Sono decisamente troppe le imprese italiane del tutto estranee al mondo digitale, e si tratta non a caso di aziende poco competitive e poco innovative, come emerge dall’ultimo rapporto sulla competitività dei vari settori produttivi pubblicato dall’Istat.

Ben il 63% delle imprese italiane reputa gli investimenti in tecnologie di comunicazione irrilevanti per il loro business.

In questa categoria rientrano principalmente aziende operanti nel settore della manifattura tradizionale, aziende che offrono servizi ad altre imprese, oppure specializzate in servizi postali, aziende di piccole dimensioni e scarsamente produttive.

Tra le altre categorie di imprese oggetto delle indagini Istat si registra un 2,3% di imprese denominate digitali incompiute, le quali ritengono l’ITC centrale per la loro competitività.

Si tratta nella grande maggioranza dei casi di imprese medio-grandi,  contraddistinte da un elevato livello di digitalizzazione e da un basso capitale umano e fisico, le quali ritengono che l’innovazione sia un asset strategico; queste aziende si occupano prevalentemente di commercio, della riparazione di autoveicoli e di turismo, da intendersi sia come agenzie viaggio che come strutture ricettive.

Il 22% del totale corrisponde alle aziende sensibili vincolate, per le quali l’ITC rappresenta un investimento fondamentale.

A questa categoria corrispondono principalmente aziende dalle dimensioni medio-grandi, con basso capitale umano e fisico e dal livello di digitalizzazione medio, aziende scarsamente redditizie e per le quali la forza lavoro qualificata risulta in diminuzione; queste imprese operano prevalentemente nella metallurgia, nella meccanica, nell’automotive, nella ristorazione e nella produzione di carta.

Il 9,7% del totale corrisponde alle aziende “sensibili“, per le quali l’ITC è ritenuto molto rilevante ai fini della crescita.

Queste imprese hanno soprattutto dimensioni medio-grandi e sono molto redditizie, per quel che riguarda i settori operativi, essi riguardano principalmente la produzione di bevande, di PC e di dispositivi elettronici di vario tipo, oppure si tratta di imprese operanti nel settore trasporti o di studi legali o contabili.

Il restante 3% corrisponde alle imprese digitali compiute, per le quali l’ICT costituisce un asset strategico: si tratta principalmente di imprese di grandi dimensioni e molto redditizie, le quali investono in modo importante nell’innovazione e nel marketing e che hanno un personale molto qualificato; i settori operativi i più frequenti sono le telecomunicazioni, la chimica, la farmaceutica, la consulenza informatica, la produzione di bevande.

Il 67% delle imprese italiane ha dichiarato di aver compiuto degli investimenti nel corso del 2017, e questo è sicuramente un dato incoraggiante; da questo punto di vista hanno peraltro influito in termini positivi alcune novità garantite dal Governo, come ad esempio il cosiddetto superammortamento.

Il fatto che il 63% delle imprese italiane non dimostra alcun interesse nei confronti degli investimenti ITC non può essere trascurato, non essendo certo un dato positivo per la nostra economia.

Questo dato negativo fa riflettere su come molte imprese italiane abbiano un potenziale immenso ma non del tutto sfruttato, probabilmente per via di una mentalità imprenditoriale eccessivamente tradizionale, poco sensibile alle novità e alle nuove opportunità digitali.

Oggi anche le aziende più piccole, se vogliono essere veramente competitive, non possono fare a meno di investire nel digitale anche una minima percentuale del proprio fatturato, importi anche esigui potrebbero realmente fare la differenza.

E voi cosa ne pensate? Come sono gli investimenti della vostra azienda nel digital? Siete sicuri che la vostra impresa stia sfruttando a pieno il potenziale del web, della comunicazione e della tecnologia?

Contattateci, siamo pronti a mettere a vostra disposizione la nostra esperienza!

Fonte: Ilsole24ore.com