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SEO e PPC: come sviluppare una strategia multicanale

Spesso si tende a considerare le attività svolte lato SEO contrapposte alle attività di paid advertising. In realtà, sia SEO che PPC sono utilizzati per un obiettivo comune: convertire gli utenti che visitano un sito web in clienti. Infatti la loro sinergia può portare enormi vantaggi in termini economici e di conversione. Ma come implementare una corretta strategia SEO e PPC?

Quali keyword scegliere

Le parole chiave PPC sono suddivise in quattro categorie:

  • Corrispondenza a frase: l’annuncio viene mostrato se ci sono parole diverse prima o dopo la parola chiave che stai prendendo in considerazione. Questo significa che il significato della parola chiave ricercato dagli utenti può essere implicito e le ricerche degli utenti possono essere anche più generiche.
  • Corrispondenza negativa: questa corrispondenza consente di evitare di comparire per una o più parole che non desideri scegliere come target durante la pubblicazione del tuo annuncio.
  • Corrispondenza generica: se non viene definita una corrispondenza specifica, la corrispondenza generica è la tipologia che viene assegnata a tutte le parole chiave acquistate. Con questa corrispondenza Google mostrerà il tuo annuncio anche per ricerche che includono errori di ortografia, sinonimi, ricerche correlate o varianti pertinenti.
  • Corrispondenza esatta: in questo caso gli annunci vengono pubblicati per ricerche corrispondenti al termine esatto o alle sue varianti simili (una parola/frase esatta che desideri scegliere come target).

Quali metriche monitorare

  • Volume di ricerca: quante volte una parola è stata cercata su base mensile.
  • Competizione: ciò per cui si classificano gli altri nella tua nicchia.
  • Costo per clic: quanto costa quando qualcuno fa clic sul tuo collegamento.
  • ROI: qual è il ritorno medio sull’investimento sia per PPC che per SEO.
  • Impressioni organiche: quante volte un sito viene visualizzato in una pagina dei risultati di un motore di ricerca.
  • Clic organici: quante persone hanno visto il tuo sito tramite la ricerca organica e hanno cliccato su di esso.
  • CTR organico: questo termine va di pari passo con quello sopra. La percentuale di clic organica riguarda la percentuale di persone che hanno cliccato sulla tua pagina quando l’hanno vista nei risultati di ricerca.
  • Posizione organica: quando determini la posizione organica di una determinata parola chiave, puoi vedere quali parole chiave vengono classificate nei primi 100 risultati di Google. Questo rapporto aiuta anche a raccogliere dati utili sulla classifica dei concorrenti.
  • CTR a pagamento: la percentuale di clic a pagamento è la stessa della percentuale di clic organica ma per gli annunci. È la percentuale di persone che hanno fatto clic sul tuo annuncio dopo averlo visualizzato.
  • Dati sulle conversioni: sono fondamentali per migliorare i tuoi contenuti e la tua messaggistica. Una conversione è un punto in cui un destinatario esegue una determinata azione. Potrebbe essere la compilazione di un modulo o la prenotazione di una chiamata. I dati di conversione vengono comunemente monitorati in Google Analytics.

SEO e PPC: come trovare le parole chiave

E ora la parte più importante di questo intero processo: trovare le parole chiave che possono funzionare sia per PPC che per SEO.

Mentre esegui la keyword research, assicurati di utilizzare il rapporto “Termini di ricerca” di Google Ads. Questa parte di Google Ads ti consente di visualizzare i termini di ricerca che hanno attivato i tuoi annunci, facilitando la ricerca di parole chiave “in tempo reale”, e vedere quali termini di ricerca sono di tendenza. Se lo stesso tipo di parole chiave si ripete, probabilmente vale la pena approfondire come puoi utilizzare queste parole chiave nella tua strategia di content marketing.

Durante questo processo, comprendi la fase del percorso del cliente di ciascuna parola chiave: quanto sono vicini all’acquisto gli utenti? Sono nella fase MoFu (al centro del funnel) o ToFu (parte superiore del funnel)?

Cerca di capire l’intento di ricerca per ciascuna parola chiave e crea una landing page su cui far atterrare gli utenti per aumentare in questo modo la quantità di conversioni e lead generati. Domandati quali parole chiave hanno query di ricerca più elevate e quali hanno una concorrenza maggiore. A seconda del budget pubblicitario e del ranking, puoi affinare le tue strategie SEO e PPC di conseguenza. Controlla le SERP per le parole chiave che si classificano sia organicamente che con pubblicità a pagamento con contenuti simili: è utile classificarsi per le keyword sia a pagamento che organicamente? Dovresti concentrare le tue risorse o creare contenuti che funzionino per entrambi? Dipende.

Dipende dalla tua strategia, dal pubblico di destinazione, dalla concorrenza per le keyword, dagli obiettivi aziendali generali.

Come implementare la tua strategia SEO e PPC

Ottimizza gli sforzi SEO mirando a parole chiave con tassi di conversione più elevati. Le parole chiave che hanno un volume di ricerca elevato e tassi di conversione più alti hanno maggiori probabilità di generare risultati migliori in termini di fatturato.

Migliora gli sforzi PPC allineando gli annunci con l’intento di ricerca organico. Ad esempio, supponi di scoprire una parola chiave specifica con un tasso di conversione elevato per la tua campagna PPC. Con questi dati, puoi facilmente incorporare quella parola chiave nella tua strategia di content marketing per rafforzare i tuoi sforzi SEO.

Aumentando il traffico verso il tuo sito tramite PPC, puoi analizzare ulteriormente la tua strategia SEO e capire quali tipi di contenuto sono più interessanti per il tuo pubblico, quali pagine non funzionano e quali invece stanno ottenendo il maggior numero di conversioni. Il monitoraggio degli eventi ci consente di vedere l’impatto degli sforzi SEO e PPC. Di conseguenza, potremmo determinare gli URL migliori per ciascuna campagna PPC e comprendere in quale momento gli utenti abbandonano la pagina.

Seguendo i passaggi precedenti, puoi iniziare a unire le tue strategie SEO e PPC al fine di generare più lead e vendite.

In conclusione:

  • Trova parole chiave ad alta conversione da PPC e incorporale nella tua strategia SEO
  • Crea contenuti che convertono sia tramite canali organici che a pagamento
  • Implementa e monitora la tua strategia

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Usabilità del sito web: cos’è e perché è importante

Il concetto di usabilità fa riferimento al grado di facilità di utilizzo delle interfacce utente e costituisce un aspetto fondamentale per determinare la sopravvivenza e il successo di un sito web. Infatti, se gli utenti incontrano delle difficoltà nel reperire le informazioni di cui necessitano, se si perdono tra le pagine o se i contenuti non rispondono alle loro query di ricerca abbandoneranno il tuo sito senza navigarlo.

Quali sono gli elementi che definiscono la facilità di utilizzo di un sito web

Per garantire una buona esperienza di navigazione agli utenti ci sono diversi fattori che devono essere tenuti in considerazione:

  • Intuitività del design, ovvero realizzare un’architettura di navigazione semplice e immediata che consenta agli utenti di navigare quasi senza sforzo.
  • Efficienza d’uso, ovvero la velocità con cui un utente può eseguire delle azioni dopo averne appreso il funzionamento e aver familiarizzato con l’interfaccia.  
  • Facilità di apprendimento che determina quanto è semplice per gli utenti portare a termine delle attività sin dal primo approccio con un sito web o un app.

Nell’Europa Web Guide, la Commissione Europea ha ulteriormente definito i principi essenziali per garantire una buona usabilità di un sito web:

  1. La reperibilità delle informazioni
  2. L’accessibilità e l’usabilità dei servizi
  3. La coerenza del sito
  4. La logica che regola la struttura di un sito
  5. La presenza di funzioni di ricerca

Come valutare l’usabilità

L’unico modo per capire se l’esperienza utente è di alta qualità è testarla in ogni fase del processo.

Le opportunità di testing includono strumenti e attività come:

  • Mappe di calore per visualizzare graficamente le azioni compiute dagli utenti all’interno di una pagina
  • Focus group, sondaggi o interviste per capire quali sono le aspettative degli utenti
  • Test wireframe per valutare la navigazione
  • First-clic testing
  • Sondaggi sulla soddisfazione

Usabilità e SEO

L’usabilità è strettamente correlata alla SEO, infatti, godere di una buona usabilità aiuta a migliorare il tasso di conversione del sito web e di conseguenza migliorarne la visibilità in SERP.

A questo proposito, è importante predisporre una chiara architettura dell’informazione impostando una pagina principale designata per ogni elemento di interesse; aggiornare frequentemente i contenuti; evitare il keyword stuffing e altre pratiche di black hat SEO e offrire URL stabili in modo tale che altri siti riescano a collegarsi a ciascun contenuto chiave.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’ottimizzazione tecnica del sito per assicurare l’usabilità e l’accessibilità da parte di Googlebot e degli altri crawler.

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Blocco dei cookie posticipato al 2024

Il progetto Google Privacy Sandbox, che venne annunciato nel 2019 e che prevedeva l’eliminazione dei cookie di terze parti entro il 2022, è stato posticipato al 2024.

Il blocco dei cookie prevedeva l’implementazione di nuove tecnologie, tra queste il passaggio ai FLoC (Federated Learning of Cohorts). Questo sistema però mostrava diverse criticità e per questo motivo venne proposto un nuovo meccanismo basato sui Topic, ovvero sugli argomenti di interesse degli utenti.

Tuttavia Firefox e Safari, due dei browser più utilizzati, non accettano già da tempo i cookie di terze parti e gli utenti spesso rifiutano l’utilizzo dei cookie con evidenti conseguenze sulla possibilità di targettizzare e segmentare il pubblico per interessi.

Alternative possibili dopo l’eliminazione dei cookie di terze parti

Ad agosto, Google ha esteso il nuovo set di API che consentono di bilanciare il rispetto della privacy con le esigenze dell’advertising online che rappresenta il core business di Google e altre grandi aziende della Silicon Valley. Se si utilizza una versione beta di Chrome è già possibile abilitarne alcune, come le Topics AI che raccolgono interessi generali per indirizzare pubblicità più vicine ai propri interessi ma senza ledere la privacy degli utenti. L’obiettivo è quello di poter rinunciare ai cookie di terze parti, pur continuando a garantire agli inserzionisti gli stessi risultati competitivi delle pubblicità su Google garantendo però un maggior livello di privacy.

Per chi si occupa di advertising, il rinvio del blocco dei cookie su Chrome è una notizia positiva che consentirà di avere più tempo per poter sviluppare delle strategie alternative per la targetizzazione e prepararsi alla transizione affiancando il targeting contestuale a quello basato sui cookie. In questo modo sarà possibile fare A/B test tra linee di campagne cookie e contextual.

Il targeting contestuale

Il targeting contestuale esiste già da un paio di decenni ma ha acquisito maggior rilevanza negli ultimi tempi per il digital advertising in un contesto post-cookie. Come funziona? Il targeting contestuale collega un annuncio a una pagina di sito web in base al contenuto di questa pagina. La logica che sta dietro a questo approccio è che si punta a raggiungere un’audience che è potenzialmente interessata alla tua offerta poiché sta leggendo o guardando un contenuto che è collegato a quello che offri tu. Grazie ai progressi compiuti nell’intelligenza artificiale è possibile avere una conoscenza più approfondita del contesto e del sentiment di tutte le pagine. Oltre all’analisi del testo, l’IA riesce ad analizzare immagini, audio, video e comprenderne anche il significato. L’aspetto positivo è che l’annuncio appare meno intrusivo poiché è collegato al contenuto di cui si sta usufruendo in quel momento. Dunque questo strumento potrebbe rivelarsi una risorsa fondamentale per mettersi in contatto con gli utenti attraverso nuove modalità anche in un contesto cookieless.

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Come promuovere il tuo brand con una strategia di TikTok Marketing

La notorietà di TikTok sta crescendo in maniera esponenziale grazie alla sua capacità di coinvolgere gli utenti in maniera semplice e divertente. Questa piattaforma si rivela uno strumento interessante non solo per i creator ma anche per le aziende. Infatti, TikTok può essere utilizzato per promuovere la propria attività, incrementare follower, visibilità, traffico e acquisti.

Cosa fare per implementare una strategia di TikTok Marketing?

1. Aprire un profilo aziendale

Ottimizza il tuo account affinché ogni singola parte rispecchi la tua attività, i valori del tuo brand e il tuo Tone Of Voice, in particolare fai attenzione ai seguenti elementi:

  • Il nome utente deve corrispondere a quello utilizzato sugli altri profili social
  • La biografia deve essere rappresentativa della tua storia e deve essere utile a spiegare brevemente agli utenti di cosa ti occupi.
  • L’immagine del profilo deve essere riconoscibile del tuo marchio.
  • Inserisci il link e collegalo agli altri social dell’azienda per condurre gli utenti verso le altre piattaforme e aiutarli a trovare maggiori informazioni riguardo la tua attività.

2. Creare contenuti coinvolgenti

L’autenticità e l’immediatezza sono le chiavi del successo di TikTok ma per creare contenuti accattivanti, originali e interessanti con costanza è necessario formulare una strategia di content marketing ed elaborare un piano editoriale ad hoc.

3. Lanciare una hashtag challenge

Utilizza le challenge per coinvolgere i tuoi utenti e promuovere la tua attività. Inventa un hashtag e incoraggia i tuoi follower a creare contenuti e condividerli.

Tuttavia ci sono alcune regole che devi tenere a mente:

  • Il contenuto deve essere interattivo
  • Le sfide dovrebbero essere semplici da eseguire
  • Il video deve essere divertente e simpatico
  • Dovrebbe esserci un premio in palio.

4. Collaborare con altri TikToker

Per aumentare la visibilità del tuo profilo potresti collaborare con altre aziende o persone che hanno i tuoi stessi valori o appartengono alla tua nicchia.

In conclusione, TikTok è una piattaforma in costante crescita e rappresenta un ottimo canale per fare lead generation e aumentare la brand awareness. Se vuoi saperne di più o desideri implementare una strategia di marketing per trarre il massimo da questa piattaforma, CONTATTACI!

Canonical url: cos’è e come utilizzarlo per evitare contenuti duplicati

I contenuti duplicati sono contenuti che risultano essere identici, o simili, ad un’altra pagina che risiede nello stesso sito o in un sito esterno.

Quando il motore di ricerca scansiona il sito per indicizzarlo stabilisce quale delle due pagine è più esaustiva attribuendo ad essa il cosiddetto “Canonicarl URL“. Questo ha un effetto immediato sul posizionamento poiché il crawler esaminerà la pagina a cui è stata attribuita la carica di URL canonico e non si soffermerà ad analizzare il contenuto che riconosce come duplicato.

Canonical URL: cos’è e perché dovresti usarlo

Il canonical URL è un elemento HTML che indica al motore di ricerca qual è il contenuto principale che si intende indicizzare per distinguerlo da altri contenuti simili.

Se non si indica il canonical, Google potrebbe scegliere l’URL sbagliato e dunque penalizzare il contenuto che ritieni maggiormente strategico per i tuoi obiettivi di marketing. Inoltre, utilizzare questo attributo nella maniera corretta ti aiuterà a migliorare le performance del tuo sito web.

Canonical e Redirect 301: le differenze

Ciò che distingue il rel canonical dal redirect 301 sono gli obiettivi e i risultati che l’utente visualizza.

Quando si reindirizza dall’URL 1 all’URL 2 l’utente viene diretto verso il secondo URL e di conseguenza non vedrà il contenuto dell’URL 1.

Invece quando si applica un rel canonical all’URL 1 che punta verso l’URL 2, l’utente continuerà a visualizzare entrambe le pagine e potrà usufruire di tutti i contenuti presenti all’interno delle stesse ma Google vedrà solo quella che riconosce come canonical.

Vantaggi SEO derivanti dall’utilizzo del rel canonical

Il rel canonical svolge un ruolo fondamentale per la SEO perché:

  • aiuta a gestire e organizzare i contenuti del sito web o dell’e-commerce
  • agevola il crawler a orientarsi e ne aumenta l’efficienza ottimizzando il crawl budget
  • evita la cannibalizzazione delle URL

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Click Through Rate: cos’è e perché è importante

Cos’è il CTR

Il CTR, click through rate, è un indicatore che consente di misurare la percentuale di clic in relazione al numero di impression (visualizzazioni) che un qualunque annuncio pubblicitario genera.

Su Facebook, all’interno del business manager, esistono diverse tipologie di CTR:

  • CTR (tutti i clic)
  • CTR (tasso di clic sul link)
  • CTR unico (tasso di clic sul link)
  • CTR (tasso di clic) in uscita
  • CTR per clic unici in uscita
  • CTR unico (tutti i clic)

Come calcolare i CTR nelle Facebook Ads

È possibile distinguere 3 tipologie principali di CTR:

  1. CTR all: indica il rapporto percentuale tra il numero di impression di un’inserzione e il numero di clic che sono stati registrati su di essa. Questa metrica consente di analizzare il tasso di interazione generato da un’inserzione.

Formula: click all/impressions x100.

  • CTR link: misura la relazione tra il numero di impression di un’inserzione e il numero di clic sul link dell’inserzione che conduce l’utente verso la destinazione impostata (es. chat, modulo, esperienza interattiva o landing page specifica).

Questa metrica è molto utile per capire qual è la percentuale di utenti che cliccano sulle call to action dell’inserzione. Più il CTR è alto e maggiore è il numero di utente che riusciremo a portare a destinazione a parità di spesa.

Formula: link clicks/impressions x100

  • Outbound CTR: stima il rapporto percentuale tra il numero di impressions di un’inserzione e il numero di outbound clicks.

Questa metrica consente di capire quante persone visitano il nostro e-commerce.

Formula: outbound clicks/impressions x100

Perché il CTR è una metrica così importante

Il CTR ci consente di capire quanto il messaggio sia interessante per il nostro target di riferimento. Inoltre, il CTR è strettamente correlato ad una seconda metrica che è il costo per clic (CPC). Maggiore è il tasso di clic e più il CPC diminuirà (a parità di CPM).

Come migliorare il CTR

Di seguito ti forniremo alcune indicazioni per aiutarti a migliorare il tuo click through rate.

  1. Scrivi un copy efficace. Il copy deve essere semplice, diretto, chiaro. Presta molta attenzione soprattutto alle prime righe del tuo copy, sono le prime che i tuoi utenti vedranno senza espandere il testo.
  2. Utilizza recensioni e testimonianze: leggere recensioni positive sul tuo prodotto o servizio rassicurerà i tuoi potenziali clienti.
  3. Utilizza creatività con immagini e video: analizza le creatività che hanno performato meglio in passato, identifica quali sono gli elementi che hanno in comune (es. disposizione degli elementi, colore, elementi testuali) e parti da questi per impostarne di nuove.

Hai ancora dei dubbi? CONTATTACI per una consulenza!

First Party Cookies: cosa sono

I First Party Cookies o cookie di prima parte sono un piccolo insieme di dati che il browser crea e scambia con un server web dedicato. L’accesso a questi dati lo ha solamente il server in questione.
In questo modo il sito web è in grado di riconoscere e utilizzare automaticamente i dati di navigazione degli utenti ottenendo informazioni interessanti relative al loro comportamento e ai loro interessi.

I cookie di prima parte si distinguono in cookie di sessione, la cui vita dura il tempo di una sessione, e gli altri la cui durata può arrivare a diversi anni. È bene ricordare che un first party cookie viene creato e resta visibile solo da chi gestisce il sito web, questo è ciò che li distingue dai cookie di terze parti o third party cookies.

Quali sono i vantaggi per gli utenti?

Il principale vantaggio dei cookie di prima parte riguarda la capacità di rendere la navigazione degli utenti più piacevole e coinvolgente.

Infatti, con i cookie di prima parte:
I dati di login vengono salvati in automatico, rendendo il processo di login più veloce
Le maschere di ricerca mostrano i termini di ricerca che sono già stati cercati così da muoversi più velocemente all’interno del sito web.

Le impostazioni d’accesso vengono salvate, dunque non è necessario reimpostare la lingua desiderata da capo.

È bene ricordare che il first party cookie smette di funzionare non appena si lascia il sito in questione, solo alla visita successiva viene letto e ampliato.

Quali sono i vantaggi per i marketer?

I cookie di prima parte forniscono informazioni utili sul comportamento degli utenti e aiutano a migliorare la fruizione dei contenuti di un sito web. Infatti, attraverso i cookie si possono ottenere:

  • Dati comportamentali degli utenti
  • Informazioni statistiche anche riferite al singolo utente
  • Dati personali degli utenti o del singolo utente

Tuttavia, per installare questa categoria di cookie serve il consenso dell’utente che deve essere messo nella condizione di scegliere se acconsentire all’installazione dei cookie o meno.

Per ottenere il rilascio di cookie di profilazione di prima parte è necessario predisporre un banner nel quale gli utenti vengono informati del fatto che il sito rilascia questo genere di cookie. Il banner deve fornire un link che rimanda all’informativa cookie del sito e l’utente deve poter scegliere se abilitare o disabilitare il cookie.

Sfruttare i first party data può rivelarsi molto vantaggioso ma solo se fatto nella maniera corretta! CONTATTACI e ti aiuteremo a scegliere la soluzione più adatta al tuo brand.

Analisi competitiva SEO: cos’è e perché è importante

Come eseguire un’analisi competitiva SEO

L’analisi competitiva SEO è il processo di identificazione dei punti di forza e di debolezza del tuo sito web e di quello dei tuoi concorrenti. Proprio come una tipica analisi competitiva, è utile per scoprire eventuali divari tra te e il tuo concorrente ma invece di concentrarti sulla strategia di marketing, ti concentrerai sulla strategia SEO.

Un’analisi della concorrenza può aiutarti a:

  • Confrontare le tue attuali prestazioni SEO
  • Identificare le aree di miglioramento nella tua strategia SEO
  • Rivelare eventuali lacune o punti deboli della concorrenza
  • Scoprire le strategie vincenti dei tuoi concorrenti

Perché l’analisi competitiva SEO è importante

L’esecuzione di un’analisi competitiva consente di esaminare il mercato, i concorrenti e capire come funziona l’attuale panorama di ricerca per parole chiave importanti. Anche se sei già in cima ai risultati di ricerca per le parole chiave più importanti, dovrai monitorare le tue prestazioni SEO per assicurarti di non perdere il tuo posizionamento rispetto a un concorrente.

Come eseguire un’analisi della concorrenza SEO

  • Trova i tuoi concorrenti

Inizia facendo un elenco di chi consideri i tuoi concorrenti. Cerca di concentrarti sui siti web che si classificano in alto o più spesso per le keyword target principali. Con un’analisi competitiva SEO, è importante ricordare che il tuo più grande concorrente potrebbe non essere sempre quello che si posiziona tra i primi risultati di ricerca.

Concentrati sui concorrenti che possono avere un impatto maggiore sul tuo traffico. Analizza le prime pagine dei tuoi concorrenti e domandati: quali pagine si classificano per il maggior numero di parole chiave? Quali pagine hanno più traffico? A volte i concorrenti possono indirizzare traffico considerevole verso una particolare pagina o un insieme di pagine. Presta particolare attenzione alle parole chiave per le quali sei già classificato, ma non così come i tuoi concorrenti. Prendi nota in particolare delle parole chiave in cui sei solo una o due posizioni dietro il tuo concorrente principale.

Identifica i punti di forza e di debolezza di ciascuno dei tuoi concorrenti considerando questi fattori:

  • Autorità

Quanto è autorevole il tuo sito rispetto ai tuoi concorrenti?

Se il tuo concorrente ha un’autorità molto più alta del tuo sito, avrai più difficoltà a superarlo per parole chiave altamente competitive.

  • Contenuto

I tuoi concorrenti presentano contenuti di qualità?

Si concentrano sulle pagine dei prodotti? Hanno pagine di supporto?

Esamina manualmente i contenuti di ciascun concorrente per fare un elenco di tutti i punti di forza o di debolezza che noti.

  • E-commerce

I tuoi concorrenti suggeriscono prodotti simili o pertinenti che vengono spesso acquistati insieme? Hanno collegamenti a guide o supporti per il prodotto? 

  • Analisi dei backlink

L’analisi dei backlink è una parte importante dell’analisi competitiva. Quando un concorrente ha un profilo di backlink significativamente migliore, in particolare backlink di alta qualità da siti web affidabili, significa che avrai più difficoltà a competere contro di loro fino a quando non sarai in grado di creare un profilo di backlink simile.

È inoltre essenziale distinguere tra backlink di alta qualità e backlink di bassa qualità, poiché questi ultimi potrebbero penalizzare il tuo sito web.

Dunque, in conclusione, a seconda delle dimensioni del tuo sito e del numero di concorrenti attivi, è importante tenere monitorati i concorrenti e i principali player del mercato.

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Crawl budget: cos’è, come funziona

Come migliorare il ranking grazie al crawl budget

Se hai un sito web o un e-commerce, sicuramente conoscerai l’importanza di avere un buon posizionamento sul motore di ricerca. Per migliorare il tuo ranking si può agire in diversi modi come ad esempio, creando contenuti di qualità, ottenendo un maggior numero di backlink, scrivendo e ottimizzando gli articoli del proprio blog in ottica SEO oppure sfruttando il cosiddetto “crawl budget”.

In questo articolo ti spiegheremo cos’è un “crawl budget” e cosa puoi fare per ottimizzarlo.

Che cos’è un crawl budget?

Il crawl budget è un valore che Google assegna ad un sito web. Si tratta di un vero e proprio budget che potrebbe variare leggermente da un giorno all’altro ma nel complesso resta relativamente stabile. Il numero di pagine che vengono scansionate è generalmente determinato dalle dimensioni, dallo “stato” del tuo sito (quanti errori incontra Google) e dal numero di link che portano al tuo sito.

Come funziona un crawler?

Un crawler come Googlebot ottiene un elenco di URL da cui eseguire la scansione sul tuo sito web, scorre sistematicamente quell’elenco e, una volta che uno spider ha scansionato un URL e ne ha analizzato il contenuto, aggiunge nuovi URL che ha trovato su quella pagina che deve scansionare.

Diversi eventi possono far pensare a Google che un URL debba essere scansionato: potrebbe aver trovato nuovi collegamenti che puntano al contenuto o potrebbe essere stato aggiornato nella mappa del sito XML.

Come capire il valore del tuo crawl budget

Per monitorare le attività di Googlebot sul tuo sito puoi utilizzare Google Search Console. Questo strumento ti consente di capire quante richieste al secondo vengono avanzate al tuo sito dal motore di ricerca.

Sulla Search Console puoi osservare le seguenti statistiche di scansione:

  • Richieste di scansione totali
  • Dimensioni totali di download (byte)
  • Il tempo medio di risposta (ms)

Per quanto riguarda le richieste di scansione totali, maggiore è il valore e meglio è. Per gli altri due valori invece vale il contrario. Dunque ottimizzare il peso delle pagine consente al crawler e soprattutto agli utenti di navigare più velocemente.

Come aumentare il tuo crawl budget

Diamo un’occhiata alle cose che effettivamente migliorano il numero di pagine che Google può scansionare sul tuo sito.

  • Limita la quantità di URL di poco valore presenti sul tuo sito web (pagine che presentano contenuti duplicati, pagine compromesse da hacking, spam)
  • Segnala a Googlebot i parametri degli URL
  • Aggiorna le sitemap
  • Usa i tag hreflang per indicare paese e lingua

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Link building: cos’è e perché è importante per la SEO

Cos’è la link building

La link building è un’attività strategica tesa ad accrescere il numero di link in ingresso verso un sito web che in questo modo acquisisce maggiore autorevolezza agli occhi del motore di ricerca.

La link building è un’attività chiave per la SEO poiché Google è in grado di valutare la quantità, la provenienza, la qualità, la pertinenza e la rilevanza del link e del sito che lo invia. Tuttavia, l’attività di link building deve avvenire in maniera del tutto naturale. L’obiettivo deve essere quello di ottenere link piuttosto che acquistarli o raggiungerli attraverso tecniche manipolative, le cosiddette tecniche “SEO black hat”.

Quali sono i link di qualità

La qualità di un link è determinata da una serie di caratteristiche:

  • popolarità: determinata dal numero di link in ingresso che puntano verso una precisa risorsa
  • rilevanza e autorevolezza del sito: più un sito è popolare e importante, maggiore è il peso dei link di quel sito
  • pertinenza: i contenuti sono in linea con il link in questione
  • trust del sito: si ottengono link da siti ritenuti affidabili e sicuri
  • età dei link: i link “giovani” rappresentano un valore aggiunto

Le principali strategie per una link building efficace

Esistono diverse modalità per fare link building, tra le più importanti annoveriamo:

  • Scrivere articoli ottimizzati per una o più keyword specifiche e che presentino un approfondimento rispetto al tema centrale che si sceglie di trattare nel pezzo o sul sito ospitante
  • Variare la frequenza di link follow e nofollow
  • Puntare sulle citazioni se provengono da fonti autorevoli
  • Utilizzare forum tematici e verticali sugli argomenti trattati sul sito
  • Costruire link interni attraverso anchor text (il testo di ancoraggio è quella porzione di testo a cui viene agganciato il collegamento ipertestuale).

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Video Marketing: le tendenze del 2022

Le tendenze emergenti del video marketing per il 2022 che dovresti conoscere

I video hanno spopolato nel 2020 quando la pandemia ha costretto a rinunciare agli eventi di persona. Oggi, anche se la vita sta tornando alla normalità, la domanda degli utenti verso i contenuti video live è in costante aumento. La possibilità di registrare dei video e caricarli sul proprio profilo social si è affermato come un modo essenziale per i brand per restare in contatto con i consumatori. In particolare, gli utenti dimostrano un interesse maggiore verso i contenuti in diretta. Su Facebook, ad esempio, gli utenti guardano i video in diretta 3 volte più a lungo rispetto ai video preregistrati e i contenuti live generano 6 volte più interazioni. I brand dunque hanno l’opportunità di aumentare l’engagement e ottenere un maggiore vantaggio competitivo sfruttando questa tendenza.

1. Video ottimizzati per la ricerca

La SEO non è una novità, ma per quanto riguarda i video ottimizzati per la ricerca? Una ricerca di mercato ha dimostrato che i video hanno una probabilità 53 volte maggiore di comparire in prima pagina rispetto ad altre tecniche SEO tradizionali e lo stesso Google ora inserisce frammenti di video accanto al 26% dei risultati di ricerca ed è molto più probabile che gli utenti facciano clic su di essi. Quindi, come puoi utilizzare i video per ottimizzare i risultati dei motori di ricerca? Concentrati su tre aree: pertinenza, coerenza e ottimizzazione del back-end. Innanzitutto, assicurati che tutti i tuoi video abbiano un obiettivo chiaro in mente, è importante che sappiano rispondere alle domande degli utenti e che forniscano contenuti utili e interessanti da guardare.

2. Vlog

Sappiamo che lo storytelling è uno dei modi più efficaci per entrare in contatto con i consumatori, sviluppare la personalità del tuo brand e coinvolgere il tuo pubblico e i vlog, o video blog, si rivelano un ottimo strumento per raccontare queste storie. I vlog sono molto utilizzati anche dagli influencer: puoi trovare vlog su qualsiasi argomento, dalla genitorialità allo sport, alla cura degli animali domestici, ai viaggi. Secondo Think with Google, i vlog di viaggio ottengono un coinvolgimento sociale 4 volte maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di contenuto di viaggio su YouTube. I vlog sono una grande opportunità per creare una connessione umana tra i membri del tuo team e il tuo pubblico, mostrare la personalità del tuo brand e coinvolgere gli utenti.

3. Storie sui social

Le storie sui social media offrono moltissimi modi per interagire con gli utenti. Su Instagram ad esempio, le storie hanno completamente cambiato il modo in cui condividiamo le foto e sono un ottimo strumento per fare marketing. Infatti, possono essere utilizzate per invitare gli utenti a scoprire o acquistare i propri prodotti o servizi, inserire dei link che rimandano direttamente al sito web oppure usare la funzione “domande” per interagire con il pubblico e pubblicare sondaggi per capire qual è la loro opinione.

4. Video AR/VR

I contenuti AR e VR sono già in circolazione da un po’, ma stanno finalmente trovando la loro strada nel marketing video mainstream poiché la tecnologia sta diventando più accessibile e i consumatori richiedono contenuti sempre più interattivi. Guardando al futuro, i brand dovranno essere pronti a incorporarlo nelle loro strategie di marketing video poiché i video tradizionali potrebbero non essere sempre sufficienti. La pandemia ha accelerato la crescita di AR e VR poiché i brand di tutti i settori lo hanno utilizzato per creare esperienze virtuali. I negozi al dettaglio offrivano un “prova prima dell’acquisto” virtuale, gli operatori sanitari hanno utilizzato AR e VR per la diagnostica autoguidata e gli insegnanti hanno tenuto gli studenti coinvolti con giochi e attività basati su AR e VR. Proprio come con i video dal vivo, la nostra visione su quali tipi di esperienze possono essere virtuali si è trasformata nell’ultimo anno e mezzo ed è improbabile che i consumatori vogliano rinunciare alla comodità e all’accessibilità fornite da queste opzioni virtuali. AR e VR potrebbero non sostituire mai completamente l’esperienza di persona, ma sono sicuramente un’alternativa molto valida.

5. Video silenziosi

I marketer oggi stanno creando video appositamente per essere guardati in silenzio. Perché? Perché la maggior parte dei video su Facebook (circa l’85%) viene guardato senza audio. Infatti, l’80% dei consumatori dichiara di avere una reazione negativa quando un annuncio riproduce un suono forte inaspettatamente. Le persone guardano video sui loro smartphone ovunque vadano: nelle sale d’attesa affollate, sui mezzi pubblici, nelle aule e persino durante le riunioni. Ciò significa che se vuoi che le persone rimangano a guardare i tuoi contenuti, devi ottimizzarli per la visualizzazione silenziosa. La buona notizia è che la maggior parte delle volte, tutto ciò che serve è l’aggiunta di sottotitoli per mantenere le persone coinvolte. Le persone guardano gli annunci con sottotitoli in media il 12% in più rispetto ai video senza sottotitoli.

Quindi i video possono essere dei validi strumenti da includere all’interno della tua strategia di marketing ma non possono essere l’unico driver di successo per un’azienda. I brand necessitano di una solida strategia di marketing completa e di contenuti accattivanti per ottenere buoni risultati.

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Come risolvere i problemi di indicizzazione

Problemi di indicizzazione: come risolverli

L’indicizzazione è l’attività tecnica che precede il posizionamento e che mostra se una pagina è stata presa in considerazione, analizzata e memorizzata da Google. Creare un sito web e pubblicare con costanza contenuti online non garantisce alle pagine di essere visualizzate tra i risultati di ricerca. Infatti, i web crawler selezionano tutti gli URL che visitano e decidono quali inviare all’indice. Tuttavia, si possono verificare alcuni problemi di indicizzazione che impediscono alle pagine o ai siti web di essere visualizzati correttamente.

Si possono individuare molteplici cause che impediscono a Google di indicizzare correttamente le pagine web, in questo articolo ti forniremo le indicazioni per risolverli e tornare ad avere visibilità sul motore di ricerca.

Tempo di attesa

Il primo aspetto da considerare è il tempo. Infatti, i tempi di indicizzazione non sono immediati, a volte servono giorni o addirittura settimane prima che una risorsa venga aggiunta all’elenco. Dunque, attendi sempre almeno una settimana dall’invio di una Sitemap o dalla richiesta di indicizzazione.

Assenza del nome del dominio

Spesso succede che si utilizzi l’URL sbagliato per un contenuto o si verifichi un’erronea impostazione su WordPress e questo comporta l’assenza di un nome di dominio. Questo problema può essere risolto facilmente attraverso una verifica dell’indirizzo web.

Verifica che il tuo sito web inizi con “https://xxx.xxx”, qualcuno potrebbe digitare un indirizzo IP invece di un nome di dominio e essere reindirizzato al sito dunque controlla che il reindirizzamento sia configurato correttamente. Per fare ciò, potresti aggiungere redirect 301 dalle versioni WWW delle pagine ai rispettivi domini e assicurati di avere un nome di dominio.

Un problema simile potrebbe verificarsi se il sito è indicizzato con un dominio diverso o con sottodominio, ad esempio con http://example.com invece che https://www.example.com.

Contenuti di scarsa qualità

A impedire l’indicizzazione può essere anche la scarsa qualità dei contenuti. Un contenuto per poter essere considerato di qualità, infatti, deve rispondere alle domande dell’utente (implicite o esplicite), fornire informazioni o avere un punto di vista diverso da quelli proposti da altri siti.

Pessima user experience

Un altro aspetto da considerare riguarda l’user experience. Un sito web deve essere responsive, coinvolgente e user-friendly per garantire un sistema di navigazione fluido e semplice da usare, soprattutto a seguito dell’introduzione della Page Experience tra i fattori di ranking.

Problemi tecnici

Tra i principali problemi tecnici troviamo:

  • un linguaggio di programmazione troppo complesso
  • javascript utilizzato in maniera errata
  • blocchi nel file robots.txt
  • impostazioni nei meta tag robots
  • mancato invio di sitemap

Quindi, per fruire di un buon posizionamento sul motore di ricerca, oltre a dedicare tempo alla cura di contenuti, alla SEO tecnica e alla gestione dei link, è importante tenere in considerazione l’indicizzazione per consentire al sito e alle pagine di raggiungere un buon livello di qualità e competere sul motore di ricerca.

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