi d’oro in qualsiasi cassetta degli attrezzi di e-commerce marketing. Tuttavia, non è sufficiente.

La cosa sorprendente del growth hacking è che non è tutto digitale. Alcuni dei migliori suggerimenti per l’ottimizzazione dell’e-commerce che abbiamo visto avere successo si trovano a due estremità dell’estremo offline.

Growth hacking sorprendente: due tattiche opposte ma ugualmente da considerare

Il percorso del cliente dell’e-commerce è notoriamente difficile da mappare. I viaggi dei clienti sono notoriamente tortuosi, in quanto non sono lineari, non sempre completamente online, attingono a più dispositivi e talvolta possono essere di natura intermittente.

Questa complessità rende difficile non solo creare modelli di attribuzione accurati per ottenere un quadro migliore di dove i clienti “convertono”, ma quali tipi di attività di marketing richiedono un’azione: cosa fanno i clienti prima di “convertire”? Ciascuno di questi passaggi può contribuire in modo significativo alla conversione finale; ponderare adeguatamente la loro influenza è un suggerimento chiave per potenziare la crescita dell’e-commerce.

Analizziamo più a fondo questa complessità e vediamo come gli sforzi di growth hacking possono essere a due estremità opposte, sia nella forma che nei risultati, ma ugualmente super efficaci!

Rendi il tuo messaggio personale

Abbiamo chiarito il punto: il potenziamento delle strategie di marketing online basate sui dati può comportare numerose tattiche offline. I meno costosi e più efficaci di questi includono tocchi personali e attenzione personalizzata.

Può trattarsi di qualsiasi cosa, dall’inclusione di una nota personale scritta a mano scritta per accompagnare ogni ordine al momento della spedizione, all’inserire un piccolo gettone, come una caramella prodotta localmente, all’interno dell’ordine.

Questi piccoli passaggi sono enormi fattori di differenziazione che consentono al cliente di sapere che c’è un essere umano dall’altra parte della transazione che lo vede come un individuo e si preoccupa della sua attività.

Pensa in grande

All’altra estremità troviamo una tattica sicuramente molto più costosa dei tocchi più personali del growth hacking, anche se entrambe mirano ad acquisire un pubblico molto più ampio. Queste attività non solo attingono ad alcuni dei comprovati vantaggi del marketing, come la creazione di consapevolezza e visibilità, ma rafforzano anche il brand.

Abbiamo visto aziende di e-commerce, ad esempio, sfruttare il potere della pubblicità televisiva locale. La visibilità e il marchio non sono sempre top-of-mind quando si pensa al growth hacking, ma a volte la crescita dipende dal nome o dal riconoscimento visivo di un determinato marchio.

Growth hacking: scegliere il giusto mix

Le tattiche di marketing online e offline possono essere preziose per supportare le strategie di growth hacking dell’e-commerce.

Il trucco è ottenere il giusto mix e riconoscere che questo può mutare, quindi è sempre un lavoro in corso.

Scegliere il giusto mix dipenderà dal target a cui ti stai rivolgendo, da cosa vuoi che facciano, da cosa vuoi ottenere per poi testare, misurare e ottimizzare le strategie di marketing online e offline.

Sei pronto a scegliere il tuo mix di growth hacking? Proviamo a parlarne insieme? CONTATTACI!

 

Aumenta la tua visibilità online per trovare il pubblico giusto

Come è possibile aumentare la visibilità aziendale in un mare infinito di aziende e servizi con cui competere? E quando riesci a migliorare la visibilità online, come puoi essere sicuro che il pubblico giusto ti stia vedendo, ascoltando il tuo messaggio e comprendendo che i tuoi sforzi di marketing (e in definitiva la tua offerta) sono giusti per loro?

 

Ottieni la giusta visibilità

È probabile che tu abbia affrontato la sfida incostante di cercare di aumentare la tua visibilità e reperibilità online per il pubblico giusto senza successo. Le aziende di tutti i settori hanno subito le conseguenze del lancio di campagne di marketing e di sensibilizzazione cieche (e infruttuose) progettate per aumentare la visibilità online, solo per scoprire che anche se ottengono trazione o riconoscimento, spesso è con il pubblico sbagliato.

Inevitabilmente questo si riduce a non avere la giusta visione sui dati per ottenere informazioni! In altre parole, i tuoi dati guideranno una migliore comprensione di chi è il tuo pubblico giusto, dove potresti trovarli e a quali messaggi potrebbero essere ricettivi.

Proprio come con la lead generation, creare visibilità aziendale non dovrebbe essere un gioco di numeri. Devi cercare la qualità piuttosto che la quantità. Se stai mirando a ottenere visibilità piuttosto che giusta visibilità, non vedrai riempirsi il marketing funnel e non sarai in grado di giustificare la spesa di marketing.

 

Chi sei e chi è il tuo pubblico di destinazione?

Intraprendere un viaggio per aumentare la visibilità online e raggiungere il pubblico giusto è un viaggio continuo, passo dopo passo. Richiede molte domande su di te, sulla tua azienda, sui tuoi obiettivi e sui tuoi prodotti, servizi e target di riferimento o clienti.

È un’opportunità per mostrare e condividere sia la tua potenzialità che i tuoi valori mentre ottieni una visione più chiara di ciò che offri, qual è il tuo vantaggio competitivo e quali sono i tuoi differenziatori.

Definire queste caratteristiche è un buon esercizio in qualsiasi momento, ma sicuramente cruciale quando stai facendo un serio investimento nella tua visibilità online.

Conosci te stesso

Definisci prima chi sei:

  • Qual è la tua attività?
  • Cosa vuoi vendere o di cosa vuoi informare il tuo pubblico di destinazione?
  • Chi sono i tuoi concorrenti, quanto sono visibili, come hanno ottenuto quella visibilità e quali sono i loro messaggi chiave?
  • Quali obiettivi hai?
  • Quali dati hai per aiutarti? Hai bisogno di più dati e, in caso affermativo, come li otterrai?

 

Conosci il tuo obiettivo

Sulla base delle risposte che generi alle domande sulla tua attività, puoi iniziare a pensare a chi sia il tuo pubblico di destinazione. Se non conosci veramente la tua value proposition e a chi si rivolge, non andrai lontano.

I dati che hai a portata di mano possono fornire informazioni preziose sul tuo pubblico e/o sulla potenziale base di clienti:

  • Chi pensi che sia il tuo pubblico?
  • Disponi di dati su questo pubblico e sulle loro azioni da cui estrapolare schemi o abitudini comportamentali?
  • Sai come le persone hanno interagito con il tuo sito web, le tue app o anche in negozio?
  • Riesci a identificare ciò che il pubblico di destinazione potrebbe desiderare o volere e come soddisfare tale esigenza o risolvere il loro problema?

I tuoi dati rivelano alcune delle informazioni elencate nell’elenco sopra? Puoi usare queste informazioni per creare un piano di marketing basato sui dati per raggiungere più persone dello stesso tipo?

Sebbene questo non sia un elenco esaustivo di domande sul pubblico di destinazione, queste domande saranno soddisfatte sia da ciò che hai scoperto sulla tua attività sia da ciò che speri di ottenere in termini di visibilità.

Strategie e tattiche di visibilità online

La progettazione della tua strategia di visibilità online richiederà i dati che hai raccolto e le risposte alle domande che hai posto. Le informazioni sono al centro della tua campagna di visibilità e dell’implementazione delle tattiche che scegli di utilizzare.

Sorpresa! La stessa taglia non va bene per tutti

Non ti sorprenderà sapere che un determinato marketing mix (digitale) deve essere unico per te e per le tue esigenze aziendali. Ciò che ti rende reperibile al pubblico giusto non sarà lo stesso per ogni azienda.

Se, ad esempio, gestisci una piccola azienda SaaS con un’impronta globale ma non con una visibilità sufficiente per i clienti B2B, implementerai un set di touchpoint completamente diverso rispetto a una multinazionale di dispositivi medici che vuole diventare più visibile all’interno di un singolo paese per vendere i suoi dispositivi.

Allo stesso modo, un’azienda di e-commerce di medie dimensioni orientata alla moda deve affrontare una serie di esigenze e sfide completamente diverse rispetto ai due esempi sopra citati. Niente è uguale in queste tre attività, come ad esempio il pubblico di destinazione e le loro esigenze: usare la stessa strategia e tattica non sarà la soluzione più appropriata.

Diamo un’occhiata ad alcuni esempi. Sebbene tutte le aziende in questione possano trarre vantaggio da alcune delle strategie di visibilità più fondamentali, come il design del sito web, le prestazioni, l’usabilità e la facilità d’uso, nonché l’applicazione delle migliori pratiche SEO, di seguito analizziamo praticamente tutto ciò che hanno in comune .

Come confronto ad un alto livello, ecco un esempio di alcuni dei modi in cui gli approcci di queste tre società differirebbero in base a ciò che i dati hanno indicato:

  • Per cominciare, una piccola ma internazionale azienda SaaS, ad esempio, trarrà probabilmente vantaggio da un mix di social media e content marketing, video “how to” e dimostrativi, video di testimonianze / case study di clienti famosi, guest blogging su grandi società o piattaforme partner, PR e ricerca di recensioni su siti di rating come G2.
  • La multinazionale sanitaria sarà molto diversa e potrebbe non beneficiare così tanto del marketing digitale. Questo è il motivo per cui è importante definire il tuo pubblico dall’inizio prima di immergerti nelle attività di marketing. Il tuo pubblico, ad esempio, un reparto acquisti all’interno di un grande fornitore di servizi sanitari, sarà influenzato dalla maggior parte delle tattiche di marketing digitale? I tuoi dati esistenti ed eventuali ricerche di mercato, potrebbero dirti che gli acquirenti potrebbero rispondere a un webinar sulla riduzione dei costi delle attrezzature chirurgiche protettive monouso, ma non risponderanno a email, o ad altri tipi di contenuti o sui social media. Allo stesso modo, queste tipologie di aziende sono spesso gestite dal governo e richiedono procedure di gara, e il prezzo può essere l’unica cosa che le muove.
  • La società di e-commerce di moda, invece, opera su più mercati, è esclusivamente online, deve far fronte a livelli eccezionali di concorrenza e richieste di soddisfazione dei clienti e potrebbe già disporre di un’organizzazione di marketing relativamente sofisticata. Ma per ispirare la crescita o raggiungere un nuovo pubblico, potrebbero voler attingere all’intera gamma del marketing mix, che potrebbe essere qualsiasi cosa: campagne, promozioni e sconti, annunci TV, SEM e PPC, stimolare le recensioni dei clienti oppure fare sforzi di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Questi esempi descrivono quanto diversa può apparire una campagna di visibilità e illustrano quanto possa essere impegnativo lo sforzo di costruzione della visibilità senza il giusto approccio e competenza.

E tu? Ti sei mai chiesto quanto sei visibile e se stai raggiungendo il tuo pubblico giusto?

 

YouTube, trucchi e suggerimenti per utilizzarlo al meglio

L’utilizzo di YouTube come canale di marketing non può essere solo per il posizionamento nei risultati di ricerca, vediamo perchè.

Scoperta e corrispondenza delle parole chiave

  • Il primo obiettivo del progetto è sempre la ricerca di parole chiave. La semplice digitazione delle parole chiave nella casella di ricerca ti darà un’idea di quali sono le ricerche comuni per un argomento specifico su YouTube.
  • Una volta visualizzato l’elenco iniziale di parole chiave, è necessario verificare se le keywords correnti sono già in qualche modo abbinate a uno o più dei tuoi video esistenti. In tal caso, è molto meglio modificare le impostazioni di quel video piuttosto che creare un altro video per classificare quella parola chiave.
  • Se hai più di un video in classifica per la stessa parola chiave, è meglio concentrarti prima sul video che è più popolare.
  • Alcune informazioni potenzialmente utili possono essere trovate nel rapporto sulle sorgenti di traffico all’interno di YouTube: mostrerà quali parole chiave hanno portato traffico al tuo sito web.
  • È necessario prestare particolare attenzione alle parole chiave che includono termini come:
    ○ Come fare per …
    ○ Recensioni
    ○ Tutorial

 

Caricamento di un video

Quando carichi un video è importante assicurarti di non esagerare con i tag e di essere molto diretto nel dargli una pertinenza specifica per una parola chiave o un argomento, segui ad esempio questi consigli:

  • Assicurati che la parola chiave principale sia menzionata nel titolo. Se stai mirando a una domanda, è perfettamente corretto digitare la domanda nel titolo stesso.
  • Sarà necessario inserire un collegamento nella descrizione. Quando lo fai, ricordati di digitare includendo https: // altrimenti il ​​link non sarà attivo.
  • Funzionerà meglio se il collegamento non punta alla home page ma a una pagina che si rivolge specificamente al contenuto menzionato nel video.
  • Se quella pagina non esiste ancora, è una buona idea creare un articolo del blog che possa incorporare il video, aggiungendo ovviamente del testo alla pagina. L’aggiunta della trascrizione va bene. Si consiglia, tuttavia, di formattare la trascrizione in modo da facilitarne la lettura.Quindi fai buon uso dei punti elenco, della formattazione del testo. Sentiti libero di inserire link ad altri articoli (possibilmente sullo stesso argomento – questo aiuterà a creare il “cluster” prima agli occhi del lettore e di conseguenza a Google)
  • Prova a creare video che generano un’elevata fidelizzazione. I video che vengono guardati completamente (100% della loro durata) ottengono molta più visibilità. Questo è il motivo per cui è anche una buona idea non avere un video troppo lungo quando si targetizza una parola chiave specifica in una nicchia competitiva.
  • È importante anche promuovere i commenti. Quindi è assolutamente consigliato invitare la base di utenti a fare commenti, anche durante il video stesso. La maggior parte dei canali YouTube ha una sorta di jingle dopo alcuni secondi dei video e una raccomandazione ricorrente per iscriversi e commentare. Non inserire questa parte all’inizio dei video, altrimenti tutti i video avranno lo stesso aspetto e nel caso di una campagna verranno probabilmente saltati immediatamente.
    • Una buona struttura potrebbe essere:
    • Avvia il video con una domanda o un’affermazione e discutine nei primi secondi.
    • invita gli utenti a iscriversi e commentare. Potrebbe essere con una frase del tipo “prima di procedere, assicurati di non perderti nulla e iscriviti al nostro canale”
    • procedi con il video
    • Aggiungi una call to action quando possibile e definitivamente alla fine del video, come ad esempio un nuovo invito ad iscriversi al canale.
  • Le miniature e i titoli sono molto importanti. Sarebbe una buona idea chiedere al designer grafico di preparare un modello per le miniature e renderle coerenti in tutto il canale.
  • Pronuncia la parola chiave se puoi durante il video. YouTube trascrive automaticamente il video per comprendere l’argomento, quindi è importante indicare le parole chiave pertinenti nel video
  • La descrizione aiuta YouTube e Google a comprendere il contesto del tuo video. E meglio capiscono il tuo video, più alto sarà il tuo posizionamento (e più spesso apparirai nella barra laterale del video suggerito). Ecco le linee guida di base per la descrizione:
    ○ Includi la tua parola chiave nelle prime 25 parole
    ○ inserisci una descrizione di almeno 250 parole
    ○ Includi la tua parola chiave 2-4 volte
  • I tag sono importanti ma non tanto quanto gli attributi menzionati in precedenza. Il primo tag dovrebbe essere la parola chiave principale, se possibile.
  • Assicurati di menzionare i video che carichi su tutte le piattaforme in cui interagisci con i tuoi utenti.
  • Tieni sempre presente che il coinvolgimento è ciò che rende il video più visibile.

Ecco una rapida checklist che ti può essere utile quando vuoi caricare un nuovo video:

  • Parola chiave nel titolo, le domande sono buone 
  • Descrizione di almeno 250 parole
  • Aggiungi il link immediatamente
  • Deve includere https: //
  • Link non alla home page, sempre al prodotto o al blog
  • Se il collegamento al prodotto non è pertinente o non è presente alcun collegamento al blog, creare un blog con video incorporato
  • Parola chiave nelle prime 25 parole
  • Includi la tua parola chiave 2-4 volte
  • Tag
  • Il primo tag è la parola chiave
  • 3-5 tag

Se hai ancora dubbi, CONTATTACI! 

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Cos’è la data intelligence e perché è così importante?

I dati possono essere un potente predittore delle prestazioni future e molte aziende stanno perdendo questi indicatori guardando ai dati e alla data intelligence come una finestra sul passato.

Tuttavia, con più opzioni di analisi dei dati in tempo reale e la natura dinamica del marketing digitale, i dati forniscono molto di più che informazioni sul passato.

I dati e la marketing intelligence che ne derivano possono essere una bussola che ti aiuta ad andare avanti nella giusta direzione.

Data intelligence strategica: i dati come una bussola

I dati sono stati pubblicizzati come una sorta di cura miracolosa del marketing, tanto da essere nominati a volte come “il nuovo petrolio”.

Queste valutazioni non sono sbagliate. Ma raccogliere dati non è la stessa cosa che estrarne intelligenza e applicarla alle tue strategie di data driven marketing.

I dati, pur preziosi, spesso hanno comunque generato in molte aziende dubbi su:

  • come utilizzare i dati raccolti
  • come identificare le intuizioni dai dati
  • avere fiducia nelle conclusioni tratte dai dati
  • inaccessibilità di dati in contenitori che risiedono in molti diversi strumenti di analisi e in tools di business intelligence (nessuna singola fonte di verità, che porta alla mancanza di fiducia di cui sopra)
  • non disporre del tipo o della quantità di dati giusti per rispondere a domande aziendali o prendere decisioni

È un problema comune: i dati vengono raccolti in modo casuale nella speranza che un giorno indeterminato nel futuro possano essere estratti per approfondimenti sul passato.

Ma questo non è rappresentativo di ciò che offre la data intelligence e sicuramente non riflette la promessa della data intelligence strategica.

La parola chiave è “strategico”. Per sfruttare appieno le possibilità fornite dai dati, è innanzitutto necessaria una data strategy coerente che definisca gli obiettivi aziendali e le domande a cui è necessario rispondere.

Quindi dovresti identificare il tipo, la quantità e la qualità dei dati necessari per raggiungere questi obiettivi.

La strategia e il tuo approccio alla data intelligence saranno sostenuti da un elemento importante: pensa attentamente ai dati di cui hai bisogno e alle fonti da cui li otterrai.

Se si è chiari e precisi nella selezione della strategia e dell’origine dati, si ottiene un quadro più completo e approfondito delle prestazioni passate, ma ancora più importante, si acquisisce una visione preziosa del futuro e del percorso da intraprendere per arrivarci.

Cos’è la data intelligence?

Prima di pensare alle origini dati e al modo in cui alimentano l’intelligence dei dati, è giunto il momento di definire cosa intendiamo per “data intelligence”.

La data intelligence è un buon esempio di termine con più definizioni sovrapposte.

Alcune informazioni sull’intelligenza artificiale dei dati come risultato dell’applicazione di soluzioni di intelligenza artificiale e apprendimento automatico a enormi set di dati per l’analisi.

Altre definizioni, più ampie, suggeriscono che la data intelligence stia semplicemente sfruttando la capacità di comprendere e utilizzare i dati in modo reale.

Vediamo la data intelligence come una combinazione di queste definizioni: non è solo guidata dalla tecnologia e non si tratta solo di acquisire una comprensione dei dati. E’ una via di mezzo.

La data intelligence deriva dal processo di estrazione e interpretazione del significato dai dati e dall’applicazione di tale significato ad azioni che possono rispondere a domande aziendali, aiutare a prendere decisioni aziendali e, in ultima analisi, contribuire al valore aziendale.

E’ importante che il tuo approccio alla data intelligence riconosca e includa il fattore chiave che abbiamo evidenziato sopra: la strategia dei dati e la determinazione di ciò di cui i tuoi dati hanno bisogno e fonti.

La data intelligence proviene dal giusto mix di dati giusti e la giusta tecnologia che fornisce insight fruibili.

Come convivono business intelligence e analytics?

Sebbene la business intelligence (BI) sia spesso utilizzata in modo intercambiabile con termini come analisi dei dati, non sono esattamente la stessa cosa.

Storicamente la BI è stata il dominio delle informazioni storiche, come il reporting o l’analisi del prodotto, e viene utilizzata per cercare di migliorare le prestazioni per il futuro.

Ma anche la business intelligence fa parte della famiglia di data intelligence; la BI dovrebbe essere sfruttata come parte dell’intero quadro di data intellignence.

I sistemi o il software di business intelligence, per estensione, svolgono un ruolo nella parte “tecnologica” dell’equazione della data intelligence.

Una volta che hai deciso di quali dati hai bisogno, devi pensare a come e da dove raccoglierli, come li memorizzerai, li sposterai da un posto all’altro, li renderai accessibili, li visualizzerai, ecc.

Sistemi diversi di BI eseguono alcune o tutte queste funzioni, il che può creare confusione.

Per sceglierei i sistemi di business intelligence è necessario chiarire e risolvere i dubbi delle aziende sull’implementazione del valore dei dati, i contenitori di dati e la mancanza di trasparenza, poiché gli strumenti giusti possono aiutare a superare alcune sfide di data intelligence.

Quale sistema fornirà ciò di cui hai bisogno?

Un BI professionista o un consulente di dati sarà in grado di guidare la selezione del sistema di BI come parte della costruzione della gestione e della strategia dei dati.

Perché la data intelligence è così importante?

Senza la data intelligence, stai navigando nell’oscurità, facendo supposizioni sulle prestazioni di marketing, sui comportamenti dei clienti o sui risultati delle campagne.

Nella migliore delle ipotesi, stai solo sfiorando la superficie di ciò che è possibile fare con i dati: stai guardando una finestra informata sui dati del tuo passato, che non è priva di valore, ma non è la “profondità” che stai cercando con la data intelligence.

La data intelligence dovrebbe essere come una bussola, o meglio ancora, una sorta di GPS che ti fornisce informazioni in tempo reale sul percorso migliore per raggiungere la destinazione definita.

Hai ancora dei dubbi? Se sì, CONTATTACI!

Cos’è la lead generation nel marketing digitale?

Potrebbe essere esagerato affermare che è facile generare lead di marketing. Ma non è esagerato affermare che, quando si parla di lead generation, c’è una grande differenza tra volume e qualità .

La quantità è molto più facile da raccogliere rispetto alla qualità, ed è qui che le strategie di marketing basate sui dati e i servizi professionali di lead generation  B2B dimostrano il loro valore.

Cos’è la lead generation marketing?

La lead generation, poiché non sarà una sorpresa per chiunque cerchi di suscitare interesse per i propri prodotti o servizi, consiste nell’attrarre nuovi contatti nel funnel di marketing e di vendita e nel sostenere l’interesse nel pubblico target.

I tuoi destinatari possono variare dall’utente completamente sconosciuto sino al potenziale cliente più esperto.

In ogni caso, tu devi sviluppare i tuoi sforzi di marketing per generare lead e, quindi, un valido gruppo di potenziali clienti.

Abbastanza semplice. Ma per ottenere valore dai lead devi perfezionare le tue tattiche e ottimizzare i tuoi processi di marketing di lead generation.

Alla maggior parte delle aziende online, in particolare nel campo dell’e-commerce, è capitato di ottenere in fretta un volume consistente di nuovi lead subito dopo il lancio della campagna, purtroppo però sono rimaste deluse dalla qualità dei lead e dalla mancanza di effetto o movimento ulteriore all’interno del funnel di marketing.

Sì, la generazione di eventuali lead è il primo passaggio. Ma se non puoi capitalizzare o commercializzare attivamente i lead che generi, l’attività di lead generation non ha molto senso .

Questa è la fase in cui le aziende spesso rimangono bloccate e frustrate.

Generazione di valore: lead qualificati

Quando si tratta di strategie di lead generation B2B, il valore deriva sempre dalla qualità rispetto alla quantità.

La maggior parte delle aziende è consapevole di essere nel mercato grazie al lead al prezzo migliore.

Proprio come i lead di qualità non si basano sulla quantità, il “miglior prezzo” non è necessariamente il più economico a breve termine, infatti con i clienti i desidera creare relazioni a lungo termine, il che significa che il tuo ROI potrebbe protrarsi per un periodo di tempo sempre maggiore.

In teoria, questo è semplice, ma tracciare la lead generation negli sforzi di marketing digitale in realtà è un processo multiforme e di inoltro dei dati.

Quando usiamo il termine “lead migliore” intendiamo un “lead qualificato“.

Cos’è un lead qualificato? È fondamentalmente ciò che abbiamo definito sopra: vuoi trovare quei consumatori che hanno più probabilità di diventare un cliente sulla base delle informazioni che ti hanno fornito?

I criteri che utilizzi per identificare quali lead tra tutti quelli che generi sono qualificati, sono unici per te e per la tua attività.

Di solito avrai definito i lead che hanno maggiori probabilità di convertirsi e di ottenere un ritorno sul tuo investimento di marketing.

Infatti se avvii una campagna e, successivamente, il tuo pool di lead viene ristretto solo a coloro che hanno aderito e hanno continuato a interagire e fornirti informazioni, hai già creato una fase.

Questi lead saranno poco qualificati (probabilmente li chiameresti lead qualificati per il marketing o MQL).

Ma queste non sono informazioni sufficienti per andare avanti.

Dovrai definire ulteriormente cosa qualificherà il tuo target in base alla tua attività, ai tuoi obiettivi, ai tuoi prodotti.

Sebbene sia forte la tentazione di usare la tua esperienza e intuizione per impostare questi criteri di qualificazione, è qui che alcuni dei tuoi dati storici possono tornare utili, aiutandoti a prevedere come potrebbero comportarsi i MQL e a cosa risponderanno, cercando di spostarli più in basso nel marketing funnel.

C’è una maggiore complessità nella creazione di lead qualificati, ma il quadro generale rimane lo stesso: il tuo investimento iniziale in termini di tempo e costi potrebbe essere leggermente superiore, ma ti fornirà il cliente giusto, al momento giusto, per il prodotto giusto, aiutandoti a separare chi è veramente interessato da chi è curioso.

Strategie di lead generation: i dati prima di tutto

Per la stragrande maggioranza delle aziende, la generazione del massimo valore dalla lead generation richiede un livello di esperienza più profondo nel lavorare con prove quantitative e analisi dei dati rispetto alla maggior parte delle aziende.

In effetti, molti sforzi di marketing digitale di lead generation sono concepiti al contrario.

In pratica, le campagne di marketing sono spesso pianificate al volo e guidate da creativi e, sebbene la creatività svolga un ruolo importante, i dati sono fondamentali in ogni fase della pianificazione, misurazione e ottimizzazione del ciclo di vita della campagna.

I dati devono essere al posto di guida … devono guidare la navigazione.

Allo stesso modo in cui imposti strategie di business, marketing o analisi dei dati, non puoi sbagliare nello sviluppo di una strategia di lead generation insieme agli obiettivi generali che vorresti raggiungere.

Questi obiettivi dovrebbero essere accompagnati da metriche di performance misurabili per valutare quanto bene (o meno bene) hai fatto.

Cioè, invece di fissare un obiettivo generale che in realtà non ti dice molto sullo stato di salute dei tuoi lead (o dello sforzo di generazione dei lead stessi) o della tua pipeline di vendita, dovresti andare più in profondità.

Ad esempio: un obiettivo generico come ottenere 250 lead qualificati per il marketing nel secondo trimestre è almeno quantificabile, ma cosa ti dice veramente?

Hai bisogno di saperne di più sulla provenienza di quei lead, quali azioni hanno intrapreso, quali punti di conversione hanno raggiunto nella tua campagna, quale percentuale di questi lead è avanzata per diventare lead qualificati per le vendite, ecc.

Sulla base di queste informazioni, ottieni una panoramica efficace dell’attuale performance di lead generation, una finestra sul miglioramento rispetto alle prestazioni passate e un barometro su come ottimizzare la tua campagna.

Non puoi fare queste cose senza i dati. Sia i dati di business intelligence che i dati predittivi possono aiutarti a eseguire il drill-down in questi obiettivi più granulari.

Il vantaggio di avere obiettivi specifici è che possono anche aiutare a focalizzare la pianificazione della campagna e ottimizzare le attività in base al tuo utilizzo, perché hai una comprensione basata sui dati di ciò che ha funzionato prima e con quali gruppi target, quali piattaforme digitali o offline, ecc. e può prevedere cosa è probabile che funzioni di nuovo.

Essenzialmente questi sono alcuni degli elementi costitutivi su cui basarti quando provi a costruire una visione del customer journey o una visione completa del singolo cliente.

Queste sono funzioni un po ‘più avanzate di analisi dei dati, ma la lead generation basata sui dati è un punto di partenza ideale per raggiungere i tuoi migliori lead al miglior costo.

Lead generation basata sull’evidenza: ottimizzala con i dati

Se hai riscontrato risultati deludenti nel tuo marketing di lead generation o ti sei imbattuto in vicoli ciechi nella creazione di idee per la lead generation, potrebbe essere il momento di esplorare la generazione di lead basati sull’evidenza e i servizi di lead generation B2B professionali, come quello di Digitools.

Meta tag SEO: tendenze e best practices

I meta tag sono fondamentali per posizionarsi in alto nei motori di ricerca e generare clic per una serie di motivi, vediamo in breve quali.

La ricetta vincente per la SEO e l’ottimizzazione del CTR non può non considerare i seguenti punti chiave:

1) Precisione – Fornire una rappresentazione accurata di ciò che è contenuto nel sito web

2) Coinvolgimento – Creazione di un’interessante combinazione di parole, per invogliare il lettore a cliccare sul link

3) Ottimizzazione: aggiunta di parole chiave pertinenti, che siano in linea con il contenuto dell’URL, nonché ciò che è probabile che il tuo pubblico stia cercando

Lunghezza ottimale

Le meta descrizioni possono essere di qualsiasi lunghezza, ma Google generalmente tronca gli snippet a ~ 155-160 caratteri.

È meglio mantenere le meta description abbastanza lunghe da essere sufficientemente descrittive, quindi il consiglio è di rimanere tra 150 e 160 caratteri.

Si raccomanda che i meta titoli abbiano una lunghezza compresa tra 55 e 70 caratteri (sui dispositivi mobili si arriva a 78 caratteri, ma è meglio attenersi a 70 in tutto).

La lunghezza “ottimale” varierà a seconda della situazione e il tuo obiettivo principale dovrebbe sempre essere quello di fornire valore e generare clic, tramite l’inserimento di un “gancio” o una call to action.

Formato ottimale

I tag meta description, sebbene non siano legati al posizionamento nei motori di ricerca, sono estremamente importanti per ottenere il click-through degli utenti dalle SERP.

Questi brevi paragrafi sono un’opportunità per l’azienda di “pubblicizzare” i contenuti per gli utenti che effettuano ricerche e la possibilità per gli utenti di decidere se il contenuto è pertinente e contiene le informazioni che stanno cercando.

La meta description di una pagina dovrebbe utilizzare in modo intelligente, cioè in modo naturale, attivo, non contenente spam, le parole / temi chiave trattati nella pagina, ma anche creare una descrizione convincente su cui un utente vorrà cliccare.

Dovrebbe essere direttamente pertinente alla pagina che descrive e unica rispetto alle description delle altre pagine.

Lo stesso per i title. Finché riassumono accuratamente il contenuto della pagina, con descrizioni univoche e utilizzando le parole chiave in modo naturale, le meta description e i meta title saranno efficaci.

Vediamo insieme qualche “best practices”

Evita tag meta descrittivi duplicati

Come per i title tag, è importante che le meta description su ogni pagina siano uniche.

Testo pubblicitario convincente

Il tag meta description ha la funzione di testo pubblicitario. Attira i lettori a un sito web dalle SERP e quindi riveste una parte molto visibile e importante del search marketing.

Creare una descrizione leggibile e convincente utilizzando parole chiave importanti può migliorare il CTR di una determinata pagina web.

Per massimizzare le percentuali di clic sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca, è importante notare che Google e altri motori di ricerca mettono in grassetto le parole chiave nella descritpion quando corrispondono alle query di ricerca.

Questo testo in grassetto può attirare gli occhi degli utenti, quindi dovresti abbinare le tue descrizioni ai termini di ricerca il più fedelmente possibile.

4 problemi comuni con i title tag :

1. Troppo lungo/corto. Google dice di “evitare titoli inutilmente lunghi o prolissi” mantenendoli “descrittivi e concisi”.
2. Non esiste. Google afferma che ogni pagina dovrebbe avere un title tag.
3. Più title tag su una pagina. I motori di ricerca possono visualizzare un tag del titolo indesiderato se ce n’è più di uno su una pagina.
4. Duplicazione dei title su più pagine. Google afferma che “è importante avere titoli distinti e descrittivi per ogni pagina del tuo sito”.

3 passaggi per una meta description efficace:

1. Che cosa ha c’è di speciale o di valore nella pagina? Concentrati su quello.
2. Separa la parola chiave principale con una barra (nota anche come barra | linea verticale)
3. Aggiungi un invito all’azione (CTA) alla fine, a meno che non abbia senso.

Ecco ad esempio un modello di meta description che potete utilizzare e personalizzare secondo le vostre necessità:

Parola chiave principale | Descrizione del prodotto + Perché è importante + CTA

E tu cosa ne pensi? Il tuo sito si riesce a trovare nei motori di ricerca? Se si, lo si trova per le parole chiave più importanti per il tuo business?

CONTATTACI!

Come utilizzare i dati dell’e-commerce per una migliore user experience

L’utilizzo dell’analisi dei dati per informare tutto, dalla data strategy al marketing e ai piani di crescita, è fondamentale.

Per le società di e-commerce, i dati di clienti, visitatori e transazioni esistono in abbondanza.

Sfruttare questi dati per la loro massima comprensione contribuisce alla creazione, al miglioramento delle strategie di marketing e allo sviluppo della comprensione dei clienti e del cosiddetto “customer journey”.

Spesso esiste il problema che l’esperienza dell’utente (UX), e il design in particolare, non siano strettamente intrecciati con i dati.

È così: il design è fondamentale per l’esperienza dell’utente e non è indipendente dai dati.

Cosa c’entra il design con l’esperienza dell’utente?

Il design dovrebbe essere parte integrante della tua data strategy, sia per capire come si comporta il tuo progetto e come rispondono gli utenti, sia per valutare cosa succede quando modifichi gli elementi di design.

Gli elementi più visibili e interattivi del tuo sito possono e devono svolgere un ruolo chiave nel modo in cui comprendi il comportamento degli utenti e il processo decisionale.

Un certo numero di chief data officer aziendali consiglia di applicare il design thinking allo sviluppo della data strategy, creando essenzialmente un processo ciclico: i dati, compresi quelli comportamentali e le azioni dei consumatori, guidano la data strategy, che evolve continuamente man mano che vengono generati più dati.

Gran parte di questi dati riguarderà le interazioni dell’utente con gli elementi di design visivo e il content marketing, come la user interface (UI), le pagine di destinazione, i moduli e i menu a discesa e quanto siano attraenti, facili da usare, intuitivi e utili questi elementi.

Senza dati, come saprai cosa funziona meglio e come puoi migliorare in modo efficace l’esperienza dell’utente?

Creare un percorso guidato dai dati è la strada per ragionare “customer first“, nel marketing, nella progettazione / sviluppo del prodotto, nello sviluppo dei contenuti, nel targeting, ecc. – e mettere al primo posto il cliente o il potenziale cliente è ciò che si intende come user experience.

Cos’è il data driven design?

Il data driven design è costituito da dati e progettazione che si uniscono insieme, tanto è che si può parlare di data driven UX.

In che modo i dati forniscono valore, cosa possono dirci che migliorerà l’esperienza degli utenti e il motivo per cui compiono determinate operazioni?

Un approccio diverso alla progettazione dell’esperienza utente si discosta dal flusso della UX tradizionale, che è in gran parte statico e spesso basato su osservazioni e ipotesi.

Il data driven UX infatti incorpora elementi dinamici e adattivi per attivare i dati nelle implementazioni del mondo reale.

Come possono i dati confluire in prodotti “user centered” ed in esperienze “human centered”?

Il design non riguarda solo l’aspetto delle cose e quanto sono attraenti. Con il progresso della tecnologia, il design coinvolge diversi dispositivi, tipi di schermo, dimensioni e risoluzioni e deve coinvolgere attivamente gli utenti. Ma il design è fondamentalmente una prerogativa umana: a cosa rispondono le persone?

Per essere in grado di generare coinvolgimento e interattività, il design deve essere informato da dati effettivi sull’utilizzo e impiegare dati di usabilità per targetizzare gli utenti, che possono solo migliorare l’esperienza e sollecitare conversioni e acquisti.

In sintesi:
Sviluppo delle “personas”: utilizzare i dati per segmentare meglio il pubblico e scoprire chi ha già visitato il tuo sito o chi ha utilizzato il tuo prodotto? Chi sono i tuoi destinatari e i loro attributi? Chi è l’utente ideale?

Comprensione del comportamento: in che modo gli utenti interagiscono? Quali attività stanno completando sul tuo sito rispetto a quello che vuoi che facciano? Come vuoi che si impegnino? Quanto tempo viene dedicato al coinvolgimento?

User interface e flusso del “customer journey”: il design (aspetto grafico) può essere molto importante qui; l’interfaccia utente influenza i passaggi che un utente compie nel suo viaggio.

I dati possono aiutarti a capire dove gli utenti stanno intraprendendo azioni, dove stanno abbandonando il processo, quanto tempo trascorrono su schermi diversi in un processo, ad esempio in un percorso di acquisto. Forse il checkout non è intuitivo, forse le opzioni di spedizione e i costi non sono trasparenti o il design non intuitivo del viaggio nel suo insieme può influenzare il comportamento di un cliente.

Aspettative / intenti dell’utente: in che modo il design rivela l’intento dell’utente? Al contrario, come possono i dati informare e aiutare ad anticipare le aspettative degli utenti?

Come puoi integrare i dati nella progettazione per ottenere una UX basata sui dati?

Pensiamo agli esempi di progettazione basata sui dati, ovvero ai modi in cui i dati possono essere utilizzati per differenziare e creare esperienze utente uniche.

Attingere ai contenuti adattivi

In un’epoca di contenuti ed esperienze sempre più personalizzati, il contenuto adattivo è al centro di questo tipo di sforzi e può aggiungere un enorme valore alle iniziative di content marketing.

Il contenuto adattivo alimenta direttamente esperienze utente migliori poiché mira a fornire contenuti pertinenti e mirati agli utenti al livello più individuale possibile, come se fosse fatto su misura solo per il destinatario.

Il contenuto essenzialmente adattivo offre un’esperienza unica a ciascun utente. Niente più “spray-and-pray” ad alto volume, marketing e contenuti generici e statici. Invece, puoi utilizzare i punti dati dalle azioni intraprese da un utente per creare un’immagine dei loro bisogni, desideri, personalità (ad esempio, dallo sviluppo di personaggi più generici a visualizzazioni più granulari del singolo cliente) e adattarti di conseguenza.

Quali tipi di adattamenti? Ad esempio, puoi adattare l’interfaccia utente, le immagini e i contenuti che gli utenti ricevono in base alle loro attività e attributi in corso, come persona (chi è?), dispositivo (quale dispositivo, quale sistema operativo?) e contesto (quale posizione, intento ?).

Ciò può portare a tutti i tipi di adattamenti dei contenuti, inclusa la sostituzione dinamica del testo, immagini più pertinenti, informazioni basate sulla posizione e altri cambiamenti basati su dati comportamentali o basati sui cookie. I contenuti adattivi possono includere vari esempi, che vanno dalle informazioni meteorologiche locali in banner, pubblicità in lingua locale / basata sulla posizione, istruzioni specifiche o testo su misura per il tipo di dispositivo utilizzato e altre informazioni contestuali reattive e coinvolgenti sui canali.

Tutti questi sforzi si combinano per aumentare le conversioni in modo esponenziale (da 3 a 10 volte di più) e creare un’esperienza utente coinvolgente e appiccicosa.

Attingere all’hacking della crescita dell’e-commerce

Il Growth Hacking è esattamente quello che sembra: i tuoi sforzi di marketing, indipendentemente da cosa siano, dovrebbero innanzitutto essere concentrati su come raggiungere la crescita, ad es. nuovi contatti, registrazioni, iscritti, conversioni, clienti, ecc.

È possibile introdurre una serie di tattiche di crescita in una strategia di crescita dell’e-commerce per guidare queste metriche fondamentali, eccone alcune:

  • Creare home page o landing page mirate e / o personalizzate
  • Evidenziare esperienze dei clienti, testimonianze e recensioni pertinenti
  • Eseguire A/B test delle pagine del sito, inclusi i vari titoli, testi, immagini, utilizzo di video, lunghezza di testo o video, ecc.
  • Utilizzare pop-up per iscriversi a determinate attività o all’uscita da una pagina / sito
  • Suggerimenti di cross-sell e up-sell in base ai dati di acquisto
  • Retargeting degli annunci e monitoraggio delle prestazioni
  • Campagne stagionali o limitate nel tempo su misura per l’utente
  • Aggiungere un popup di chat / conversazione dal vivo per interagire con gli utenti
  • Pensare costantemente e attivamente agli elementi visivi: fai risaltare visibilmente pulsanti e offerte
  • Concentrarsi sulla fornitura di prestazioni elevate, anche se gli utenti non se ne accorgeranno a meno che le prestazioni non stiano andando bene. Ad esempio, i tempi di caricamento della pagina, che influenzano quanto gli utenti permangono nella pagina, interagiscono con la pagina, convertono. Allo stesso modo l’ottimizzazione delle pagine per una navigazione fluida contribuirà in maniera efficace all’aumento delle prestazioni complessive e dell’esperienza utente.

Fornire un’esperienza utente progressivamente migliore

La complessità dell’esperienza utente non è da sottovalutare.

I consumatori si aspettano sempre di più e si aspettano di compiere esperienze di navigazione personalizzate.

La progettazione deriva dai dati e dalle intuizioni dell’esperienza utente e si evolve costantemente per offrire un’esperienza utente in continuo miglioramento.

L’utilizzo dei dati del tuo e-commerce per creare una migliore UX richiede un’efficace analisi di dati per approfondire i comportamenti e le interazioni degli utenti, il nostro team è a tua disposizione per fornirti, oltre la consulenza, anche le strategie e le tattiche migliori per avere successo.

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