Crawl budget: cos’è, come funziona

Come migliorare il ranking grazie al crawl budget

Se hai un sito web o un e-commerce, sicuramente conoscerai l’importanza di avere un buon posizionamento sul motore di ricerca. Per migliorare il tuo ranking si può agire in diversi modi come ad esempio, creando contenuti di qualità, ottenendo un maggior numero di backlink, scrivendo e ottimizzando gli articoli del proprio blog in ottica SEO oppure sfruttando il cosiddetto “crawl budget”.

In questo articolo ti spiegheremo cos’è un “crawl budget” e cosa puoi fare per ottimizzarlo.

Che cos’è un crawl budget?

Il crawl budget è un valore che Google assegna ad un sito web. Si tratta di un vero e proprio budget che potrebbe variare leggermente da un giorno all’altro ma nel complesso resta relativamente stabile. Il numero di pagine che vengono scansionate è generalmente determinato dalle dimensioni, dallo “stato” del tuo sito (quanti errori incontra Google) e dal numero di link che portano al tuo sito.

Come funziona un crawler?

Un crawler come Googlebot ottiene un elenco di URL da cui eseguire la scansione sul tuo sito web, scorre sistematicamente quell’elenco e, una volta che uno spider ha scansionato un URL e ne ha analizzato il contenuto, aggiunge nuovi URL che ha trovato su quella pagina che deve scansionare.

Diversi eventi possono far pensare a Google che un URL debba essere scansionato: potrebbe aver trovato nuovi collegamenti che puntano al contenuto o potrebbe essere stato aggiornato nella mappa del sito XML.

Come capire il valore del tuo crawl budget

Per monitorare le attività di Googlebot sul tuo sito puoi utilizzare Google Search Console. Questo strumento ti consente di capire quante richieste al secondo vengono avanzate al tuo sito dal motore di ricerca.

Sulla Search Console puoi osservare le seguenti statistiche di scansione:

  • Richieste di scansione totali
  • Dimensioni totali di download (byte)
  • Il tempo medio di risposta (ms)

Per quanto riguarda le richieste di scansione totali, maggiore è il valore e meglio è. Per gli altri due valori invece vale il contrario. Dunque ottimizzare il peso delle pagine consente al crawler e soprattutto agli utenti di navigare più velocemente.

Come aumentare il tuo crawl budget

Diamo un’occhiata alle cose che effettivamente migliorano il numero di pagine che Google può scansionare sul tuo sito.

  • Limita la quantità di URL di poco valore presenti sul tuo sito web (pagine che presentano contenuti duplicati, pagine compromesse da hacking, spam)
  • Segnala a Googlebot i parametri degli URL
  • Aggiorna le sitemap
  • Usa i tag hreflang per indicare paese e lingua

Desideri avere una consulenza? CONTATTACI!

Link building: cos’è e perché è importante per la SEO

Cos’è la link building

La link building è un’attività strategica tesa ad accrescere il numero di link in ingresso verso un sito web che in questo modo acquisisce maggiore autorevolezza agli occhi del motore di ricerca.

La link building è un’attività chiave per la SEO poiché Google è in grado di valutare la quantità, la provenienza, la qualità, la pertinenza e la rilevanza del link e del sito che lo invia. Tuttavia, l’attività di link building deve avvenire in maniera del tutto naturale. L’obiettivo deve essere quello di ottenere link piuttosto che acquistarli o raggiungerli attraverso tecniche manipolative, le cosiddette tecniche “SEO black hat”.

Quali sono i link di qualità

La qualità di un link è determinata da una serie di caratteristiche:

  • popolarità: determinata dal numero di link in ingresso che puntano verso una precisa risorsa
  • rilevanza e autorevolezza del sito: più un sito è popolare e importante, maggiore è il peso dei link di quel sito
  • pertinenza: i contenuti sono in linea con il link in questione
  • trust del sito: si ottengono link da siti ritenuti affidabili e sicuri
  • età dei link: i link “giovani” rappresentano un valore aggiunto

Le principali strategie per una link building efficace

Esistono diverse modalità per fare link building, tra le più importanti annoveriamo:

  • Scrivere articoli ottimizzati per una o più keyword specifiche e che presentino un approfondimento rispetto al tema centrale che si sceglie di trattare nel pezzo o sul sito ospitante
  • Variare la frequenza di link follow e nofollow
  • Puntare sulle citazioni se provengono da fonti autorevoli
  • Utilizzare forum tematici e verticali sugli argomenti trattati sul sito
  • Costruire link interni attraverso anchor text (il testo di ancoraggio è quella porzione di testo a cui viene agganciato il collegamento ipertestuale).

Hai dei dubbi? CONTATTACI!

Video Marketing: le tendenze del 2022

Le tendenze emergenti del video marketing per il 2022 che dovresti conoscere

I video hanno spopolato nel 2020 quando la pandemia ha costretto a rinunciare agli eventi di persona. Oggi, anche se la vita sta tornando alla normalità, la domanda degli utenti verso i contenuti video live è in costante aumento. La possibilità di registrare dei video e caricarli sul proprio profilo social si è affermato come un modo essenziale per i brand per restare in contatto con i consumatori. In particolare, gli utenti dimostrano un interesse maggiore verso i contenuti in diretta. Su Facebook, ad esempio, gli utenti guardano i video in diretta 3 volte più a lungo rispetto ai video preregistrati e i contenuti live generano 6 volte più interazioni. I brand dunque hanno l’opportunità di aumentare l’engagement e ottenere un maggiore vantaggio competitivo sfruttando questa tendenza.

1. Video ottimizzati per la ricerca

La SEO non è una novità, ma per quanto riguarda i video ottimizzati per la ricerca? Una ricerca di mercato ha dimostrato che i video hanno una probabilità 53 volte maggiore di comparire in prima pagina rispetto ad altre tecniche SEO tradizionali e lo stesso Google ora inserisce frammenti di video accanto al 26% dei risultati di ricerca ed è molto più probabile che gli utenti facciano clic su di essi. Quindi, come puoi utilizzare i video per ottimizzare i risultati dei motori di ricerca? Concentrati su tre aree: pertinenza, coerenza e ottimizzazione del back-end. Innanzitutto, assicurati che tutti i tuoi video abbiano un obiettivo chiaro in mente, è importante che sappiano rispondere alle domande degli utenti e che forniscano contenuti utili e interessanti da guardare.

2. Vlog

Sappiamo che lo storytelling è uno dei modi più efficaci per entrare in contatto con i consumatori, sviluppare la personalità del tuo brand e coinvolgere il tuo pubblico e i vlog, o video blog, si rivelano un ottimo strumento per raccontare queste storie. I vlog sono molto utilizzati anche dagli influencer: puoi trovare vlog su qualsiasi argomento, dalla genitorialità allo sport, alla cura degli animali domestici, ai viaggi. Secondo Think with Google, i vlog di viaggio ottengono un coinvolgimento sociale 4 volte maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di contenuto di viaggio su YouTube. I vlog sono una grande opportunità per creare una connessione umana tra i membri del tuo team e il tuo pubblico, mostrare la personalità del tuo brand e coinvolgere gli utenti.

3. Storie sui social

Le storie sui social media offrono moltissimi modi per interagire con gli utenti. Su Instagram ad esempio, le storie hanno completamente cambiato il modo in cui condividiamo le foto e sono un ottimo strumento per fare marketing. Infatti, possono essere utilizzate per invitare gli utenti a scoprire o acquistare i propri prodotti o servizi, inserire dei link che rimandano direttamente al sito web oppure usare la funzione “domande” per interagire con il pubblico e pubblicare sondaggi per capire qual è la loro opinione.

4. Video AR/VR

I contenuti AR e VR sono già in circolazione da un po’, ma stanno finalmente trovando la loro strada nel marketing video mainstream poiché la tecnologia sta diventando più accessibile e i consumatori richiedono contenuti sempre più interattivi. Guardando al futuro, i brand dovranno essere pronti a incorporarlo nelle loro strategie di marketing video poiché i video tradizionali potrebbero non essere sempre sufficienti. La pandemia ha accelerato la crescita di AR e VR poiché i brand di tutti i settori lo hanno utilizzato per creare esperienze virtuali. I negozi al dettaglio offrivano un “prova prima dell’acquisto” virtuale, gli operatori sanitari hanno utilizzato AR e VR per la diagnostica autoguidata e gli insegnanti hanno tenuto gli studenti coinvolti con giochi e attività basati su AR e VR. Proprio come con i video dal vivo, la nostra visione su quali tipi di esperienze possono essere virtuali si è trasformata nell’ultimo anno e mezzo ed è improbabile che i consumatori vogliano rinunciare alla comodità e all’accessibilità fornite da queste opzioni virtuali. AR e VR potrebbero non sostituire mai completamente l’esperienza di persona, ma sono sicuramente un’alternativa molto valida.

5. Video silenziosi

I marketer oggi stanno creando video appositamente per essere guardati in silenzio. Perché? Perché la maggior parte dei video su Facebook (circa l’85%) viene guardato senza audio. Infatti, l’80% dei consumatori dichiara di avere una reazione negativa quando un annuncio riproduce un suono forte inaspettatamente. Le persone guardano video sui loro smartphone ovunque vadano: nelle sale d’attesa affollate, sui mezzi pubblici, nelle aule e persino durante le riunioni. Ciò significa che se vuoi che le persone rimangano a guardare i tuoi contenuti, devi ottimizzarli per la visualizzazione silenziosa. La buona notizia è che la maggior parte delle volte, tutto ciò che serve è l’aggiunta di sottotitoli per mantenere le persone coinvolte. Le persone guardano gli annunci con sottotitoli in media il 12% in più rispetto ai video senza sottotitoli.

Quindi i video possono essere dei validi strumenti da includere all’interno della tua strategia di marketing ma non possono essere l’unico driver di successo per un’azienda. I brand necessitano di una solida strategia di marketing completa e di contenuti accattivanti per ottenere buoni risultati.

Hai bisogno di una consulenza? CONTATTACI!

Come risolvere i problemi di indicizzazione

Problemi di indicizzazione: come risolverli

L’indicizzazione è l’attività tecnica che precede il posizionamento e che mostra se una pagina è stata presa in considerazione, analizzata e memorizzata da Google. Creare un sito web e pubblicare con costanza contenuti online non garantisce alle pagine di essere visualizzate tra i risultati di ricerca. Infatti, i web crawler selezionano tutti gli URL che visitano e decidono quali inviare all’indice. Tuttavia, si possono verificare alcuni problemi di indicizzazione che impediscono alle pagine o ai siti web di essere visualizzati correttamente.

Si possono individuare molteplici cause che impediscono a Google di indicizzare correttamente le pagine web, in questo articolo ti forniremo le indicazioni per risolverli e tornare ad avere visibilità sul motore di ricerca.

Tempo di attesa

Il primo aspetto da considerare è il tempo. Infatti, i tempi di indicizzazione non sono immediati, a volte servono giorni o addirittura settimane prima che una risorsa venga aggiunta all’elenco. Dunque, attendi sempre almeno una settimana dall’invio di una Sitemap o dalla richiesta di indicizzazione.

Assenza del nome del dominio

Spesso succede che si utilizzi l’URL sbagliato per un contenuto o si verifichi un’erronea impostazione su WordPress e questo comporta l’assenza di un nome di dominio. Questo problema può essere risolto facilmente attraverso una verifica dell’indirizzo web.

Verifica che il tuo sito web inizi con “https://xxx.xxx”, qualcuno potrebbe digitare un indirizzo IP invece di un nome di dominio e essere reindirizzato al sito dunque controlla che il reindirizzamento sia configurato correttamente. Per fare ciò, potresti aggiungere redirect 301 dalle versioni WWW delle pagine ai rispettivi domini e assicurati di avere un nome di dominio.

Un problema simile potrebbe verificarsi se il sito è indicizzato con un dominio diverso o con sottodominio, ad esempio con http://example.com invece che https://www.example.com.

Contenuti di scarsa qualità

A impedire l’indicizzazione può essere anche la scarsa qualità dei contenuti. Un contenuto per poter essere considerato di qualità, infatti, deve rispondere alle domande dell’utente (implicite o esplicite), fornire informazioni o avere un punto di vista diverso da quelli proposti da altri siti.

Pessima user experience

Un altro aspetto da considerare riguarda l’user experience. Un sito web deve essere responsive, coinvolgente e user-friendly per garantire un sistema di navigazione fluido e semplice da usare, soprattutto a seguito dell’introduzione della Page Experience tra i fattori di ranking.

Problemi tecnici

Tra i principali problemi tecnici troviamo:

  • un linguaggio di programmazione troppo complesso
  • javascript utilizzato in maniera errata
  • blocchi nel file robots.txt
  • impostazioni nei meta tag robots
  • mancato invio di sitemap

Quindi, per fruire di un buon posizionamento sul motore di ricerca, oltre a dedicare tempo alla cura di contenuti, alla SEO tecnica e alla gestione dei link, è importante tenere in considerazione l’indicizzazione per consentire al sito e alle pagine di raggiungere un buon livello di qualità e competere sul motore di ricerca.

Hai bisogno di una consulenza? CONTATTACI!

Conversational marketing: caratteristiche e vantaggi

Conversational marketing: cos’è

Il conversational marketing è un approccio di marketing che si basa sulla conversazione tra l’azienda e i clienti. Sostenere un dialogo con i propri clienti consente di creare relazioni profonde, conoscere e rispondere tempestivamente ai loro bisogni. Infatti, ciò che genera maggiori vendite è la capacità di creare un’emozione, instaurare un rapporto con il proprio target di riferimento e personalizzare le loro esperienze di acquisto.

Gli strumenti del conversational marketing

Il conversational marketing viene spesso erroneamente associato solo alla live chat ma in realtà si compone di molteplici strumenti. La connessione con i clienti, infatti, avviene attraverso piattaforme diverse che danno la possibilità agli utenti di interagire con l’azienda in qualsiasi momento.

  • Social Media
    Sempre più persone si rivolgono alle pagine ufficiali o si servono di messaggi privati per comunicare con le aziende, chiedere informazioni e ricevere assistenza.
  • Live chat
    La live chat si rivela un’opzione perfetta per interagire con i clienti nel momento in cui mostrano interesse rispetto ai prodotti o ai servizi offerti. è un canale di comunicazione molto efficace che consente di automatizzare il processo di risposta e può essere connessa direttamente con un membro dell’assistenza per ricevere informazioni e consigli in tempo reale.
  • Chatbot
    I chatbot sono programmi software che sono in grado di gestire conversazioni riproducendo il linguaggio naturale, possono essere programmati con messaggi predefiniti e offrono la possibilità di essere reperibili a qualsiasi ora del giorno. Inoltre, i chatbot possono convertire lead guidando l’utente verso determinati servizi, alcuni sono programmati per capire il motivo per cui gli utenti abbandonano il loro carrello senza che la transazione vada a buon fine e altri servono per comprendere il livello di soddisfazione degli utenti raccogliendo informazioni sugli utenti, sulle loro abitudini e preferenze di consumo.

Caratteristiche del conversational marketing

Per ottenere dei risultati soddisfacenti è necessario ottimizzare continuamente la tua strategia. Di seguito elencheremo tutto ciò che non dovrebbe mai mancare per avviare un conversational marketing di successo:

  • Accessibilità: dare la possibilità ai clienti di avviare facilmente una conversazione.
  • Reperibilità 24/7: gli utenti potrebbero incontrare un problema in qualsiasi momento della giornata, dunque la possibilità di mettersi in contatto h24 con l’azienda è molto apprezzata.
  • Efficienza: fornire ad una moltitudine di clienti lo stesso servizio contemporaneamente.
  • Personalizzazione: ogni problema o richiesta dovrebbero essere affrontati nel minor tempo possibile e customizzata per ciascun cliente.
  • Empatia: l’empatia fa sentire i clienti compresi e apprezzati. Prima di fornire una risposta, bisognerebbe accertarsi di aver compreso il problema e successivamente fornire una soluzione.

Vantaggi

Il conversational marketing può aiutarti a:

  • Aumentare il numero di lead generati dal sito
  • Incrementare le opportunità di vendita
  • Migliorare l’esperienza di navigazione

Scopri come adattare l’approccio del marketing conversazionale alla tua strategia e raggiungere i tuoi obiettivi di business! CONTATTACI!

Universal Analytics e il passaggio definitivo a GA4

Universal Analytics: cosa succede dopo il 1° luglio 2023

Le proprietà Universal Analytics standard non raccoglieranno più dati a partire dal 1° luglio 2023. Tuttavia, fino al 1° luglio 2023 potrai utilizzare Universal Analytics e continuare a raccogliere dati. Dopo questa data potrai continuare a usare UA per almeno sei mesi ma si renderà necessario il passaggio a Google Analytics 4.

Se il tuo account Google Ads e la proprietà Universal Analytics sono collegati, ricordati che i dati di Universal Analytics non verranno più trasmessi a Google Ads, dunque esegui la migrazione dei collegamenti, importa le conversioni e aggiungi i segmenti di pubblico di GA4 a una campagna o a un gruppo di annunci. Per sfruttare tutte le funzionalità di GA4, accedi a Google Ads e importa le conversioni assicurandoti di rimuovere gli obiettivi che avevi impostato su Universal Analytics per evitare di avere conversioni duplicate.

Google Analytics 4: cos’è e come usarlo per aumentare le conversioni sul tuo sito web

GA4 è l’ultimo degli upgrade di Google, è il nuovo software di misurazione e tracciamento che propone agli utenti un approccio più interattivo e basato su parametri diversi. I dati che vengono raccolti riguardano le interazioni degli utenti e la loro condotta online, dunque i passi che compie l’utente prima di giungere alla conversione diventano fondamentali. L’attenzione che viene posta nei confronti degli utenti comporta di conseguenza una maggiore categorizzazione degli eventi.

Con GA4 sarà possibile identificare 4 macro-tipologie di eventi:

  1. eventi raccolti in automatico (lingua, localizzazione)
  2. eventi di misurazione avanzata (download, ricerche, scroll)
  3. eventi raccomandati (login, acquisti, condivisioni)
  4. eventi personalizzati

Le principali differenze tra UA e GA4

Il passaggio da UA a GA4 evidenzierà 3 principali differenze:

  • la modalità di tracciamento: si passerà da un sistema basato sulle sessioni (Universal Analytics) a un sistema basato sugli eventi (GA4). Questo significa che verranno tracciati tutti i singoli eventi compiuti da un utente su un sito web o app.
  • reportistica: GA4 semplificherà la modalità di erogare report dando la possibilità di creare report più specifici e dettagliati attraverso l’Analysis Tab.
  • unica proprietà: tra le novità più sorprendenti troviamo anche la possibilità di configurare il cross domain tracking direttamente dal pannello admin dello strumento. Questo ti consentirà di unificare in un unico datastream i dati di due o più domini differenti. Infatti, su GA4 sarà possibile avere una visione olistica delle interazioni degli utenti sia sul sito web che sull’app mobile, unendo le attività cross-device e ottenendo così una visiona olistica delle interazioni degli utenti. Inoltre, grazie all’apprendimento automatico si potranno avere informazioni più approfondite sul comportamento dei clienti e sulle loro abitudini d’acquisto. Un’altra novità riguarda le sessioni che potranno essere personalizzate mettendo in evidenza le metriche preferite.

Risulta evidente che GA4 offra un ambiente di lavoro e funzionalità più avanzate e rappresenta il futuro su cui convergere l’intero sistema di tracciamento. Hai ancora dei dubbi?

CONTATTACI per una consulenza!

Core Web Vitals: cosa sono e come misurarli

Core Web Vitals: cosa sono

I Core Web Vitals, o Web Vitals, sono l’insieme di metriche relative a velocità, reattività e stabilità visiva. Questi parametri costituiscono un fattore di ranking che l’algoritmo di Google prende in considerazione ai fini del posizionamento di siti e pagine sul web. L’ingresso dei Core Web Vitals nel ranking di Google dimostra ancora una volta quanto sia importante mettere l’utente al centro e garantire una buona User Experience.

I Core Web Vitals sono 3:

  • Largest Contentful Paint (LCP): misura i tempi di caricamento delle pagine. Per garantire all’utente una buona esperienza di navigazione, i siti dovrebbero riuscire a caricare il contenuto di una pagina entro i primi 2,5 secondi.
  • First input delay (FID): misura l’interattività, ovvero il tempo che intercorre prima che un utente possa fare un’azione sulla pagina. Per avere un buona UX, il tuo sito dovrebbe avere un FID inferiore a 100 millisecondi.
  • Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva ovvero la variazione dello spostamento imprevisto del layout del contenuto della pagina. Si dovrebbe avere un punteggio CLS inferiore a 0,1 per garantire una buona UX.

Di seguito analizzeremo queste metriche più nel dettaglio.

Largest Contentful Paint (LCP)

Questa metrica valuta la performance di caricamento delle pagine su un sito web. Nel dettaglio, vengono valutati:

  • Elementi di tipo immagini <img>
  • Elementi di tipo immagini <image> dentro a elementi di tipo <svg>
  • Elementi di tipo video <video>
  • Elementi di immagini in background caricati attraverso la funzione url () che si usano dentro i CSS
  • Elemento di blocco (Block-level) che contiene testo o altri elementi

Vengono penalizzati i contenuti invasivi come titoli, immagini, video, banner pubblicitari e pop-up molto grandi.

FID (First Input Delay)

Il tempo che intercorre tra la prima interazione di un utente con una pagina del sito e il momento in cui il browser risponde all’azione viene misurato e valutato dal cosiddetto “First Input Delay”. La capacità e la velocità di risposta al primo input dell’utente, infatti, vengono considerati da Google elementi cruciali per garantire una buona usabilità del sito web e modellare l’impressione generale della qualità di navigazione.

CLS (Cumulative Layout Shift)

Il CLS è il risultato di due componenti: componente d’impatto e componente di distanza. La componente d’impatto è un valore che si misura in percentuale e si riferisce allo spazio occupato da un elemento nella finestra e quello che occupa dopo il suo spostamento. La componente di distanza è la distanza maggiore che un elemento instabile ricopre nel riquadro durante lo spostamento diviso per la dimensione più grande della finestra. Il prodotto di queste due componenti espresse in percentuale dovrebbe dare 0,1.

Come migliorare i core web vitals

Per migliorare i core web vitals si dovrebbero apportare alcune azioni correttive, tra cui: ridurre le dimensioni della pagina a meno di 500 KB; limitare il numero di risorse presenti in pagina a 50; valutare l’introduzione di AMP (Accelerated Mobile Pages), un framework HTML ottimizzato per la navigazione web mobile che ha lo scopo di aiutare le pagine web a caricarsi più velocemente.

L’ottimizzazione di questi fattori ti consentirà di:

  • ottenere maggiori visite di pagina e maggiore traffico al tuo sito
  • avere sessioni di navigazione più lunghe 
  • ridurre il bounce rate
  • aumentare la soddisfazione degli utenti e di conseguenza avere più possibilità di conversione

Hai bisogno di una consulenza? CONTATTACI!

Consent Mode: cos’è e come implementarlo

Cos’è il consent mode

Il GDPR e la conseguente richiesta di consenso per il trattamento dei propri dati ha fatto in modo che gli utenti siano più attenti a condividere i propri dati e tutelino maggiormente la propria privacy.

La normativa infatti, prevede che gli utenti debbano scegliere se accettare due tipologie di tracciamenti:

  1. Statistici: permettono di verificare l’utilizzo del sito da parte degli utenti
  2. Profilanti: raccolgono informazioni per fini pubblicitari

Google per sopperire a questo problema ha lanciato la funzionalità Consent Mode che consente di ottenere informazioni in maniera anonima e cookieless, in linea con la scelta espressa dall’utente sul banner dei cookie.

Come integrare il Consent Mode

Il Consent Mode può essere integrato con Google Analytics, Google Ads e Floodflight tenendo separato il tracciamento statistico da quello pubblicitario e si basa sulla presenza di una CMP (Consent Management Platform) dalla quale riesce a ricavare le categorie di cookie accettate o rifiutate dall’utente grazie alle azioni dell’utente stesso sul banner cookie. In base al consenso dell’utente, vengono registrate informazioni anonime che riguardano la visualizzazione della pagina e/o eventuali parametri presenti nell’URL riguardanti le campagne di provenienza.

L’implementazione del Consent Mode consente una raccolta dati molto più granulare soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità dei dati provenienti da campagne di advertising, fortemente influenzate dalla dismissione di cookie di terza parte e dai blocchi relativi alla privacy. Infatti, quando gli utenti non accettano i cookie di terze parti, le piattaforme pubblicitarie ricevono molti meno dati rispetto a quelli raccolti in precedenza. Questo si traduce in un numero inferiore di dati e, il più delle volte, imprecisi. Grazie al consent mode è possibile registrare gli atterraggi sul sito anche degli utenti che non interagiscono con il banner o negano il consenso. Inoltre, vengono registrate conversioni legate a Google Ads anche nel caso in cui l’utente non accetti i cookie profilanti. Un altro aspetto positivo riguarda la raccolta da parte di Google dei dati che verranno utilizzati sulle sue piattaforme per creare modelli previsionali, utili per attivare il machine learning quando i cookie di terze parti verranno dismessi da ogni browser.

Le piattaforme di gestione del consenso compatibili con il Consent Mode sono:

  • Cookiebot
  • Iubenda
  • OneTrust
  • Osano
  • Sourcepoint

Come funziona il Consent Mode

Per gestire i cookie relativi all’analisi e alle campagne pubblicitarie sul tuo sito, Google ha introdotto due tipi di consenso:

  1. analytics_storage: determina il comportamento dei cookie analitici sul tuo sito web in base al consenso dato dall’utente. Se gli utenti non dovessero concedere il consenso ai cookie analitici, il tuo sito web riceverebbe comunque dati di base come: orario delle visite al tuo sito web, user agent ovvero se gli utenti sono atterrati sul tuo sito web, referrer e dunque un’indicazione sul modo in cui l’utente è arrivato sul tuo sito web.
  2. ad_storage: regola il comportamento dei cookie di marketing sul tuo sito web a seconda dello stato del consenso scelto dall’utente. Quindi non verrà più mostrata pubblicità mirata basata sul tracciamento dei dati personali ma il tuo sito web mostrerà pubblicità contestuale basata su dati anonimi. Inoltre, nel caso in cui un utente non abbia accettato i cookie relativi al marketing, la Consent Mode consentirà di misurare le conversioni relative a una specifica campagna a livello aggregato, e non più a livello di singolo utente.

Google ha dichiarato che: “in media, il Consent Mode recupera più del 70% delle conversioni provenienti dagli annunci Google Ads che andrebbero perse a causa delle scelte di consenso degli utenti“.

Quindi, grazie al Consent Mode, tutti i parametri dei tag relativi alla profilazione dell’utente (necessari, statistici, marketing) potranno essere gestiti in modo automatico e potranno modificare il loro comportamento nel caso in cui gli utenti decidessero di cambiare i propri consensi in un secondo momento. Il nostro consiglio è quello di installare questa funzionalità con l’aiuto di un partner tecnico preparato e previo confronto con il proprio DPO per garantire una raccolta dati più precisa e accurata, evitare la perdita di dati e allo stesso tempo assicurare il rispetto della privacy agli utenti.

CONTATTACI!

Cookieless: come prepararsi a uno scenario senza cookie

Cookieless: il futuro dell’advertising

Google ha annunciato che nel 2023 eliminerà gradualmente i cookie di terze parti all’interno di Chrome. Questo cambiamento segna un avvenimento molto importante perché i cookie di terze parti consentono di raccogliere delle informazioni preziose sugli utenti riguardanti il suo comportamento online e le sue abitudini di acquisto. I primi ad essere coinvolti da questo cambiamento saranno proprio i team di marketing digitale che si affidano da anni ai cookie per comprendere il comportamento degli utenti. D’altra parte però, per molti consumatori il fatto che i professionisti del marketing e gli inserzionisti tengano traccia della loro attività online con cookie di terze parti è diventato controverso,  sollevando il problema della tutela della propria privacy.

Alcune aziende, tra queste Apple e Google, hanno già iniziato a eliminare gradualmente il supporto dei cookie nei loro browser e questo è un segnale forte che sottolinea la necessità da parte dei team di marketing ad adattare le loro strategie per la raccolta di dati, migliorare l’esperienza utente e allo stesso tempo assicurarsi che gli annunci vengano visualizzati dal target corretto.

In un contesto cookieless, si dovranno dunque individuare nuovi metodi per tracciare le conversioni e comprendere i comportamenti dell’utente senza utilizzare i suoi dati.
Di seguito ne riportiamo alcuni:

Dati di prima parte

In un mondo senza cookie, disporre di dati di prima parte sarà sempre più cruciale. Dunque sarà necessario trovare il modo per ottenere informazioni sugli utenti che navigano il tuo sito web o acquistano sul tuo e-commerce. Ad esempio, un sito di e-commerce potrebbe chiedere di raccogliere i dati del consumatore, come nome, indirizzo email e canale di riferimento, durante il checkout. Nel fornire queste informazioni, il cliente acconsentirà a fornirti dati di prima parte molto preziosi che potranno essere utilizzati da te per per continuare a offrire un’esperienza utente personalizzata e prevedere le tendenze comportamentali future.

Riassumendo, il primo passo è ottenere il consenso e ottenere la fiducia dei tuoi clienti. Man mano che ci allontaniamo dai cookie, il monitoraggio e il remarketing diventeranno sempre più difficili e costruire relazioni solide con i clienti sarà fondamentale per raggiungere i tuoi obiettivi.

Universal ID

L’universal ID è un identificatore personale per ogni utente che tiene conto di tutti i suoi dispositivi. L’utilizzo dell’universal ID porta con sé numerosi vantaggi:

  • Migliore user experience: le pagine web vengono caricate più velocemente grazie alla riduzione dei pixel attualmente richiesti per superare le limitazioni dei cookie.
  • Maggiore precisione nel processo di identificazione di un utente
  • Conoscenza dell’utente multi-dispositivo

E-mail marketing

Per ottenere dati di prima parte, concentrati sui canali di marketing che non richiedono cookie (soprattutto cookie di terze parti) per il targeting e il monitoraggio. L’e-mail è un ottimo esempio poiché è guidato da una delle informazioni più preziose sui clienti (il loro indirizzo e-mail). Grazie a questo potente strumento, sarai in grado di fornire contenuti altamente pertinenti e accattivanti senza fare affidamento sui cookie per l’identificazione dei clienti.

Il settore dell’advertising dovrà dunque adattarsi ad un futuro senza cookie e dovrà dimostrare di essere in grado di fornire soluzioni di targeting nel rispetto della privacy degli utenti.

Scopri come impostare la strategia più adatta ai tuoi obiettivi di business! CONTATTACI!

Loyalty program: come fidelizzare i propri clienti

Loyalty program: cos’è

Un programma fedeltà, o programma premio, è una strategia di marketing che premia i clienti fedeli che comprano spesso da un brand. L’obiettivo è costruire relazioni durature e di qualità con i propri clienti, personalizzare le esperienze di acquisto e accrescere la loro soddisfazione.

Esistono diverse tipologie di programmi fedeltà, qui di seguito ne riporteremo alcune delle più utilizzate.

Tipologie di programmi fedeltà

  • Il programma a punti

Il sistema a punti si basa sul principio che più il cliente spende e più punti può ottenere. Ogni volta che un cliente fa un acquisto, ottiene un certo numero di punti a seconda della spesa.

  • Il programma a pagamento

Un programma a pagamento invita gli utenti a iscriversi ad un abbonamento mensile o annuale e in cambio il brand riconosce agli utenti dei benefici esclusivi per i suoi membri.

  • Il programma di beneficienza

Non tutti i programi fedeltà includono sconti, nel caso in cui si decidesse di optare per un programma di beneficienza, potresti pensare di creare un programma che vada a sostenere delle associazioni che promuovano dei valori che rispecchiano il tuo brand. Ad esempio, se promuovi il benessere degli animali o dell’ambiente e fai utilizzo di prodotti ecosostenibili, potresti pensare di creare un programma di beneficenza che vada a sostenere associazioni ambientaliste.

  • Il programma a livelli

Il sistema a livelli viene costruito sull’idea che più fedeli sono i clienti al proprio brand e più elevati saranno i premi che riceveranno. Tra i premi più comuni troviamo: omaggi, premi esperienziali e vacanze, gift card, buoni, sconti su transazioni future.

  • Il programma a progressi

Questo tipo di programma ha come obiettivo primario quello di avvicinarsi agli utenti e incoraggiarli a fare dei progressi attraverso il programma fedeltà. Se un tuo prodotto aiuta i tuoi clienti a raggiungere i propri obiettivi o a superare delle sfide, saranno più propensi ad acquistare da te. Questo avviene perché alle persone piace sempre legare il proprio successo alla persona o al brand che li ha aiutati a raggiungere i propri obiettivi. Ad esempio, se gli utenti riescono ad imparare una nuova lingua grazie a un software, questo spingerà gli utenti a fidelizzarsi al brand perché attribuiscono i loro successi ad esso.

  • Il programma community

Questo programma si fonda sulla costruzione di una community online in cui gli utenti si riconoscono nella condivisione di interessi comuni e possono interagire liberamente tra di loro scambiandosi idee, feedback e consigli. In questo modo, avrai accesso a informazioni cruciali per correggere o migliorare aspetti del tuo prodotto e saprai in tempo reale quello che gli utenti pensano del tuo brand!

  • Il programma su abbonamento

I clienti cercano la convenienza, dunque incentiva i clienti a preferire l’abbonamento piuttosto che un singolo acquisto. Se riuscirai a offrire i tuoi prodotti su abbonamento, potrai incrementare il lifetime value del cliente.

Vantaggi

L’implementazione di programmi fedeltà consente di:

  • ridurre il churn rate
  • migliorare il tasso di retention
  • aumentare lo scontrino medio di ciascun cliente
  • acquisire dati sul comportamento d’acquisto e di consumo dei propri clienti, attraverso i dati raccolti le aziende riescono a profilare i loro clienti e andare incontro alle loro esigenze
  • individuare nuove modalità di accrescimento del valore per il cliente e per l’impresa
  • attivare campagne clusterizzate e customizzate di comunicazione omnicanale
  • trasformare i clienti in brand ambassador, migliorando la brand advocacy
  • stimolare il cliente fidelizzato ad acquistare dall’azienda nuovi prodotti anche a fronte di un premium price

Hai bisogno di una consulenza? CONTATTACI!

SEO negativa: cos’è, come contrastarla

Che cos’è la SEO negativa?

La SEO negativa è un insieme di attività volte a diminuire il posizionamento del sito di un concorrente nei risultati dei motori di ricerca. Queste attività possono includere la creazione consapevole di spam, collegamenti innaturali al sito, lo scraping dei contenuti e persino l’hacking di un sito. La SEO negativa è un argomento controverso nella SEO. Se ne sente parlare molto, ma come si fa a sapere se qualcuno sta cercando di danneggiare il tuo posizionamento nella SERP? Come riconoscere un attacco di negative SEO? 

Tipologie di attacchi

Esistono varie forme di SEO negativa, in questo articolo parleremo di quelle che vengono più comunemente utilizzate:

1. Hackerare il sito web

Quando un sito web viene hackerato, le prestazioni SEO ne risentono negativamente.  Se l’hacking porta ad una concreta perdita di visibilità sui motori di ricerca, allora si può considerare di aver subito un attacco da negative SEO.

2. Creare backlink con testi anchor spam che puntano al sito web

Tra i mezzi più utilizzati per generare link negativi si annoverano: link farm, software automatici, PBN (public blog network, reti di blog pubbliche). Tuttavia, la maggior parte dei siti web può considerarsi completamente al sicuro dagli attacchi SEO negativi. Google è in grado di intercettare esplosioni di backlink spam, quindi è improbabile che questi tipi di attacchi influenzino il tuo ranking. Inoltre, un singolo link di spam (anche se è esteso a tutto il sito) non sarebbe in grado di influenzare le classifiche di un sito, indipendentemente da quanti link di qualità avessi in precedenza. Ecco perché la SEO negativa in genere implica collegamenti da un gruppo di siti o link farm, ovvero un hub di siti web interconnessi.

3. Eseguire lo scraping dei contenuti di un sito e creare dei duplicati

Un’altra tecnica SEO negativa è la falsificazione di contenuti duplicati. La pratica dello scraping si basa sul creare duplicati dei siti web o di parte dei loro contenuti, copiarli su altri siti e diffonderli sul web.

4. Postare recensioni negative false 

Ricevere recensioni negative può avere una pessima influenza sul posizionamento nei motori di ricerca locali e, purtroppo, sono uno dei metodi più utilizzati dai concorrenti per ostacolare l’attività e il ranking di un sito web. Per questo motivo dovresti sempre tenere monitorato il tuo profilo Google My Business. Le recensioni false violano la policy di Google, secondo la quale “non si dovrebbero mai pubblicare recensioni per conto di altri o travisare la propria identità e riportare false affermazioni sul luogo che si sta recensendo.”

5. Inviare richieste di rimozione false ai webmaster e rimuovere backlink

Per influenzare le tue posizioni nelle SERP, un’altra tecnica utilizzata consiste nel fingere di essere te o un’agenzia che agisce a tuo nome ed entrare in contatto con i webmaster chiedendogli di rimuovere i link che puntano al tuo sito.
Queste sono le tattiche più comuni per quanto riguarda gli attacchi di negative SEO. Ad ogni modo, se dovesse verificarsi un evidente calo nel ranking, prima di pensare di aver subito un attacco da negative SEO dovresti verificare alcune condizioni:
  • Un aggiornamento nell’algoritmo di base di Google.
  • L’esclusione dal filtraggio algoritmico di Google.
Fai in modo che i contenuti del tuo sito web siano sempre ottimizzati, coinvolgenti e orientati all’utente e controlla i tuoi backlink perché potresti già avere un profilo di backlink che i filtri di Google potrebbero considerare spam (contenenti link innaturali).
Desideri una consulenza personalizzata? CONTATTACI!

Ecommerce: 11 consigli per migliorare la UX e incrementare il Conversion Rate

Che cos’è la UX?

Nel mondo dell’e-commerce spesso ci si focalizza troppo sul prodotto e poco sulla soddisfazione dei clienti. Questo è un grave errore che potrebbe portare, a lungo termine, ad ottenere bassi tassi di conversione e a una drastica riduzione delle entrate. A questo proposito interviene l’ottimizzazione della UX che può aiutare a creare un’esperienza che soddisfi le esigenze dei visitatori del tuo sito, a migliorare concretamente il customer journey dei tuoi clienti e incrementare i tuoi profitti.

Ma a cosa ci si riferisce quando si parla di UX? L’espressione “user experience”, abbreviata in “UX”, fa riferimento all’esperienza complessiva che i clienti vivono quando visitano il tuo sito web. L’esperienza utente comprende il particolare insieme di sensazioni positive (convenienza, facilità, soddisfazione, ecc.) che gli utenti provano quando interagiscono con il tuo ecommerce. Una “buona” esperienza utente è quella in cui un cliente può soddisfare le proprie esigenze, implicite o esplicite, nel modo più semplice e rapido possibile.

Tuttavia, l’ottimizzazione dell’esperienza utente non è la stessa cosa dell’ottimizzazione del tasso di conversione. L’ottimizzazione della UX è incentrata su metriche come soddisfazione, facilità di utilizzo e usabilità. Altre forme di ottimizzazione mirano esclusivamente a potenziare metriche specifiche come conversioni, AOV (Average Order Value o valore medio dell’ordine) e CLV (Customer Lifetime Value o valore del ciclo di vita del cliente).

In questo articolo, ti forniremo 8 consigli per ottimizzare l’esperienza utente del tuo e-commerce.

Quali sono le metriche UX più importanti per l’e-commerce?

La maggior parte delle metriche UX richiede un feedback diretto dai clienti sotto forma di sondaggi e/o recensioni.

Le metriche che dovresti monitorare sono principalmente 3:

  • Soddisfazione: quanto sono soddisfatti gli utenti dell’esperienza di acquisto? Questi dati vengono generalmente raccolti dopo l’acquisto tramite moduli in cui viene chiesto di valutare l’esperienza.
  • Disponibilità a fare una raccomandazione: con quale frequenza i clienti condividono le tue offerte e promozioni quando richiesto? Questa metrica fa riferimento al NPS (Net Promoter Score).
  • Conversione: il numero di clienti che completano l’acquisto.

Quali piattaforme di e-commerce hanno la migliore UX?

In generale, le migliori piattaforme sono quelle che consentono di personalizzare l’esperienza utente e aggiungere funzionalità incentrate sulla UX.

Di seguito elencheremo 5 piattaforme di ecommerce che hanno un buon grado di usabilità

  • Shopify: Shopify è una delle piattaforme più popolari per le piccole e medie imprese. È la soluzione ideale se hai un negozio piccolo perché mette a disposizione un’ampia gamma di opzioni di personalizzazione, temi e componenti aggiuntivi che ne semplificano l’implementazione. La piattaforma dispone anche di una piattaforma di analisi approfondita per il monitoraggio e l’analisi del comportamento dei clienti nel contesto della UX.
  • Magento: Magento è una soluzione di livello aziendale che consente un alto grado di personalizzazione quando si tratta di progettare la tua vetrina. Se disponi di un team di sviluppatori dedicato, Magento ti darà la libertà di personalizzare la tua esperienza utente esattamente come desideri dandoti accesso a un potente set di funzionalità, temi e componenti aggiuntivi.
  • BigCommerce: BigCommerce è regolarmente classificato come una delle migliori piattaforme di e-commerce in generale. Ha un seguito consistente composto sia da grandi che da piccole imprese e dà la possibilità di combinare una serie di opzioni di personalizzazione per consentire agli sviluppatori di apportare modifiche più complesse.
  • WooCommerce: Se gestisci il tuo sito su WordPress, poche altre piattaforme possono eguagliare il set di funzionalità che ottieni con WooCommerce. In termini di esperienza utente, puoi personalizzare il tuo e-commerce e il percorso del cliente, insieme a una serie di plug-in che semplificano l’aggiunta di nuove funzionalità senza dover ricorrere all’aiuto degli sviluppatori.
  • PrestaShop: PrestaShop è una piattaforma open source e ospitata su cloud. La flessibilità di PrestaShop lo rende una scelta perfetta per sviluppatori e rivenditori che desiderano un alto livello di flessibilità senza i costi aggiuntivi delle soluzioni aziendali come Magento. Migliaia di componenti aggiuntivi rendono ancora più semplice l’implementazione di nuove funzionalità.

Come migliorare la UX di un e-commerce?

Di seguito 8 suggerimenti per migliorare l’esperienza utente del tuo e-commerce 

1. Chiedi recensioni ai tuoi clienti

I sondaggi e le recensioni sono il modo migliore per raccogliere dati sul tuo sito e porre domande ai clienti tramite moduli brevi e semplici. In cambio, potresti valutare di offrire un buono sconto o un regalo gratuito agli utenti che decidono di scrivere una recensione. Infine, mostra i moduli subito dopo le transazioni (o inviali tramite e-mail), l’acquisto rappresenta la fine del percorso del cliente ed è solitamente il momento migliore per raccogliere feedback.

2. Migliora la velocità del tuo sito

Gli utenti odiano i siti lenti. Non c’è niente di più frustrante che dover aspettare il caricamento di una pagina. Quindi, migliorare la velocità del tuo sito è uno dei modi più semplici e veloci per aumentare la soddisfazione del cliente e allo stesso tempo aumentare il tasso di conversione e il valore dell’ordine. Vai su Google PageSpeed Insights e valuta la velocità del tuo sito tramite lo strumento gratuito. Ti verranno forniti consigli pratici per aumentarne la velocità ed eliminare i problemi che lo rallentano.

Per migliorare la tua page speed potresti eseguire queste semplici azioni:

  • Ottimizza le immagini: usa i formati appropriati per le immagini e assicurati che non siano più grandi di quanto dovrebbero essere.
  • Minimizza HTML, Javascript e CSS: la minimizzazione è essenzialmente un processo che “riduce al minimo” il codice dello sviluppatore eliminando spazi, virgole, note e così via che non sono necessari.
  • Riduci i reindirizzamenti: i reindirizzamenti richiedono più risposte del server, aumentando il tempo necessario per caricare completamente le pagine e allungando i tempi di attesa per l’utente.
  • Usa un provider di hosting veloce: non c’è molto che puoi fare per migliorare la velocità del tuo hosting se è lento. Assicurati di scegliere un provider veloce, potresti anche prendere in considerazione l’aggiornamento dall’hosting condiviso a un server dedicato o VPS (server privato virtuale).

3. Rendi la navigazione e la ricerca intuitive

I siti di e-commerce dovrebbero essere costruiti per consentire una navigazione rapida, agevole e intuitiva. Molti clienti arriveranno al tuo sito senza alcun obiettivo prefissato in mente oppure potrebbero essere alla ricerca di un prodotto specifico o, ancora, cercare solo un particolare prodotto o set di prodotti.

In ogni caso, dovresti rendere il più semplice possibile il percorso di navigazione e rendere disponibili le funzionalità di ricerca.

  • Consenti agli utenti di spostarsi avanti e indietro tra categorie e sottocategorie su dispositivi mobili senza essere indirizzati a una nuova pagina.
  • Utilizza i menu a discesa delle sottocategorie sotto le etichette delle categorie principali sul desktop.
  • Aggiungi immagini alle icone sui dispositivi mobili in modo che i clienti sappiano esattamente su cosa stanno facendo clic.
  • Utilizza una funzione di ricerca con correzione automatica e includi informazioni sul prodotto come il prezzo e le immagini del prodotto nei risultati di ricerca.
  • Ricorda sempre di progettare opzioni di ricerca e navigazione separate per dispositivi mobili e desktop. Il modo in cui gli utenti interagiscono con i menu sui dispositivi cellulari è diverso dal modo in cui navigano sul desktop.

4. Semplifica il processo di checkout

Un alto tasso di abbandono del carrello è spesso correlato a moduli di pagamento lunghi e noiosi.

Per evitarlo, semplifica i moduli di pagamento su dispositivi mobili e desktop, abilita la compilazione automatica e riduci i tempi di attesa. Infine, chiedi gli indirizzi e-mail degli utenti all’inizio del processo in modo da poter effettuare il remarketing in una fase successiva.

5. Utilizza un layout di informazioni incentrato sul cliente per le pagine dei prodotti

Le informazioni dovrebbero essere organizzate in modo da facilitarne la fruizione da parte dei visitatori. Ad esempio, è utile visualizzare una pagina di prodotto in cui la descrizione del prodotto si trova accanto all’immagine e vengono fornite tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione di acquisto (prezzo, dettagli di spedizione, opzioni dell’articolo, ecc.).

Ecco alcuni suggerimenti per il layout della pagina del prodotto:

  • Utilizza paragrafi brevi ed elenchi puntati ove possibile.
  • Evidenzia le informazioni più essenziali.
  • Includi prezzo, informazioni sulla spedizione e opzioni del prodotto accanto al CTA principale.
  • Mostra una sezione dedicata per le recensioni.

6. Ottimizza il funnel di vendita

Per avere una visione d’insieme dell’intero percorso del cliente, ottimizza tutte le tue pagine inclusa la home page, le pagine delle categorie, le pagine del carrello e così via. Inoltre, non dimenticare mai l’esperienza post-acquisto: programma l’invio di e-mail transazionali e dai la possibilità di effettuare resi e rimborsi.

7. Testa

Per migliorare le prestazioni del tuo sito web, esegui test frequenti, analizza le azioni dei tuoi competitor e cerca di comprendere cosa funziona meglio per il tuo pubblico.

8. Includi una barra di ricerca

Cerca sempre di includere una barra di ricerca nel tuo sito web così da rendere più facile la navigazione. Se gli utenti non riuscissero a trovare quello che cercano, o avessero l’impressione di perdersi tra le pagine del tuo e-commerce, è molto probabile che provino un senso di frustrazione e saranno tentati di abbandonare il tuo sito. Per questo motivo una barra di ricerca potrebbe aiutare a migliorare notevolmente la soddisfazione dei tuoi utenti e aumentare, di conseguenza, l’engagement rate.

9. Migliora la leggibilità con spazi e immagini

Per migliorare la leggibilità e alleggerire lo sforzo nella lettura, cerca di evitare enormi blocchi di testo, lascia degli spazi bianchi tra una sezione e l’altra e tra un’immagine e l’altra e soprattutto inserisci sempre delle immagini di alta qualità.

10. Avvisa i clienti di offerte, sconti e omaggi

I clienti amano le promozioni, i saldi, la spedizione gratuita, dunque, potresti includere notifiche su tutti questi vantaggi nelle pagine dei prodotti e metterli in evidenza nuovamente nella pagina del carrello. Inoltre, se fai delle promozioni e le pubblicizzi tramite e-mail o sui social media, è importante assicurarsi che le landing page riportino le stesse informazioni e facciano capire al cliente che si trovano sulla pagina giusta. Infine, se offri un articolo a un prezzo scontato, includi il prezzo originale accanto al prezzo scontato.

11. Ricrea un’esperienza di acquisto simile a quella che gli utenti vivono in un negozio fisico

Consenti ai clienti di interagire con i prodotti attraverso immagini di alta qualità, descrizioni informative e recensioni di altri utenti, dunque includi:

  • Immagini ad alta risoluzione che mostrano caratteristiche importanti e possono essere ingrandite per vedere dettagli specifici.
  • Descrizioni evocative che creano un senso tangibile del prodotto oltre a fornire caratteristiche tecniche.
  • Recensioni e testimonianze che includono contenuti multimediali come video e immagini che mostrano il prodotto in uso.
  • Dettagli sulla taglia dei modelli per capi di abbigliamento.

In sintesi, per creare un e-commerce customer-centric, testa queste piccole modifiche e cerca di ottimizzare l’esperienza utente cercando di comprendere quali sono le preferenze degli utenti e quali aspetti puoi migliorare. Questo ti consentirà di ottenere un grande vantaggio competitivo rispetto ai tuoi concorrenti.

Hai ancora dei dubbi? Se sì, CONTATTACI!

Raccontaci la tua idea,
la trasformeremo in progetto.

Compila il form o chiamaci allo +39 02 89745373